È l’estate del 2018 e ci troviamo a Winnipeg, Canada, dove si stanno svolgendo le riprese di The Grudge, film horror soprannaturale prodotto dalla Sony Pictures Entertainment, reboot di The Grudge, e secondo remake del film horror giapponese, Ju-on: The Grudge. Diretto da Nicolas Pesce e interpretato da Andrea Riseborough, Demián Bichir, John Cho, Lin Shaye e Jacki Weaver, il film arriverà nei cinema italiani il 27 febbraio.

Tra un ciak e l’altro, ci viene data la possibilità di intervistare Pesce, regista 28enne newyorkese che ha esordito dietro la macchina da presa con il lungometraggio vincitore del Sundance nel 2016, The Eyes Of My Mother. Dopo Piercing del 2018, Pesce torna alla regia con The Grudge, insieme al direttore della fotografia Zack Galler.

Come ti sei avvicianto ai film horror?
Avevo una paura terribile dei film horror da bambino, credo sia stato proprio questo a spingermi a diventare regista di horror! Il Sesto Senso è stato certamente uno di quei film che mi hanno spinto in quella direzione. Mia madre mi aveva fatto un nastro VHS tagliando tutte le parti più spaventose. E proprio la costruzione che anticipava le scene più paurose, che lei aveva tagliato, era la cosa che mi terrorizzava di più! Quel film mi spaventava ogni volta che lo guardavo. Diventando regista, mi sono reso conto che i film che mi hanno influenzato di più e che mi hanno provocato le reazioni più forti sono film molto spaventosi come il Grudge originale, non riuscivo a guardarlo da bambino. E nememno The Ring e film di quel tipo. Di conseguenza il mio interesse verteva di più verso i film dell’orrore degli anni ’70 e della fine degli anni ’60, come Psycho e Rosemary’s Baby. All’inizio infatti ero affascinato dalla parte artistica del cinema horror.

Raccontaci qualcosa di te, come hai fatto a girare tre film a soli 28 anni?
Ho studiato alla scuola di cinema della NYU. Dopo gli studi non riuscivo a trovare un lavoro e siccome molti miei amici erano musicisti ho iniziato a girare video musicali. Così ho fatto quel lavoro per un paio d’anni. Poi ho conosciuto la Borderline Films di Antonio Campos, Sean Dark e Josh Mond e ho lavorato al primo film di Josh, James White. Andavo davvero molto d’accordo con loro e quando mi hanno chiesto: “Vuoi fare un film tuo?” Ho risposto: “Certo!”. Mi hanno aiutato a mettere insieme The Eyes of My Mother, il mio primo film, girato interamente con la troupe che aveva fatto tutti i miei film all’università e tutti i miei video musicali. L’abbiamo girato in pochissimo tempo. Dopo essere stato preso al Sundance Film Festival, ho realizzato il mio secondo film sempre con loro, Piercing. Poco dopo sono andato a Los Angeles ed era un periodo in cui i remake di vecchi horror stavano iniziando a prendere piede. Siccome a quel punto avevo superato la mia paura per i film horror e avevo amato l’originale franchise giapponese Grudge, ho visto un’opportunità e ho deciso di farne uno nuovo.

Cosa ti piaceva in particolare del The Grudge originale?
La bellezza dei film The Grudge giapponesi è che sono un’antologia. Non sono sequel l’uno dell’altro. Ogni singolo film è una storia diversa, con personaggi diversi, con diversi tipi di crimine e io vi ho visto un’opportunità: piuttosto che rifare il Grudge originale, volevo crearne uno nuovo. C’è una linea che lega tutti i film, la narrativa non lineare della storia e certi archetipi di personaggi sempre presenti.

I tuoi attori ci hanno detto che non sono degli archetipi ma che i loro personaggi si rivelano gradualmente.
Ci siano cose che sono presenti nei primi film: ad esempio i poliziotti che non riescono a risolvere il caso. Quello che che volevo è portare più realismo e più naturalezza, mettendo al centro i personaggi. Penso che la cosa importante di questa versione sia basarla interamente sui personaggi, in modo che tu non sia solo spaventato dalle scene spaventose, ma che tu sia coinvolto davvero da queste persone, pensando che abbiano una vita al di là di The Grudge. È un po’ come nei film horror degli anni ’70 di cui parlavo prima. Se guardi un film come Rosemary’s Baby, è la storia di una donna che affronta l’ansia della gravidanza e il film usa mezzi duri per aumentare quel suo dramma, ma inizia con il dramma umano e in un modo che molti film horror non fanno più. Volevo riportare quel dramma familiare, umano, l’orrore della vita reale giustapposto all’orrore soprannaturale e usare la materia soprannaturale per intensificare ed estendere il naturale dramma umano. Penso che così facendo i personaggi siano più ricchi e molto più reali, e sia più semplice rispecchiarcisi. La mia intenzione era portare certi dettagli dei vecchi film, ma allo stesso tempo creare qualcosa con la mia sensibilità e con le cose che mi appassionano.

Ad esempio?
Penso che il pubblico di film horror si sia abituato ai meccanismi dei film di questo genere e penso che gran parte del mio desiderio sia quello di fare qualcosa di drasticamente diverso e strano e prenderli alla sprovvista. Voglio mantenere il pubblico in uno stato costante di disagio in modo che quando c’è una scena spaventosa vi sia già un certo nervosismo. lI mio regista preferito, David Lynch, è un maestro nel creare cose di questo tipo, nel rendere spaventose cose che non lo sono, e il mio stile registico si basa molto sull’atmosfera, il tono e l’umore. Quello che voglio è prendere alla sprovvista la gente, fare cose diverse mantenendo la mia visione e cercando di trovare un mio marchio di stranezza. Non voglio nulla di normale perché non abbiamo bisogno di normalità nelle nostre vite.

Come fai a renderlo diverso? È un problema o è un’opportunità?
Penso sia un’opportunità. Da fan di questo franchise in particolare so cosa mi aspetterei da questo tipo di film quindi posso costruire una scena e far pensare ai superfan che sto omaggiando qualcosa in modo che credano di capire cosa succederà dopo: è in quel momento che posso sovvertire tutto.

Come speri che venga accolto dai fan?
Con tutto il cast e la troupe stiamo solo cercando di fare il film che vorremmo vedere e questa è il mio obiettivo, così facendo spero di soddisfare anche il resto del mondo.

Che scelte hai fatto per la colonna sonora?
Chi ha visto i miei primi film sa che sono un regista molto guidato dalla musica, soprattutto grazie ai video musicali che ho girato. Penso che il tono dei film horror in particolare sia fortemente influenzato dalla musica. Personalmente mi piacciono le colonne sonore molto stilizzate, e non sono un regista che usa la musica in maniera delicata: è molto presente. Con questo film non la useremo in maniera stereotipata, con la musica che si trasforma in archi alti e si calma prima della scena che deve fare paura. Stiamo tentando di usare la musica in modo diverso per sovvertire ulteriormente le aspettative e tenere il pubblico sulle spine. Non voglio che sia la musica a dire quando avere paura, io preferisco usarla per enfatizzare i vari momenti e giocare con l’aspettativa e l’anticipazione della paura.

È stato difficile mettere insieme questo cast?
Beh, non per portare acqua al mio mulino… ma penso che il cast sia una testimonianza di quanto il film sia guidato dai personaggi. Quando vedrete il film, capirete che non c’è stato un horror in molti anni che arriva fino a questo punto con le storie dei personaggi. Direi che questo film racconta un dramma, non ci sono ragazze vestite in modo succinto che scappano nel bosco! Non ci sono questo genere di personaggi tradizionali e noiosi che normalmente vedresti in un film horror. Una delle nostre storie racconta di una coppia che sta insieme da settant’anni che deve affrontare il problema della demenza e dell’eutanasia. Un’altra racconta di una famiglia che scoprirà che il loro bambino sta per nascere con una malattia terminale. Sono argomenti intensi. Quindi non abbiamo cercato attori semplicemente entusiasti di essere in un film horror, ma grandi attori che hanno voluto portare queste persone in vita rendendo questi personaggi pieni e reali.

Takashi Shimizu ha partecipato alla stesura della sceneggiatura.
Lui è uno dei miei scrittori horror preferiti. Il suo stile mi affascina e si torna sempre allo stesso punto: i protagonisti dettano la storia che non si basa sulle scene in cui si spaventa il pubblico, ma sul tenerlo sempre in una condizione di spiacevolezza e disagio. Ed è esattamente questo il suo tono e stile e lo vedrete durante il film.

Qualche indizio per i grandi fan dell’originale?
Ci sono un sacco di dettagli messi qua e là. Dovranno sicuramente prestare attenzione ai nomi dei personaggi. Sono un fan anche io quindi mi piace buttare dentro tutto quel genere di cose.

In futuro ti vedi come un regista di film horror?
Amo i film di genere quindi mi piacerebbe girare film di fantascienza e cose di concetto elevato, ma amo davvero l’horror. Adoro spaventare le persone. L’emozione più forte che abbia mai sentito è il venire spaventato da un film horror e cercare di andare a dormire la notte senza essere in grado di farlo a causa della paura! Ora che sono dall’altra parte, non del pubblico ma da quella del regista, mi fa sorridere il fatto che sul set ci divertiamo, ridiamo e scherziamo ma quello che stiamo facendo, il prodotto finale, è qualcosa che impedirà alle persone di addormentarsi.

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