La lavorazione di Mad Max: Fury Road, il capolavoro di George Miller uscito nel 2015, è appassionante quanto il film.

Il progetto del geniale regista australiano affonda le sue radici nel tempo e, inizialmente, dove addirittura essere interpretato dal Mad Max originale, Mel Gibson.

Come spiegava il filmmaker durante la promozione della pellicola:

Stavamo per fare un nuovo Mad Max e lo stavamo per realizzare con Mel. Poi c’è stato l’11 settembre e il dollaro americano ha perso terreno rispetto a quello australiano e il budget è cresciuto a dismisura. Per quando Fury Road era pronto a partire, Mel aveva svariati problemi. Poi la storia non era sullo stile di Gli Spietati, dove si raccontava la vicenda di un personaggio ormai invecchiato. Era nettamente lo stesso Max, quello giovane. La cosa divertente è che Tom aveva appena sei settimane di vita quando abbiamo girato il primo Mad Max. Mel ne aveva ventuno. Quando abbiamo fatto Il Guerriero della Strada ventiquattro. Sembrava molto più uomo, nonostante la giovane età. Quando stavamo effettuando il casting per Mad Max: Fury Road ho visto Tom in Bronson e in Stuart: A Life Backwards accanto a Benedict Cumberbatch. Ho subito pensato che avesse tutto il range recitativo necessario. Viene dal teatro, proprio come Mel, dove ha recitato tutto Shakespeare. Ha carisma, e si tratta di una qualità necessaria per Mad Max. Anche da questo punto di vista mi ha ricordato molto Mel.

Quasi 15 anni dopo, la macchina produttiva di Mad Max: Fury Road si è finalmente avviata, ma regista e cast hanno dovuto fare i conti con delle inaspettate condizioni climatiche che hanno obbligato la Warner a traslocare i set dall’Australia all’Africa. Forse ricorderete che il deserto australiano che doveva ospitare la produzione della pellicola si era trasformato in un giardino fiorito dopo mesi di piogge torrenziali.

Insomma, la lavorazione del kolossal è stata tutt’altro che semplice e abbiamo avuto modo di parlare di questa cosa svariate volte (potete recuperare i nostri articoli dalla scheda del film).

Il New York Times, per celebrare il primo lustro della pellicola, ha pubblicato un’interessantissima “storia orale” di Mad Max: Fury Road in cui il cast artistico e tecnico racconta l’esperienza avuta alla corte di George Miller.

E i protagonisti assoluti della pellicola, Tom Hardy e Charlize Theron, hanno avuto modo di discutere in tutta franchezza della difficoltà di prendere parte a un frenetico action girato in un angolo sperduto del globo.

È proprio l’acclamata interprete di Furiosa a spiegare che:

L’elemento principale che guidava l’intera produzione era la paura. Personalmente ero terrorizzata perché non avevo mai fatto niente del genere. Penso che la questione principale fra me e George era che chiaramente lui aveva un’idea ben precisa in testa di come doveva essere e di come sarebbe stato alla fine il film, mentre io ero disperatamente desiderosa di comprenderla. Tutte le mie giovani colleghe si rivolgevano a me come se fossi la loro problem-solver e, ovviamente, nessuno può essere incolpato di qualcosa. Ma è una roba che capisco solo adesso perché conosco George e ho attraversato tutto questo insieme a lui, motivo per cui ora avrei completa fiducia in lui. In passato mi è capitato di fidarmi dei registi in situazioni analoghe in cui cercavo di comprendere cosa stessero cercando di fare per poi scoprire che il film era un casino totale.

Sul processo delle riprese Tom Hardy aggiunge:

Dovevamo fidarci del fatto che la visione d’insieme fosse effettivamente tenuta insieme da qualcuno. Fondamentalmente perché tutto si muoveva molto velocemente – si giravano frammenti di storia necessari a far funzionare il final cut – non avevamo troppi dettagli e controllo e la situazione era alquanto ostica da elaborare.

Sia Charlize Theron che Tom Hardy concordano sulla reciproca incapacità di parlare fra di loro a proposito delle paure, dei timori e della frustrazione provati durante la produzione di quello che si è poi rivelato uno dei migliori film degli ultimi dieci anni.

Secondo l’attrice:

In retrospettiva, devo ammettere di non aver provato l’empatia necessaria a capire realmente come Tom deve essersi sentito al pensiero di dover indossare delle scarpe che erano già state portate da Mel Gibson. Un’eredità pesante. E a causa delle mie stesse paure, c’era questo muro di protezione che ci separava e non dialogavamo fra di noi. “Tu sei spaventato, io sono spaventata, cerchiamo di essere gentili l’un l’altra”. E invece, in una bizzarra maniera, funzionavamo come i nostri personaggi: era tutta una questione di sopravvivenza.

Una lettura che trova Tom Hardy concorde:

Sono d’accordo. Col senno di poi, era un contesto incomprensibile in così tante maniere. Il livello di pressione per entrambi era, a volte, letteralmente insostenibile. Quello di cui Charlize aveva bisogno era un partner migliore, forse con maggiore esperienza. L’esperienza è qualcosa che non può essere simulata. Mi piace pensare che adesso sono più vecchio e brutto potrei effettivamente cogliere l’occasione.

Cosa ne pensate di questa “retrospettiva” sulla produzione di Mad Max: Fury Road? Potete dircelo nello spazio dei commenti!