Ai SAG Awards, Parasite, il film di Bong Joon-ho, ha fatto la storia ottenendo il premio al miglior cast d’insieme: è la prima volta che un film straniero ottiene questo riconoscimento. Va inoltre sottolineato che tra le sue sei nomination all’Oscar – Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Film Internazionale, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Montaggio e Miglior Scenografia – nessuna è per le interpretazioni.

Ai SAG Awards il premio al miglior cast d’insieme corrisponde più o meno all’Oscar a miglior film, e spessimo i due vincitori coincidono.

Grazie al prebook di Parasite, riportiamo cinque interessanti curiosità sulla pellicola di Bong Joon-ho che, dal sei febbraio, tornerà in cartellone nei cinema italiani.

 

#1 L’impossibilità di una convivenza

Più che in ogni altro suo film, Parasite di BONG Joon Ho ci parla della condizione della società di oggi e dell’impossibile convivenza simbiotica tra persone di diverse classi sociali. Le due famiglie di questa storia hanno alcune cose in comune, sono entrambe formate da quattro membri con un figlio ed una figlia. Ma in termini di vita quotidiana occupano due estremi opposti. Ciò nonostante si incontrano a seguito di una rapporto di lavoro che porterà ad un esito imprevedibile.
Il regista BONG Joon Ho ha affrontato in precedenza le gerarchie delle classi sociali nel suo Snowpiercer e l’inumano processo del capitalismo in Okja, ma in Parasite approfondisce più da vicino il tema della coesistenza. E’ possibile una qualche forma di accordo quando entrambe le parti possono coesistere in una relazione simbiotica,
oppure è inevitabile che una parte debba ricorrere al parassitismo? Non ci sono “cattivi” in Parasite, ma ciò non significa che l’inevitabile conflitto e la lotta tra le due fazioni sia meno intensa.

#2 Liberarsi del “genere”: un “family tragicomico”

Il regista BONG Joon Ho ha conquistato molti fan per il modo creativo col quale inverte e smonta le convenzioni del “genere”. I suoi film mescolano humor, satira, critica sociale e suspense in una combinazione totalmente imprevedibile, creando una esperienza visiva particolarmente dinamica. Mentre in alcuni dei suoi lavori precedenti
ha usato il genere come punto di partenza, come ad esempio il poliziesco per Memories of Murder, o il film horror per The Host, nel caso di Parasite è persino difficile descrivere il film in termini di genere. Lo stesso BONG lo descrive come un “family tragicomico”, ma riconosce che alcuni spettatori potrebbero vederlo come un thriller o
una “black comedy”. I personaggi così originali e le svolte sorprendenti della trama possono resistere alla catalogazione di genere, ma il pubblico sicuramente è coinvolto in un’esperienza energica e potente.

#3 Una schiera di talenti incredibili in un cast ben orchestrato

Per un film con personaggi così potentemente delineati e nel quale le mutevoli relazioni tra i personaggi sono così importanti nel portare avanti la trama, era essenziale per BONG Joon Ho assemblare un cast di prima qualità. Data la reputazione del regista e il suo occhio critico non sorprende che sia stato in grado di creare un insieme che non solo annovera un talento di massimo livello come SONG Kang Ho, ma anche una serie di veterani superbamente talentuosi e giovani attori che mostrano lati in precedenza nascosti alla loro personalità. Persino quegli attori che appaiono in un ruolo minore, di supporto, finiscono col lasciare una potente impronta nel pur breve periodo sullo schermo.
Parasite trae la maggior parte della sua energia dal contrasto tra lo stile di vita della benestante casa Park e la situazione disperata che affronta Ki-taek con gli altri membri della famiglia. Mentre la storia si sviluppa, molti personaggi assumono ruoli e personalità diverse per ottenere i propri scopi. Questo aspetto, insieme al dialogo
caratteristico del regista, fornisce agli attori molto materiale su cui lavorare ed essi ne traggono vantaggio per creare una performance d’insieme memorabile e completamente innovativa.

#4 Una collezione di nomi di prima classe dietro la macchina da presa

Dopo aver lavorato con diversi gruppi di professionisti alle riprese dei suoi due film su set internazionali, BONG Joon Ho ha messo insieme una collezione invidiabile di talenti per il suo ritorno alle riprese in Corea. HONG Kyung Pyo è oggi notoriamente riconosciuto come uno dei principali direttori della fotografia in Corea oggi, ha
collaborato con BONG per Mother e Snowpiercer, ma anche con LEE Chang-dong per Burning (2018) e con NA Hong-jin per The Wailing (2016).
Per la scenografia BONG si è rivolto al veterano LEE Ha Jun, i suoi lavori includono Okja, il blockbuster The Thieves e The Housemaid del regista IM Sang-soo che è stato in concorso a Cannes. La colonna sonora originale è stata scritta da JUNG Jae II, già autore di varie composizioni oltre ad essere stato direttore delle musiche per Okja. Infine il costumista CHOI Se Yeon (Mother, The Thieves, Believer) e il truccatore KIM Seo Young (Snowpiercer, The Priests, The Age of Shadows, The Wailing), hanno contribuito con la loro lunga esperienza al look particolare di ciascun personaggio.

#5 Creare due mondi diversi grazie alla scenografia

Gli spazi entro i quali Parasite si ambienta, sono intimamente collegati ai temi generali dell’opera. Il seminterrato squallido dove vivono i protagonisti è collocato all’interno di una comunità che rappresenta le classi disagiate. Con una combinazione di riprese in ambienti reali e altre in un set all’aperto, il regista crea uno spazio unico e convincente nel quale far partire il film. Più del 60% del film si svolge dentro la casa della famiglia Park, un edificio favoloso che nel film si suppone progettato da un famoso architetto. Un ampio set aperto sottolinea il contrasto visivo tra le superfici scintillanti e ben progettate della casa e i toni “terrosi” del seminterrato. Per enfatizzare ulteriormente la distanza tra i due mondi, la strada tra i due è rappresentata da una serie avvolgente di scale che collegano la comunità elevata e ricca dei Park e i sobborghi sottostanti della classe lavoratrice.

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