Al Toronto Film Festival è stato presentato in anteprima il film animato WolfWalkers, in arrivo prossimamente su Apple TV+, l’ultimo capitolo della trilogia legata al folklore irlandese composta anche da The Secret of Kells e La canzone del mare.
L’affascinante progetto segue quello che accade a Robyn, la figlia di un cacciatore arrivato dall’Inghilterra per liberare l’area dei lupi. La ragazzina stringerà però un’amicizia che le cambierà radicalmente la vita e le farà capire per chi, e cosa, vale veramente la pena lottare.

I registi Tomm Moore e Ross Stewart hanno risposto ad alcune nostre domande svelando in che modo è stata creata una storia affascinante e magica, destinata a conquistare il cuore degli spettatori di tutte le età, e di ritagliarsi un posto in primo piano nella corsa agli Oscar.

Il film è pieno di scene spettacolari e visivamente di grande impatto, quale momento è stato il più difficile da realizzare?

Ross Stewart: Penso che la parte più difficile da realizzare siano state le scene della visione del lupo, quando vediamo attraverso gli occhi di Robyn, quando si trasporta all’interno della creatura, perché volevamo che si distinguesse dal punto di vista visivo. Ci sono queste sequenze che mostrano come Robyn stia affrontando queste montagne russe dal punto di vista emotivo rappresentate dal vedere attraverso gli occhi di un’altra creatura. Doveva essere un mondo immersivo e abbiamo lavorato insieme a Eimhinn McNamara, questo incredibile animatore e regista, per creare questi paesaggi in CGI che poi stampavamo e poi modificavamo con matite e carboncino, e poi scannerizzavamo. Avevamo una pila enorme di carta, alta qualche metro, per ognuna di quelle scene. Si è trattato di un lavoro lungo e complicato.

Pochi giorni fa Don Bluth ha annunciato la nascita di un nuovo studio animato il cui obiettivo è dare vita a una rinascita dell’animazione tradizionale, cosa pensate di questo ritorno all’animazione disegnata a mano?

Tomm Moore: Penso sia fantastico che Don Bluth stia aprendo un nuovo studio perché negli anni ’80 ne aveva uno in Irlanda ed è stata una grande fonte di ispirazione per me poter vedere film di animazione disegnati a mano creati qui nella mia nazione. Poi c’è stato un periodo, mentre stavamo realizzando il nostro primo film, in cui l’animazione in CGI stava muovendosi verso un alto grado di realismo, e anche il gusto del pubblico sembrava orientato verso quella realtà. Ho trovato davvero incoraggiante che ora ci siano dei progetti maggiormente equilibrati tra i due approcci: Spider-Man Un Nuovo Universe sfrutta bene l’origine legata ai fumetti e, anche se c’è l’uso del digitale, ha degli elementi realizzati a mano. Poi c’è il film Klaus, realizzato per Netflix, che è stato realizzato in Spagna ed è disegnato a mano e ha un aspetto finale vicino al digitale. Si prova la sensazione di poter continuare la tradizione dei disegni a mano, in questo caso volevamo che Wolfwalkers avesse l’aspetto di un libro illustrato per bambini. Penso che l’animazione disegnata a mano abbia il vantaggio di avere molte possibilità stilistiche oltre a possedere una qualità senza tempo. L’animazione in CGI sta inoltre migliorando di anno in anno. Se si riguarda il primo Shrek o il primo capitolo di Toy Story ora sembrano quasi superati, ma se si guarda invece Il mio vicino Totoro o Bambi sembrano ancora freschi e nuovi perché sono disegnati a mano e quell’aspetto non ha tempo. Penso che sia un ottimo periodo per l’animazione creata a mano perché è stata integrata nell’arte in CGI, come appunto accaduto con Spider-Man – Un nuovo universo, ma si sta anche accogliendo molto bene i progetti interamente disegnati a mano. Il pubblico sembra apprezzare questo aspetto, amare le storie senza tempo.

La storia è ambientata nel passato, tuttavia la tematica della diversità e dell’intolleranza sono diventate sempre più rilevanti negli ultimi anni. Siete stati in qualche modo influenzati dai fatti di cronaca durante lo sviluppo del film?

Ross Stewart: Fin dall’inizio del progetto, circa 7-8 anni fa, abbiamo sviluppato delle tematiche molto contemporanee e rilevanti già all’epoca. Nel corso degli anni durante il quale abbiamo lavorato al progetto molte cose sono cambiate, non direi che ci siamo ispirati a quanto stava accadendo in modo esplicito, ma non si può non essere influenzati in qualche modo da quello che ti circonda, dalla situazione mondiale. Abbiamo nel film un personaggio come Lord Protector che è molto simile ad alcuni leader autocratici presenti nel mondo, poi parliamo dell’estinzione delle specie che sta accadendo a livello globale… Ci sono delle tematiche molto rilevanti anche se la storia è ambientata nel passato.

Tomm Moore: Con questo film si possono avere dei ragazzini provenienti da diversi background e sono in grado di capire il punto di vista degli altri, accettarsi e questa è la nostra speranza. Questa situazione ora è diventata ancora più centrale e spero che queste storie aiutino in qualche modo.

La musica, come accaduto anche nei vostri film precedenti, ha un ruolo centrale e in WolfWalkers c’è una splendida sequenza sulle note di un brano di Aurora, come avete lavorato sulla colonna sonora?

Ross Stewart: Abbiamo lavorato con Bruno Coulais e con il gruppo Kila, con cui avevamo già collaborato in occasione di La canzone del mare e The Secret of Kells, quindi è stata una scelta piuttosto naturale durante il processo creativo.
Inserire la canzone di Aurora non era invece previsto all’inizio del progetto, è accaduto a metà della creazione degli storyboard. Tomm ha sentito la sua canzone mentre stava facendo jogging e il suo sound sembra perfetto per quella scena. Siamo arrivati al momento in cui si può vedere il mondo attraverso gli occhi del lupo, capire tutte queste nuove sensazioni, ascoltare, provare emozioni. Doveva essere un momento importante dal punto di vista visivo e quella canzone ha un climax meraviglioso che sembra funzionare alla perfezione con il film. Il fatto che sia accaduto è davvero sorprendente.

Tomm Moore: Si è trattato di qualcosa di molto naturale, non so come sia apparsa nella mia playlist e quando l’abbiamo messa nel montaggio e iniziato a creare la scena basandoci sul brano ce ne siamo innamorati. Alla fine siamo stati davvero felici che fosse disposta a modificare leggermente la canzone, lavorando con Kila e Bruno per realizzare una versione per il film. Sono davvero felice di avere un’incredibile artista contemporanea come lei.

Come avete scelto le voci dei protagonisti, avevate già in mente alcuni degli attori mentre disegnavate i personaggi?

Tomm Moore: Stavamo disegnando il personaggio del padre e sembrava un sosia di Sean Bean, stavamo guardando tutti Game of Thrones! Abbiamo visto tutti Il Signore degli Anelli e stavamo tutti scherzando sottolineando che si trattava di un personaggio in stile Sean Bean, quindi siamo stati davvero felici che abbia accettato il ruolo, era la nostra prima scelta.
Per tutti gli altri la scelta è avvenuta dopo il casting, abbiamo fatto moltissime audizioni per i ruoli delle ragazzine.

Ross Stewart: Honor Kneafsey ha molta esperienza ed è una vera professionista. Eva Whittaker, che ha il ruolo di Mebh, era una tra le circa cento ragazze che stavano facendo un’audizione per la parte, ma la sua energia sullo schermo durante un solo minuto di prova era assolutamente perfetta, ha una voce un po’ roca come se avesse urlato o ruggito e ha una tale energia, vita in tutto quello che fa, è sembrata subito perfettamente adatta al modo in cui stavamo disegnando il personaggio. Spero davvero che realizzi altri film e abbia una carriera nel cinema perché è un vero talento.
Con Simon McBurney siamo stati davvero fortunati nel poterlo avere nel cast e lo stesso è accaduto con Maria Doyle Kennedy che ha una voce unica e meravigliosa, e ha potuto cantare la canzone che chiude il film. Siamo stati davvero, davvero fortunati con il cast di talenti coinvolti.

I vostri film hanno uno stile molto unico e in grado di distinguersi, un po’ come accade a progetti realizzati dallo Studio Ghibli, continuerete a mantenere queste caratteristiche anche nei vostri prossimi film?

Tomm Moore: Tutti gli artisti coinvolti nel nostro studio sono coinvolti nel mondo dei fumetti, dipingono, disegnano… Sono quindi tutti attirati da questo mondo. Il film che abbiamo attualmente in produzione, My Father’s Dragon che sarà diretto da Nora Twomey e verrà distribuito nel 2022, avrà un aspetto leggermente diverso rispetto a Wolfwalkers e Song of the Sea, ma tutti i nostri artisti sono interessati all’animazione di questo tipo, quindi ci saranno dei punti in comune.