Se l’opera di un artista debba venire giudicata anche sulla base della sua condotta di vita è uno dei grandi temi di dibattito che hanno infervorato l’opinione pubblica in seguito ai recenti scandali che hanno colpito Hollywood dando origine a rivoluzioni positive come il Me Too quando a movimenti oppositori di censura rispetto alle opere degli artisti coinvolti. Quello che è certo è l’impatto che la vita privata ha sulla filiera che permette ai registi e agli attori di portare il loro prodotto al pubblico. Uno dei più colpiti in questo senso è Woody Allen, travolto negli ultimi anni da un’ondata di polemiche riguardanti le accuse di molestie a danno della figlia Dylan. Il regista e attore non è mai stato condannato, ma ha visto un ritorno negativo sul suo lavoro: molte star si sono pubblicamente esposte rifiutandosi di lavorare con lui, e il contratto in esclusiva con gli Amazon Studios è stato rescisso prima del tempo portando il suo ultimo film Un Giorno di Pioggia a New York a non avere, ancora ad oggi, una distribuzione negli Stati Uniti (arrivando comunque a 21 milioni di dollari in incassi in tutto il mondo).

In occasione dell’uscita del suo nuovo libro A proposito di niente, Allen è tornato a fare parlare di sé. Il volume ha ricevuto recensioni generalmente negative dalla stampa specializzata, ma ha anche rappresentato un’occasione per Allen di raccontare la sua versione dei fatti. In una lunga intervista al Guardian, il regista ha dialogato con la giornalista Hadley Freeman regalando uno scambio senza peli sulla lingua ma, al contempo, cercando di apparire sereno rispetto a ciò che gli è accaduto negli ultimi anni.

“Immagino che per il resto della vita gran parte delle persone penseranno che io sia un predatore,” ha dichiarato in apertura, “ogni cosa che dico appare come egoista e in difesa, quindi, penso che la miglior cosa da fare sia andare avanti e continuare a lavorare”.

All’età di 84 anni, non sembra avere intenzione di fermarsi: la produzione del suo quarantanovesimo film sta infatti già volgendo al termine e, se non fosse stato per l’emergenza Coronavirus, Allen sarebbe già all’opera sul cinquantesimo.

Il regista però ha focalizzato il suo intervento su un punto chiave delle vicende che l’hanno visto protagonista. Nel marzo 2019 molti attori che avevano lavorato con Allen avevano espresso pubblicamente il loro rimorso. I nomi erano “pesanti” e il contraccolpo fu importante. Presero le distanze star come Mira Sorvino, Greta Gerwig, Colin Firth e Rebecca Hall. Altre voci si sono espresse con maggiore cautela, appoggiando la sua presunta innocenza: Larry David, Diane Keaton, Alec Baldwin, Alan Alda e Scarlett Johansson hanno ricevuto pesanti critiche per la loro posizione in controtendenza rispetto all’opinione pubblica. Interrogato sulla questione, Allen ha ringraziato chi l’ha difeso sottolineando: “posso assicurare che non saranno mai imbarazzati per la loro posizione”.

Nel libro sono contenuti però alcuni passaggi decisamente critici rispetto alla faccenda, in particolare rispetto al comportamento di Timothée Chalamet, star di Un giorno di pioggia a New York:

“Timothée ha affermato pubblicamente di essersi pentito di avere lavorato con me e ha dato in beneficenza il suo guadagno. Ma ha giurato a mia sorella che aveva bisogno di farlo per via della sua candidatura agli Oscar per Chiamami con il tuo nome. Lui e il suo agente pensavano di avere migliore possibilità di vincere se mi avesse denunciato pubblicamente. E per questo l’ha fatto”. Sono accuse gravi a cui, ad ora, l’attore non ha ancora ribattuto.

Allen era stato accusato di molestie sessuali nei confronti della figlia Dylan, che all’epoca aveva sette anni. Nonostante gli anni di indagini la vicenda ha ancora i contorni non chiari. Diverse indagini e perizie hanno sempre negato i fatti, ma Mia Farrow e la figlia hanno continuato a denunciare pubblicamente la condotta dell’uomo. A questo si è aggiunta la relazione di Allen con l’allora ventunenne Soon-Yi Farrow Previn, figlia adottiva di Mia Farrow e di suo marito André Previn: “La gente è molto confusa rispetto a questa storia. Pensano che Soon-Yi fosse mia figlia adottiva e che all’epoca vivessi con Mia e quindi nello stesso appartamento di Soon-Yi. Pensavano fossi sposato con Mia e avessi questo tipo di pensieri folli”.

Come fatto notare dall’intervistatrice la questione non rappresenta un crimine, ma agli occhi di molti rappresentò un problema morale. Soon-Yi ha ora 49 anni ed è sposata con Allen da 23 anni, e nel tempo è stata vista sia come vittima sia come carnefice e ha dovuto portare su di sé il peso della cronaca e dei commenti attorno al comportamento del marito. Allen ha così risposto:

Ho realizzato che la relazione con Soon-Yi ha avuto un impatto drammatico e non era ordinaria: si può criticare la rettitudine, la sua appropriatezza. Lo capisco. Ma le false accuse hanno ferito Ronan e Dylan. (…) Non sono arrabbiato per la mia carriera. L’unica cosa che mi fa arrabbiare è non aver potuto vedere i miei figli crescere, sono arrabbiato verso quello che è stato fatto a Ronan e Dylan. Non ho potuto parlare con i miei figli per 25 anni e sono stati cresciuti pensando il peggio di me.

Per quanto riguarda invece la diatriba legale con Amazon ha commentato con ironia:

Questo gioca a favore della mia fantasia di essere un artista il cui lavoro non viene visto nella sua patria ed è costretto, a causa delle ingiustizie, a parlare al pubblico estero. Mi vengono in mente Henry Miller, DH Lawrence, James Joyce. Mi vedo stare vicino a loro con aria di sfida. E in quel momento mia moglie mi sveglia e mi dice che stavo russando.

L’intervista rappresenta un passaggio importante, rispetto all’opinione pubblica, per quanto riguarda le vicende che l’hanno coinvolto, per come amplia il contesto rispetto ai fatti di cronaca e mostrando quanto questi abbiano toccato le vite di molte persone. Sicuramente si tratta di parole che rialimenteranno il dibattito, nonostante il loro intento sia chiaramente quello di “passare e andare avanti” e che, soprattutto, aiuteranno a vedere i protagonisti di queste tristi pagine non come distanti personaggi di un racconto, ma come persone con una vita che viene toccata indelebilmente.

Cosa ne pensate delle parole di Woody Allen? Fatecelo sapere nei commenti.