La luce rossa sopra alla pesante porta di sicurezza è accesa e ricorda, inevitabilmente, la pupilla rossa di uno spietato Terminator.

Segnale che, all’interno del soundstage, la troupe e il cast sono intenti a girare.

Poi, finalmente, la lampadina si spegne e questo significa una cosa sola: possiamo finalmente entrare sfruttando la pausa e assistere alle riprese di una scena di questo nuovo capitolo della saga ideata da James Cameron.

Già perché questo secondo giorno sul set è profondamente differente dal primo.

Tanto per cominciare: la fastidiosissima pioggia battente ha lasciato spazio a un caldo sole di fine estate e la temperatura si aggira intorno ai 30 gradi.

Poi, oggi, niente “gite fuori porta” in mezzo alle montagne: veniamo infatti portati agli Origo Studios, una imponente e modernissima area che negli ultimi anni ha ospitato le riprese di pellicole hollywoodiane quali Blade Runner 2049, Atomica Bionda e Inferno, solo per citarne qualcuna.

Ma, soprattutto, c’è quella luce rossa che si spegne dandoci il permesso di ammirare, in religioso silenzio, lui, la star fra le star di questo progetto: Arnold Schwarzenegger.

Quanto metto piede nel teatro di posa, lo spettacolo, sempre magnetico, sempre galvanizzante, è quello abituale dei set cinematografici, un cantiere dove quello che non deve essere catturato dall’occhio della macchina da presa è fatto di cartelli di attenzione, maestranze indaffarate e armate di attrezzi vari ed eventuali, luci, cavi che corrono in ogni dove.

Poi c’è la finzione scenica di quello che, dalle macchine da presa, deve essere ripreso: non ci hanno dato troppi dettagli, ma sembrerebbe essere l’interno di una diga o di una centrale idroelettrica. Insomma: di un posto che deve produrre energia.

Su una piattaforma rialzata del set, Mackenzie Davis è intenta a rilasciare un’intervista per il backstage ufficiale del film.

Chissà, magari lo vedremo online prima o poi.

Arnold Schwarzenegger, Linda Hamilton e Natala Reyes si trovano anch’essi sul medesimo piano rialzato, un po’ più distanti. Impressionante la stazza dell’ex Governator, nonostante la sua non più giovanissima età.

Dopo qualche minuto una voce da un altoparlante invita tutti a riprendere il proprio posto perché è tempo di girare.

And action!

La scena vede i quattro intenti a scappare da qualcuno, presumibilmente il villain di Gabriel Luna. Sospetto che si tratti di un momento del terzo atto, ma chiaramente è solo una mia congettura. “Proviamo a passare di là!”. L’inconfondibile timbro vocale del T-800, invita Sarah Connor e le altre a scendere dalla pedana rialzata al livello più in basso, posto a circa un metro di altezza rispetto al nostro per le ovvie esigenze sceniche.

La scena viene ripetuta un po’ di volte per permettere a Tim Miller di riprenderla da diverse angolature. Poi viene annunciata la pausa e arriva per noi il momento di abbandonare il soundstage ed andare al video village dove, su dei megaschermi, possiamo vedere “l’altra faccia della medaglia”: in chissà quale altro teatro di posa, Gabriel Luna sta girando la scena in cui sta, appunto, seguendo il gruppetto che abbiamo appena visto in fuga. L’algida determinazione del suo cyborg, la determinazione nel voler portare a termine la sua missione sono tangibili.

Ci accomodiamo alla tavolata, sempre a ferro di cavallo, in cui azzecco nuovamente il posto giusto e, dopo circa una mezz’ora, arriva prima un assistente del regista che regala a tutti i presenti una t-shirt dei Blur Studios, lo studio di VFX di Tim Miller, poi lo stesso fillmaker che si siede accanto a me

Ciao a tutti, grazie per essere qua. Che figata, mi pare di stare a un matrimonio [siamo all’interno di un tendone bianco allestito nel backlot]

Sono subito io a rompere il ghiaccio.

Tim dimmi, a che scena state lavorando oggi?

Stiamo girando una scena… ok, ti sto guardando negli occhi [rivolto alla responsabile della Fox] e… Mi sento in dovere di avvertirvi che la mia bocca corre più veloce della mia testa quindi potrei dire cose che non mi è consentito dire.

La responsabile dello studio: Ma infatti è per questo che siamo qui!

Giustissimo, sì! Anzi, mandami direttamente a cagare se dico qualcosa di sbagliato! [risate, ndr]. Comunque, stiamo girando una delle scene del finale, ripeto, una delle perché si tratta di un finale molto esteso e articolato. Oggi è il primo giorno di quella scena e ho messo piede su questo fantastico set che abbiamo allestito. E credo sia tutto quello che posso dire. Cazzo, non ci sono proprio abituato, sono sempre così propenso a rilasciare informazioni e vi chiedo scusa se devo stare con la bocca cucita, ma fidatevi: sarà grandioso.

Approfitto di quel mezzo secondo di silenzio per riprendere parola e fare altre due domande al regista.

Parlami di questa esperienza rispetto a quella di Deadpool. Per quel film, per tutta una serie di ragioni compreso il rating, non avevi a disposizione un budget gigantesco, ma qua mi pare che si viaggi su altri binari.

Sai, a prescindere dalla cifra, il budget è sempre un “problema”. Se hai un budget più grande è perché è il film stesso ad avere “più fame”. Qua, ad esempio, gli effetti speciali sono molti di più che in Deadpool anche perché in questo film abbiamo davvero tantissima azione. In più è un film “grosso” e lungo, forse al momento anche più di quello che dovrebbe essere. Same shit, different day. È la stessa merda, in un altro giorno. Quando facevamo Deadpool lottavamo per mantenere tutto dentro una data scatola e con questo film avviene la stesa cosa. Con una scatola è più grande, per così dire. Visto che citavi il rating, io, come molti dei fan di Terminator, amo quelle pellicole per quello che sono, delle storie sfrenate nei limiti del possibile. Ma la decisione sul rating non è ancora stata presa. Cosa che peraltro non spetta neanche direttamente a me, ma ti prometto che mi batterò per avere la miglior versione possibile di questo film. E penso ci sia una maniera per farlo [mi fa l’occhiolino, ndr]

E com’è girare – ad esempio – due versioni della medesima scena per trovarsi pronti a qualsiasi decisione sul suddetto rating?

Immagino che abbiate già parlato con Linda e lei è un’attrice portata più naturalmente a una performance Rated-R. Non ha alcun timore di sganciare delle Bombe F*. Non ho neanche bisogno di chiedere: è una cosa che accade naturalmente! E vale anche per Natalia e McKenzie. Anche se sono donne molto raffinate, hanno un lato da marinaio che viene a galla ogni tanto. In termini di effettistica le differenze fra la versione PG-13 e quella Rated-R è proprio una questione di… effetti speciali. Se qualcuno si becca una coltellata, vediamo la lama che esce dall’altro lato? Quanto sangue c’è? Anche se Deadpool è stato etichettato così per una qualche data ragione, ti posso assicurare che non sono un fan della violenza gratuita. Non voglio avere gente affettata in due davanti alla macchina da presa, è una roba che non mi appartiene. Anche perché un film che si basa tutto sulla violenza alla lunga stufa, certo, può piacere qualcuno, ma si tratterebbe comunque di una percentuale ristretta del pubblico alienando la fetta più grande. È il motivo per cui, ad esempio, al tempo ho tagliato via una scena da Deadpool. Perché anche se pensavo fosse una scena cool, potevo figurarmi chiaramente nella mia testa il pubblico che si gira dall’altra parte perché “Oh, questo è davvero troppo!”. Diciamo che la differenza principale risiede nel livello di realismo e sul fatto che mi piace rappresentare la realtà di quello che sta accadendo senza esagerarla. Se la gente si mette a sparare, ci sono delle conseguenze che possono essere del ca**o. La gente usa delle armi da taglio? Idem, piove merda. E m’interessa rappresentare tali conseguenze in maniera realistica, non gratuita.

È stato semplice accantonare Terminator 3 e gli altri film?

Non voglio parlare male del lavoro di altre persone, anche perché alcuni li ho pure trovati interessanti. Ma per me si tratta di una questione che ha davvero molto a che fare con Linda Hamilton. È la sua storia ed è per questo che il nostro film è differente dagli altri. Possiamo continuare la storia della sua Sarah Connor in quello che è il suo ritorno in un film della saga. Diciamo che gli altri film era come se si muovessero nel mondo di Terminator, ma per me è una questione che ha del tutto a che vedere con Linda.

Cosa ci puoi dire della storia?

[ridendo, ndr.] Che puoi andare a cagare! [esplode una risata collettiva] Dai, conosci le regole! Ti posso dire che… sai, quando abbiamo diffuso le prime immagini è stato divertente vedere come le persone riempivano i vuoti con fatti che ignoravano completamente. Non sono una di quelle persone che si mette a googlare, ma l’ho fatto e chiaramente sono saltati fuori i classici “È un palese tentativo di veicolare istanze femministe”, “È tutto un tentativo del marketing per vendere alle donne i film d’azione”, ma ti posso dire con una certa cognizione di causa visto che nella writer room ci ho lavorato, che non ha davvero niente a che vedere con tutto questo. Eravamo un gruppo di nerd in una stanza e ci siamo detti “Ma non sarebbe fico se…” e visto che Linda sarebbe stata parte integrante e fondamentale del film volevamo che fosse differente con tutto ciò che ne consegue per la storia. Nella mia vita ci sono state tante donne forti e cinematograficamente parlando ritengo che i personaggi femminili siano estremamente interessanti. Ripley nella saga di Alien, chiaramente la stessa Sarah Connor… La decisione di portare avanti la storia di questo o quel personaggio non è stata in alcun modo dettata dal voler seguire una determinata corrente di pensiero in materia di gender. Abbiamo solo ed esclusivamente ragionato nei termini di quello che sarebbe risultato interessante per la storia. E come Sara, Dani… abbiamo a che fare con una vicenda in cui la persona che meno ti aspetti ha un ruolo più grande nello schema generale delle cose. Poteva essere chiunque. Non c’è il piano di una corporation dietro queste scelte narrative. Quando la gente si mette a fare ragionamenti come questi, mi sembrano considerazioni molto cheap. Magari a volte può essere davvero così, non lo so, ma di sicuro non è andata così per noi.

Colgo l’occasione per chiedere a Miller della collaborazione con James Cameron.

E invece come è stato collaborare con un tizio che ha al suo attivo un paio di film low budget…

Beh, in effetti ha fatto Piranha II, non dimentichiamolo!

Certo, qualche annetto fa diciamo!

Intendi se è stato divertente? Perché non lo è stato!

No, non in quel senso, diciamo in un’ottica di interazioni reciproche!

Jim è davvero una delle persone più intelligenti che ti possa capitare di incontrare in vita. Meticoloso a livelli assurdi, ha sempre un’opinione molto precisa. Si tratta di un’opinione che condivido sempre? No! Gradisce sempre le mie idee? No! Ma fra noi c’è questo salutare botta e risposta utile al raggiungimento del miglior risultato. Amo davvero le idee che siamo finiti per mettere nel film, film che penso risulterà grandioso. È uno dei miei filmmaker preferiti, da sempre, ed è un onore lavorare con lui, anche quando non sono le mie proposte a “vincere”. E va bene così. È Jim “Fuckin’” Cameron. Cioè, cosa gli puoi dire? No? Con lui non funziona.

 

 

Come è stato vedere Terminator 2 in quanto fan e, ora, stare dietro alla macchina da presa di un film della saga?

Sono abbastanza sicuro che voi tutti e tutte siate amanti dei film e sono certo che tutti voi ricorderete quando avete visto un dato film che amate e in quale cinema. Io ho visto T2 appena mi ero trasferito a Los Angeles. Lo vidi al cinema Westwood nel bel mezzo della città. È stato uno di quei momenti in stile illuminazione mistica. Vedere quella rudezza e concretezza, la complessità dei personaggi. Non erano cose tipiche dei film d’azione per quei tempi. Se un film d’azione – o uno di sci-fi che è il genere che adoro di più – è ben fatto, per me non c’è niente di meglio. Ma non è una cosa che accade così spesso. Anzi. Per questo, quando t’imbatti in un film che rispetta queste caratteristiche ed è anche un pel pezzo di sci-fi, per me è gioia pura. Ma anche quando ho visto Avatar, ho pianto letteralmente perché qualcuno aveva capito finalmente come fare un film con “gente al computer” in cui l’uncanny valley era solo un ricordo. Per un nerd come me si è trattato di esperienze fondamentali. Quanto all’oggi, non riesco ancora a credere di stare davvero qua. Ci sono stati davvero dei momenti, specie le prime volte in cui mi trovavo a riprendere con la macchina da presa Arnold e Linda, in cui mi sono trovato a pensare “Cavoli, sto girando un film di Terminator”. Ma il più delle volte non ci penso perché sono troppo fottutamente indaffarato!

Nei primi due Terminator c’è questa forte sensazione di isolamento perché solo Sarah e poche altre persone sanno cosa accadrà in futuro. Avete mantenuto un feeling analogo in questo film?

Posso sicuramente dire che Dani a un certo punto si sente un po’ il peso del mondo sulle spalle senza afferrarne bene il perché. Nei termini di quello che accade ai personaggi, bisogna tenere in considerazione che tutti hanno un telefonino in tasca. Ci sono telecamere di sicurezza dappertutto. Se i fatti di una storia come quella di Terminator 2 fossero ambientati ai giorni nostri, non sarebbe pensabile farli passare inosservati. Sarah avrebbe avuto molti meno problemi a farsi credere perché 50 persone avrebbero ripreso l’attacco del Terminator. Non puoi costruire un film dove la segretezza che ammanta questi cyborg viene mantenuta nello stesso modo dei primi due film perché risulterebbe anacronistico. È tutto un lungo inseguimento che si svolge nell’arco di poco tempo, diciamo che il senso d’isolamento non verrà percepito davvero fino al prossimo film, un po’ come avveniva con T1 e T2. Questo film è più simile a Terminator 1, dove tutto è in corso di svolgimento, più che a T2 dove Sarah può dire “Vedete? È questa la merda da cui vi stavo mettendo in guardia!”. Non avrebbero il tempo materiale di vedere al telegiornale cosa sta succedendo. Ma analizzando la tua domanda da un’altra prospettiva – se posso – qua la questione cambia ancora una volta. Perché con Dani c’è appunto Sarah. Che sa benissimo cosa significhi quello che sta passando. Ha una guida. Per carità, Sarah aveva avuto Kyle Reese dani ha qualcuno su cui fare affidamento mentre questi eventi sono in pieno svolgimento, qualcuno che può dirle “Capisco benissimo cosa provi”. Non proprio lo stesso livello d’isolamento per così dire.

E cosa ci puoi dire di Arnold?

Gli piace fumare i sigari! Scherzi a parte, lui è apparso in tutti i film della saga a eccezione del quarto. È una vera e propria icona e penso che nel nostro film sia in gran forma, la sua miglior apparizione dai tempi di Terminator 2. Mi sa che abbiamo già diffuso alcune immagini di lui con la barba, tutti sul set hanno concordato sul fatto che gli sta davvero bene. Per me è differente e, senza rivelare nulla, è differente. La maniera in cui il suo personaggio viene ritratto qua è del tutto inedita, il suo ruolo non si era mai visto in precedenza. Quanto al lavorare con lui… è grandioso. Poi se te lo vuoi fare amico, basta che hai a portata di mano una scacchiera e un sigaro ed è fatta.

Cosa è successo a John Connor nel vostro film?

Tim ci guarda, noi ridiamo, si schiarisce la gola.

Tutto quello che vi dirò è: Broadway Musical.

Plot twist!

Ora cercate di capire cosa voglio dire! No, scherzi a parte, non vi posso dire nulla. Vorrete essere sorpresi anche se magari poi i trailer rovineranno tutto!

Sei nel bel mezzo delle riprese, ma hai già un’idea di quanto sarà lungo il film?

Oh no davvero! Ma sarà un caldissimo argomento di discussione nei mesi a venire questo è poco ma sicuro. Ti posso dire [ridendo, ndr.] che già col materiale che ho potrei fare due film! Sai a volte ti capita di lavorare a un film e pensare “Cazzo, che diamine posso combinare col secondo atto?”. Ma non è davvero questo il caso. Abbiamo così tanta roba, dobbiamo rifinire e lavorare a così tante scene d’azione che sicuramente dovrò uccidere qualche infante nella culla e levare parecchio. In maniera abbastanza bizzarra, il mio montaggio finale di Deadpool era di 106 minuti, non mi faccio troppi problemi nel levare cose e anzi ho ricevuto un sacco di mail di gente che mi ringraziava per non aver fatto un film da due ore e quaranta. Mi piace mantenere un certo ritmo anche perché lo capisci quando il pubblico può cominciare a stancarsi. Ma vi posso assicurare che ci saranno scene d’azione sempre nuove e non ripetitive, non avremo passaggio con gente che si prende a cazzotti fino a che il regista non grida “CUT!”. Saranno scene d’azione uniche e differenti che hanno il loro perché all’interno della trama, non saranno piazzate lì a caso perché devono accadere. Saranno motivate dalla trama e dai personaggi. Se non sei affezionato ai personaggi in scena nel momento in cui tutto comincia a saltare in aria, che senso ha? E d’altronde è la stessa cosa che ha fatto Jim con le sue pellicole, in Terminator 2 c’è un senso dell’azione pazzesco, anche se lui è un regista ben noto per dei secondi atti e terzi atti,senza sosta non ti stanchi mai di vedere quello che accade sullo schermo. Come filmmaker, ho avvertito la necessità di fare qualcosa del genere, di seguire la tradizione di Jim. Di spingere il piede sull’acceleratore alla fine del secondo atto e non tirarlo più su.

Perché hai accettato di fare il film? Nel senso, sei un fan della saga quindi si parla di un’opportunità ghiotta, ma anche di una responsabilità non indifferente.

Ti dirò questo: quando sono salito a bordo del progetto non c’era nulla. Non c’era neanche uno script. David Ellison mi ha contattato per chiedermi di reinventare il franchise. È cominciato tutto così. Ed è stato un viaggio lunghissimo, iniziato anche prima dell’uscita di Deadpool, stavo appunto mostrando a David un montaggio preliminare del film. Lui mi fa “Senti, c’è questa idea su un nuovo Terminator, so che sei un fan”. Ecco, se fossi stato un fan che sentiva una notizia del genere, di un Terminator 6 – o come cazzo decideremo di chiamarlo, ma di sicuro non Terminator 6 – avrei sicuramente pensato “Perché? Perché farne un altro?”. L’ultimo era tutto fuorché un buon film. Ecco, forse questa cosa non dovrei dirla [risate, ndr]! Diciamo che la saga ha fatto cilecca a volte. Il brand è stato affossato. Ed è proprio questo il motivo che mi ha spinto a… cioè, in quanto fan voglio vedere la fine della storia di Linda. Voglio che il franchise possa avere un nobile futuro. E voglio contribuire alla riuscita, proprio perché amo tantissimo queste pellicole. “Perché ho deciso di girarlo?”. Che cazzo ti devo rispondere… perché amo quei film, ecco perché.

Ci sarà dell’umorismo nel film?

C’è sempre un po’ di umorismo nei film di Terminator, ma è umorismo situazionale, non dato dalle gag, alla Deadpool. Ci sono delle battute nello script, ma sono organiche alla storia. Che di base è bella seria. Sai. Ci sono i Terminator. La gente muore. Devi essere attento a dove piazzi le battute, ma sì, qualcosa c’è.

CORRELATI SU TERMINATOR: DESTINO OSCURO

Mackenzie Davis, Natalia Reyes, Diego Boneta, Gabriel Luna, Linda Hamilton e Arnold Schwarzenegger figurano nel cast. La pellicola, ricordiamo, si pone come vero e proprio sequel dei prime due, leggendari episodi della saga.

David GoyerCharles EgleeJosh Friedman e Justin Rhodes, che hanno lavorato a stretto contatto Ellison e Cameron, figurano tra gli sceneggiatori.