Cineworld, la seconda più grande catena di multisala operante a livello globale, ha espresso una certa perplessità apprendendo la notizia dello storico accordo siglato fra la Universal e la AMC in materia di accorciamento delle finestre distributive.

Secondo l’accordo, AMC Theatres accetterà una finestra minima di 17 giorni (includendo tre weekend) tra l’uscita di un film Universal nelle sue strutture e il lancio in Video On Demand. AMC otterrà una parte delle vendite digitali, che in quella finestra temporale saranno noleggi a 20 dollari per 24 ore.

Ricordiamo che lo standard attuale è di 90 giorni tra l’uscita al cinema e il lancio in noleggio digitale.

Il CEO di Cineworld Mooky Greidinger, gruppo da ben 9500 schermi fra Stati Uniti (7155) e resto del mondo, si è espresso così in materia interpellato da Deadline:

Non c’è alcun senso in questo modello di business a nostro modo di vedere la cosa. Ovviamente non conosciamo i dettagli specifici dell’accordo, ma analizziamo, e analizzeremo, ogni mossa fatta all’interno dell’industria. La gente deve sapere che il primo grande film della Universal arriverà fra sei mesi [questo perché negli Stati Uniti “No Time to Die” non verrà portato in sala dalla major citata, che è in capo alla distribuzione internazionale, ndr.], quindi non abbiamo particolare fretta. Ma per noi si tratta comunque della mossa sbagliata fatta nelle circostanze storiche meno adatte. Chiaramente, per quel che ci riguarda, non proporremo nelle nostre sale alcuna pellicola che non rispetti la finestra distributiva standard.

Il magazine cinematografico americano aggiunge altri due particolari alla vicenda. Primo: l’accordo stipulato fra AMC e Universal dovrebbe, al momento, interessare il solo mercato statunitense. Secondo: in molti si stanno interrogando circa l’effettiva durata “multi annuale” del medesimo visto che, a quanto pare, non è stato specificato.

Nel frattempo, secondo quando riporta Variety la stessa AMC ha iniziato a contattare gli altri studios offrendo condizioni simili per accordi simili: il 20% degli incassi del noleggio digitale (la catena chiede anche di tenersi il 2% in più dell’incasso in sala). Pare che nessuna major si sia dimostrata interessata, e in particolare Disney si sarebbe dimostrata molto scettica perché crede che accorciare le finestre possa ridurre i profitti in sala di grandi blockbuster per famiglie (una famiglia potrebbe trovare conveniente spendere solo 20 dollari per un noleggio, contro le decine di dollari tra biglietti cinematografici, popcorn ecc).

È chiaro che la stessa Universal non farà uscire in VOD dopo soli 17 giorni film che si stanno dimostrando dei grandi successi in sala: l’esperienza cinematografica è e rimane quella che genera più profitti. Il punto è che la major, trovando un interlocutore in AMC, ha rotto l’unità dei membri della National Association of Theater Owners iniziando a scardinare un sistema. È più un esperimento: il vero cambiamento ci sarà quando più major stringeranno patti simili con tutte le catene.

Continueremo a seguire con attenzione la faccenda.

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