Big in Shazam!

Siamo in inverno, c’è cattivo umore e in un flashback del 1974 il padre del cattivo è il ben stagionato John Glover, specializzato in genitori perfidi dai tempi di Smallville (papà di Lex Luthor) e maschi dispotici fin dai giorni frenetici di Gremlins 2 – La Nuova Stirpe (1990) di Joe Dante in cui il suo Daniel Clamp faceva il verso all’attuale Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. C’è anche qualcosa del sequel di Gremlins in questo ben riuscito superhero movie Dc Comics che già prende a piene mani da Big (1988) di Penny Marshall (il tuo corpo diventa adulto ma te no; occhio alla scena del walking piano) e il primo Ghostbusters (demoni in carne e ossa prendono vita da statue di pietra). Della sarabanda dantesca c’è un certo gusto per la morte istantanea e il design più horror che fantasy dei mostri visto che i sette vizi capitali liberati dal cattivone Sivana possono scaraventare in strada dall’ultimo piano di un grattacielo un parente sgradito del loro nuovo, momentaneo, padrone. Quindi la presenza di John Glover nel cast è significativa (si giocherà molto anche con Superman). Il film di Sandberg è cattivello, spiritoso e costruttivo, espressione perfetta per un nuovo corso cinematografico DC Comics voglioso di lasciarsi alle spalle l’orrida tetraggine mal riuscita di Batman v Superman (2016) e Suicide Squad (2016) per abbracciare qualcosa di meno pretestuoso e presuntuoso di prima senza per forza copiare in toto l’ironico arcobaleno Marvel. James Wan ha creato una stoner adventure con Aquaman (2018). Qui siamo in una scary tale con gruppo di teenager senza genitori davanti a bestie del paranormale come in Ammazzavampiri (1985) di Tom Holland. In questa Philadelphia invernale post-Justice League, la gente è abbastanza per i cavoli suoi, il cielo è spesso o scuro perché è sera o triste perché è nuvoloso. Popolo che non tende a fare il tifo per il primo supereroe elitario che capita (chi lo conosce?), non stringendosi attorno alle sue mascotte volanti come in Spider-Man 2 di Sam Raimi. Se c’è un lungagnone con mantello giallo alla Elvis dei tempi degli show a Las Vegas che cammina per le strade del centro… il philadelphiano tira dritto senza battere un ciglio. D’altronde sono quelli che hanno la statua di un working class hero come Rocky. Tutto questo indifferente quartiere esistenziale che circonda Billy Batson/Shazam è costruito molto bene dal produttore Peter Safran (artefice di Mine diretto dai nostri Guaglione/Resinaro e alfiere del sano concetto di b-movie insieme a James Wan) e dagli “scrittori” del blockbuster ma non troppo (tra 80 e 100 milioni di budget) Henry Gayden e Darren Lemke. David F. Sandberg ci mette alla regia la giusta dose di oscurità, rancore, invidia (perché tu sei supereroe e io no?) + un Babbo Natale prosaico che smadonna alla fine in diretta tv.

Le Miniere di Re Salomone

In un passaggio dimensionale che più brutale non si può l’ometto più grande del tempo suo malgrado Billy Batson (scaricato da una madre “bambina” appena diciassettenne) trova l’ultimo dei maghi in una cava simile alle miniere di Moria de Il Signore Degli Anelli di Peter Jackson. Djimon Hounsoun fa morire dalle risate con barbona e capelli bianchi. Sembra più l’ultima prova da superare in Monty Python and The Holy Grail (1975) che non l’incontro col crociato immortale di Indiana Jones e L’Ultima Crociata (1989). In quella cava si dirà: “Non sarai mai degno” al piccolo Sivana (aiaiai: quello che si dice un trauma) e invece: “Puro di cuore” a Billy Batson, il quale dal corpo a due passi dalla pubertà di Asher Angel (si torna al protagonista mascolino stile Ralph Macchio di Karate Kid) si trasforma nel mago dannatamente attillato Shazam di Zachari Levi, bravissimo a non recitare bensì urlare per tutto il film perché Billy è convinto di dover fare così per risultare effettivamente grandicello. Alcuni critici, tra cui lo scrivente nella videorecensione BadTaste.it, stanno facendo gli spiritosi sostenendo che Sandberg & Co. ci facciano vedere assai bene tramite piccoli episodi e test filmati alla Chronicle (2012) sia la forza di Hercules che la resistenza di Atlante, i poteri di Zeus, il coraggio di Achille e la velocità di Mercurio. Mancherebbe la saggezza di Salomone. Non è vero. Siamo troppo sbrigativi con il povero Billy. Gli vogliamo dare un po’ di tempo per maturare al povero, sfigatissimo Batson che da quando è stato abbandonato dalla madre passa la vita a cercarla saltando di qua e di là da una famiglia adottiva all’altra? I superpoteri incomprensibilmente acquisiti esaltano sia lui che il neo-fratellastro leggermente rosicone Freddy Freeman (che bella faccia vispa questo Jack Dylan Grazer già visto come Eddie Kaspbrak in It). La saggezza di Salomone (quella S a completare l’acronimo S.H.A.Z.A.M) arriverà nell’ultimo atto del film quando Billy capirà che permettendo l’ingresso nella sala del superomismo a quei fratellastri e sorellastre estranei (chi li conosce?) ma adesso non più dopo 132 minuti di racconto… sarà più facile o anche solo possibile sconfiggere quel cattivone invidioso di Thaddeus Sivana.

Conclusioni

Scena più bella? Il soccorso dell’autobus che cade dal cavalcavia (la resistenza di Atlante). Quando Sandberg mostra la faccia schiacciata sul vetro del philadelphiano da salvare e la faccia schiacciata sul vetro dell’affaticato eroe salvatore… ha fatto il film. Entrambi sono in estrema difficoltà. Sono momenti come questi che formano stile e concetto di cinema popolare. Non certo l’arrogante, confusa, finta cattiveria dei precedenti film DC. Shazam! ha un’ulteriore, e definitiva visto che arriva in prossimità dei titoli di coda, marcia in più: lo showdown con Thaddeus Sivana. Di solito, e questo ogni tanto ha riguardato anche la Marvel in passato, per showdown sono gli ultimi 20-30 minuti di un film con scontro final in cui ci bombardano di effetti sonori, montaggi adrenalinici ed effetti speciali ottundenti e non espansivi. Esasperando il concetto… ci vogliono rincoglionire e stendere al tappeto con ciò che abbiamo già mangiato prima (buono, cattivo, aiutanti, duello) ma in doppia o tripla porzione, ingozzandoci a forza pure se abbiamo la bocca piena. Qui no. Qui con la trasformazione dei fratellastri e sorellastre di Billy in Shazam come lui, vediamo improvvisamente nuovi attori (Michelle Borth, un esilarante Adam Brody, Ross Butler, D.J. Cotrona, Meagan Good) e nuovi comportamenti. Il miglior modo possibile per chiudere il film in bellezza, invogliarci a mangiare ancora in futuro e in questo modo cancellare l’unico grande difetto dell’opera di Sandberg: un cattivo senza mordente affidato a uno degli attori più “buoni” di sempre nel nostro immaginario come Mark Strong, il quale non funzionava da villain neppure nel primo Sherlock Holmes (2009) di Guy Ritchie. Non sappiamo come andrà avanti l’universo DC Comics ma con Wonder Woman, Aquaman e Shazam!… la faccenda si sta facendo sempre più interessante e gradevole.

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