Sabato 25 maggio Sir Ian McKellen ha compiuto 80 anni.

Il grande attore ha festeggiato la ricorrenza insieme ad “alcuni amici”:

Questa serata è stata una grande sorpresa. Dovevo incontrare qualche amico per cena, hanno tirato un tendone e hanno rivelato oltre 100 tra amici e parenti che erano venuti a Bolton per festeggiare il mio 80esimo compleanno, con la torta e tutto!

 

Tonight I was completely surprised. I met a few friends for dinner and they pulled open a curtain to reveal over 100 of my friends and family, who had come to Bolton for my 80th birthday, cake and all.

Pubblicato da Ian McKellen su Venerdì 24 maggio 2019

 

Nei giorni scorsi, il Guardian ha celebrato McKellen attraverso le parole di attori, registi e colleghi:

  • Michael Sheen: “Non è mentore, non oserebbe mai dire a qualcuno quello che deve fare. Ha una grande umiltà e ha dei modi davvero gentili. È quasi un personaggio di Alan Bennett, anche se ci gioca un po’ sopra visto che è anche un gran monello. Penso che gli calzi a pennello, a volte, fare la fata madrina, sapendo che ha questo motore ruggente dentro di sè”
  • Judi Dench: “È sempre presente nella mia vita, è un buon amico. Quando lo chiamo so che troverà sempre del tempo per incontrarmi, essere nei paraggi o darmi un buon consiglio. È stato meraviglioso lavorare al nuovo Cats insieme. Mentre eseguiva il suo numero, io mi trovavo in un’enorme cesta per gatti. Indossavo solo un’enorme pelliccia, senza nient’altro addosso. È stato fantastico, avrei potuto togliermi la pelliccia in qualsiasi momento! Ed è stato fantastico vederlo lavorare. Interpreta Gus, il gatto del teatro, è un casting perfetto. È diverso da qualsiasi altro animale abbia mai conosciuto. Una bestia rara.”
  • Anthony Hopkins: “È molto divertente. Mi ha sempre fatto molto ridere, con tutte quelle battute camp. Ogni volta che mi impegnavo a recitare, lui esclamava: ‘Oh cielo, prendetela!’ In teatro è davvero impossibile lavorare con gente simile. Devo lasciare il palco per le troppe risate!”
  • Derek Jacobi: “Una volta mi ha diretto in uno spettacolo di Tom Stoppard a Leicester. Ho avuto molti registi dittatori, che pensano che la creatività di un attore inizi in uno stato di terrore. Ian è l’opposto, molto utile, molto benigno. Poi lavorammo a Vicious: la migliore competizione. Ci fidavamo l’un l’altro e ci divertivamo a illuminarci l’un l’altro”.
  • Patrick Stewart: “Ian è molto vicino a mia moglie Sunny, per questo quando ha accettato di sposarmi sei anni fa lei ha suggerito che fosse Ian a celebrare le nozze. Ian accettò e si impegnò a ottenere l’abilitazione attraverso una misteriosa chiesa online. […] Dovevamo sposarci in Nevada, avevamo invitato amici e parenti ma la sera prima scoprimmo che i documenti erano validi solo per la California. Un disastro: dovevano venire un mucchio di persone. Così una sera dopo un nostro spettacolo a Berkeley andammo a cena io, lui e Sunny in un ristorante messicano che si stava svuotando. Ian improvvisamente tirò fuori un meraviglioso abito, i documenti e disse che avrebbe celebrato il matrimonio e che i presenti sarebbero stati testimoni. Venivamo continuamente interrotti dai camerieri che volevano riempirci i bicchieri, e Ian irritato continuava a ripetere: “Non ora, dateci qualche minuto!” Fu splendido, parlò personalmente e ci disse cosa provava per noi. Bevemmo margarita e champagne, ma non prima della fine della cerimonia. Voleva celebrarla nel migliore dei modi. Una settimana dopo andammo in Nevada e celebrammo un finto matrimonio, pensammo che dicendo la verità avremmo rovinato l’evento per le nostre famiglie. Ian amò ogni momento – il dramma, la segretezza. Fece un discorso meraviglioso, toccante, adorabile, versammo tutti delle lacrime.”
  • Helen Mirren: “L’unica volta che io e Ian abbiamo lavorato insieme sul palco è stato per Dance of Death, a Broadway nel 2001. L’ultima prova generale fu la mattina dell’undici settembre. Eravamo due inglesi abituati al concetto di blitz: l’unico modo di combattere è andare avanti, no? Eravamo a New York dopo questo devastante attacco terroristico, con uno spettacolo chiamato Danza della Morte. Ma scoprimmo l’incredibile resilienza degli americani e dei newyorchesi. Condividemmo questa cosa importante”
  • Stephen Fry: “Ho questa lettera che mi scrisse quando venne a vedere Twelfth Night in cui interpretavo Malvolio, come aveva fatto lui. Le osservazioni, la saggezza distillata che mi diede erano di grandissima qualità e gentilezza. La lettera era scritta non in forma di consigli e note da parte di un grande attore verso un attore molto meno importante, ma da un amico, una persona uguale a me creativamente curiosa e ansiosa di condividere l’esperienza. Non sono sicuro che la mia risposta restituisse a pieno la commozione.”
  • Russell Tovey: “Amo anche i suoi aneddoti. Gli escono così, dal nulla. È il narratore più impeccabile di tutti, non ho mai sentito lo stesso aneddoto due volte. Non penso di averlo mai visto nervoso o triste. Sono sicuro che si stanchi, ma lo rende mai un problema per gli altri. Quando lo fai ridere, è il suono più bello del mondo.

Il regalo più bello è arrivato da Hugh Jackman e dai numerosissimi fan che hanno partecipato alla tappa del suo tour mondiale venerdì sera: tutti insieme hanno cantato tanti auguri a te all’attore.

 

 

Consigliati dalla redazione