Venezia 2018

Vediamo in anteprima mondiale il primo film in lingua inglese di un regista francese che ama i film in lingua inglese altrimenti non avrebbe adattato un piccolo cult di James Tobak intitolato per noi Rapsodia Per Un Killer (1978), per loro in originale Fingers e poi, passando propria tra le dita di Jacques Audiard, Tutti i Battiti Del Mio Cuore (2005) con Romain Duris al posto di Harvey Keitel. Ma Jacques Audiard è anche quello di Sulle Mie Labbra (con una squinternata coppia di quasi amanti Vincent CasselEmmnanuelle Devos), il successone di Cannes 2009 Il Profeta che diventa subito un classico dei prison movie insieme a Il Buco (1960) di Jacques Becker e L’Uomo Di Alcatraz (1962) di John Frankenheimer e il più controverso melò con amour fou & handicap Un Sapore Di Ruggine e Ossa (2012) sorretto e quasi travolto dai tempestosi Matthias Schoenaerts e Marion Cotillard. L’ascesa di Audiard dentro il circuito europeo arthouse raggiunge il massimo con la Palma d’Oro a Cannes per Deephan (2015), storia di emigrazione di un cingalese non proprio simpatico che comincia a menare fendenti in una Francia ancora più antipatica di lui. Che fare dopo? Per chi gioca al loro gioco è il momento più difficile: sei passato, per citare Flaiano, da brillante promessa (Regarde Les Hommes Tomber, 1994, Cèsar per Miglior Regista Esordiente) a solito stronzo (Un Sapore Di Ruggine e Ossa, 2012) a venerabile maestro (Deephan, 2015). A quel punto o smetti… o vai a fare un western con John C. Reilly, Joaquin Phoenix, Jake Gyllenhaal e Riz Ahmed.

Go West

Tratto da un libro del canadese Patrick deWitt, opzionato da John C. Reilly tanto tempo fa, prodotto anche dai Fratelli Dardenne + il poppettaro talvolta chic Michael De Luca cresciuto con Freddy Krueger, nominato all’Oscar per Social Network e recentemente aggregatore della Trilogia Cinquanta Sfumature. Girato praticamente tutto in Europa, compresa la Spagna dove Leone faceva i suoi western. Costato 38 milioni di dollari non ha brillato al box office internazionale (manco 11) anche se a Venezia 2018 è piaciuto non poco a Del Toro & giuria portando a casa il Leone d’Argento per Miglior Regia. Insieme a La Ballata di Buster Scruggs dei Fratelli Coen, anch’esso premiato in laguna lo scorso anno con Miglior Sceneggiatura, ha proposto un racconto di viaggi a cavallo, pistolettate, brutalità e humour, tetra virilità e delicata utopia tra la leggerezza del picaresco e la profondità del romanzesco.
Siamo in Oregon, nel 1851. Protagonisti…

Due fratelli di nome Sorelle

Quasi più buffi dei Dalton di Lucky Luke (fumetto western creato dal belga Maurice De Bevere). Eli (John C. Reilly) è veloce con la pistola, lento con la testa, affettuoso e imbarazzato. Charlie (Joaquin Phoenix) è aggressivo, beone, velocissimo con la pistola, quasi un genio. Sapremo qualcosa di sconvolgente riguardo loro due e quel momento farà passare il tutto dalla spensieratezza di un road movie alla pensosità di un dramma di qualità. Sono pistoleri e uomini di fiducia di un politico locale che si comporta da gangster (il Commodoro). Inseguono un chimico (Riz Ahmed) che ha scoperto come trovare più facilmente l’oro, a sua volta alleatosi con un loro ex collega (Jake Gyllenhaal). Il film si divide in due: nei momenti con Eli & Charlie Sisters vediamo fratelli un po’ serpenti, con scherzi aggressivi e continui test sulla reciproca potenza (vince sempre Charlie). Nel caso delle scene in cui si incontrano l’Hermann Kermit Warm di Riz Ahmed e il John Morris di Jake Gyllenhaal, siamo più dentro l’inizio di una fratellanza politica che potrebbe addirittura sfociare nel sentimentale (sarà che ogni volta che vediamo il sorriso gentile di Jake pensiamo a Brokeback Mountain). Il film ricorda non poco Pulp Fiction ma ambientato nel vecchio west. Tante chiacchiere, tempi morti e poi improvvisi momenti di violenza che ci avvertono, alla Seth MacFarlane, circa la possibilità che esistano Un Milione Di Modi Per Morire Nel West (2014). L’impennata vera e propria arriva nella seconda parte quando la via violenta dei fratelli Sisters si incontra con il sogno rivoluzionario dei fratelli diventati quasi compagni, politici e di vita, Hermann e John. E se le due coppie litigiose diventassero quattro uomini pronti a una svolta rivoluzionaria per partecipare a un nuovo mondo fatto di amabile psicanalisi che dà il capogiro (guardate John C. Reilly che sussurra in mezzo a un canyon deserto quando finalmente si apre con Hermann), libertà sessuale e abbattimento del saggio di profitto. Un bel cambiamento per chi dormiva ogni notte con la mano sulla pistola mentre i ragni gli entravano in bocca nidificando nell’intestino.

Conclusioni

Audiard non è mai stato così spiritoso? Può essere. Oltre a citare apertamente il capolavoro di Quentin Tarantino (la misteriosa formula chimica ricorda quella strana valigetta che inondava di luce mistica il volto di John Travolta) pare strizzare l’occhio alla satira del Mel Brooks di Mezzogiorno e Mezzo Di Fuoco (1974) che per primo aveva parodiato alla grande quei maschiacci del Vecchio West immaginandoli nel finale amoreggiare con dei ballerini gay di un musical alla Busby Berkeley. Un premio speciale a chi riconosce al volo l’attrice americana che dà il volto alla mamma dei Fratelli Sisters. Perché il film parte paterno e prepotente per finire materno e all’insegna della dolcezza.
Nel sospiro finale di Eli c’è la pura gioia di aver trovato un nuovo modo di vivere nel West.