Le reazioni delle associazioni di settore al nuovo DPCM varato oggi, che prevede che cinema e teatri rimangano chiusi almeno fino al 24 novembre, non si sono fatte attendere e si sono affiancate alle voci di tanti, tra appassionati e lavoratori dello spettacolo, che stanno protestando per il provvedimento.

Il ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini ha parlato su Twitter di “dolore”, affermando che la proprità assoluta sia tutelare la vita e la salute di tutti con ogni misura possibile:

Ma L’AGIS, l’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, esprime contrarietà nei confronti di queste misure e si rivolge sia a Franceschini che a Conte, e chiede l’apertura di un tavolo di confronto:

Illustre Presidente del Consiglio, Illustre Ministro, facendo seguito alle fitte interlocuzioni intervenute nella giornata di ieri con il Ministro Franceschini, che ringraziamo per lo sforzo compiuto in queste ore per addivenire a conclusioni differenti, esprimiamo la nostra contrarietà, insieme a larghissima parte dell’opinione pubblica, rispetto alla ipotesi prevista nel DPCM in merito alla sospensione delle attività dei teatri, dei cinema e dei luoghi di spettacolo. Come evidenziato dai dati di una ricerca da noi effettuata e trasmessa alle Istituzioni ed agli organi di informazione, i luoghi di spettacolo si sono rivelati tra i più sicuri spazi di aggregazione sociale. Riteniamo, pertanto, che la misura prevista sia ingiustamente penalizzante rispetto al nostro settore. Sono stati siglati accordi e protocolli a livello territoriale e a livello nazionale con le Organizzazioni di categoria per garantire la salute e la sicurezza e tutte le imprese del comparto si sono adeguate assumendosi onerosi investimenti per elevare il livello di prevenzione sia per i lavoratori che per gli spettatori. Pertanto, riteniamo che vi siano i presupposti affinché i teatri, le sale cinematografiche e da concerto siano escluse da provvedimenti restrittivi, alla luce di dati oggettivi che siamo pronti a dimostrare nelle sedi opportune. Una nuova chiusura delle attività del settore comporterebbe un colpo difficilmente superabile e una drammatica ricaduta sulle decine di migliaia di lavoratori e artisti, già al limite del sostentamento a causa del crollo del reddito. Si tratterebbe di una scelta devastante per l’intero Paese.

Chiediamo sin da subito l’apertura di un tavolo al fine di individuare possibili strumenti idonei ad affrontare le situazioni di maggiore sofferenza e a garantire piùcertezza per il futuro. Confidando in una comprensione delle ragioni esposte, si porgono cordiali saluti.

Al ministro è stata poi mandata anche una lunga lettera firmata al momento da realtà come 100 Autori, ANAC, AFIC e figure come Gianni Amelio, Pupi Avati, Nanni Moretti, Francesco Bruni, Paolo Virzì, Enrico Taviani:

LETTERA APERTA AL MINISTRO DARIO FRANCESCHINI E AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, GIUSEPPE CONTE

Signor Ministro,
la decisione del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte e del governo di procedere fino a tutto il mese di novembre alla chiusura di cinema, teatri e sale da concerto ci lascia attoniti, sorpresi e fortemente critici pur conoscendo il suo impegno a favore della cultura e dei lavoratori dello spettacolo.

Nell’attuale situazione sanitaria, di cui siamo ben consapevoli come cittadini e operatori del nostro settore, capiamo che la salute è un bene primario da tutelare ad ogni costo. Sappiamo però altrettanto bene che la cultura è un bene altrettanto primario e che azzerarne oggi una parte fondamentale come quella dello spettacolo è un’azione a nostro avviso priva di logica e utilità. 
È comprovato infatti che tra le attività di socializzazione, grazie proprio ai severi protocolli sanitari che dallo scorso maggio regolano le proiezioni e gli spettacoli, Cinema e Teatri sono i luoghi più sicuri, dove non si sono registrati casi di contagio. Lo testimoniano i dati forniti ancora di recente dall’Agis, le centinaia di proiezioni svoltesi in sicurezza alla Mostra del cinema di Venezia e ancora, proprio in questi giorni, che hanno coinciso con una preoccupante crescita di nuovi contagi, alla Festa del Cinema di Roma dove non sono stati registrati focolai.
Addirittura la chiusura sarà a nostro parere controproducente perché l’eliminazione degli unici presidi di socialità sicuri, alternativi alla movida di strada e alla convivialità dei locali di ristorazione, comporterebbe il disorientamento di quella parte della popolazione che è meglio sta reagendo alla crisi pandemica.

Tutto ciò dimostra che, grazie al controllo della temperatura all’ingresso, l’uso della mascherina, la drastica riduzione della capienza che garantisce il necessario distanziamento, l’immobilità degli spettatori durante le proiezioni e gli spettacoli, le ampie volumetrie dei locali, la sanificazione al termine di ogni spettacolo, i cinema, i teatri, le sale da concerto sono ad oggi i luoghi più sicuri e protetti della vita sociale.

Pertanto la scelta di una nuova chiusura delle sale cinematografiche appare ai nostri occhi, non solo di operatori del settore, ma di spettatori e cittadini, ingiustificata. In un momento in cui si sta lavorando per una faticosa ripresa, costringere i cinema ad interrompere nuovamente l’attività rischia seriamente di compromettere il futuro di un intero settore. Chiediamo un confronto aperto a tutte le categorie per trovare le modalità più idonee per salvaguardare la vita culturale di noi cittadini e un settore altrimenti prossimo all’estinzione.

Primi firmatari:

100 Autori
AFIC (Associazione Festival Italiani di Cinema)
ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici)
Casa del Cinema di Roma
SNGCI (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani)
SNCCI (sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani)
Gianni Amelio
Pupi Avati
Marco Bellocchio
Francesco Bruni
Massimiliano Bruno
Nanni Moretti
Giuliano Montaldo
Paolo Taviani
Enrico Vanzina
Paolo Virzì

C’è poi la lettera aperta dell’AFIC, l’associazione festival italiani di cinema:

AFIC – Associazione Festival Italiani di Cinema pur condividendo i principi volti a preservare la salute pubblica che hanno informato l’odierno Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, esprime una forte preoccupazione per la decisione di chiudere, per almeno un mese, le sale cinematografiche e, di conseguenza, di sospendere i festival cinematografici.

Il pensiero e la vicinanza vanno naturalmente a tutte le manifestazioni cinematografiche in svolgimento in queste ore e a quelle programmate, ma spesso riprogrammate dopo le chiusure dello scorso lockdown, nelle prossime settimane.

Il nostro settore viene colpito in maniera indistinta da queste misure e si trova, ancora una volta, a riprogettare all’improvviso il proprio lavoro dicendo addio a mesi di duro lavoro per riportare il pubblico nelle sale. L’esperienza di alcuni importanti festival, primo fra tutti la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ha mostrato come sia stato possibile organizzare ai massimi livelli di sicurezza eventi con migliaia di persone. Di queste esperienze ci piacerebbe che anche in futuro si tenesse conto prima di decidere chiusure generalizzate delle sale cinematografiche che da studi di settore risultano a bassissimo rischio di diffusione del contagio.

Purtroppo l’esercizio cinematografico, a cui esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà, è uno dei più colpiti da questo tipo di misure di chiusura perché è uno dei tasselli più importanti ma anche più deboli dell’intera filiera dell’industria cinematografica dal momento che non può disporre autonomamente dei film da proiettare. La chiusura e la riapertura a singhiozzo delle sale cinematografiche rischia dunque di interrompere il lavoro di mesi di riorganizzazione delle case di distribuzione che con serietà e coraggio hanno deciso di far uscire i loro film nelle sale.

In quest’ottica chiediamo dunque che il Governo e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo siano ancora più vicini a tutte queste realtà garantendo i mezzi economici di sostegno in questo momento emergenziale ma chiediamo anche un confronto per il futuro per immaginare insieme una ripartenza di tutto il settore con regole certe e verificate che diano nuovamente lavoro e stabilità a tutti.

Altri lavoratori dello spettacolo hanno lanciato una raccolta firme per sensibilizzare il governo:

Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Giuseppe Conte,
Onorevole Dario Franceschini Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo,

Siamo un gruppo di lavoratori dello spettacolo e della cultura e a viva voce chiediamo che non vengano chiusi cinema e teatri, presidi in cui sono garantite tutte le norme di sicurezza igienico sanitarie, dal tracciamento dei posti alla sanificazione, al controllo della temperatura e all’uso della mascherina obbligatoria.

Poniamo queste condizioni al di là di tutte le valutazioni e le implicazioni che questa ulteriore serrata comporta per tutto il settore e per il significato e il valore che la cultura deve avere nel nostro Paese.

Firma la petizione

Un’altra petizione, che ha già raggiunto le 22mila firme, è stata lanciata dall’associazione Cultura Italiae ed è stata condivisa anche da Alberto Barbera, direttore artistico del Festival di Venezia:

Gentili Presidente Conte, Ministro Franceschini,
in merito all’intenzione di richiudere Teatri e Cinema contemplati esplicitamente nella bozza del prossimo Dpcm, ed eventuali altri fondamentali luoghi della cultura al momento non esplicitati, nel tentativo di scongiurarne l’approvazione che avrebbe conseguenze nefaste sull’intero comparto culturale e sullo spirito dei cittadini, richiamiamo la Vostra attenzione sui seguenti punti:

1) i lavoratori dello spettacolo dal vivo hanno messo il loro straordinario e personale impegno per riaprire Teatri e Cinema nel pieno rispetto dei protocolli per la tutela della salute. Essi sono luoghi sicuri dove il pubblico è seduto con mascherina e non parla durante la rappresentazione. L’uscita e l’entrata sono regolati e rispettano il distanziamento. Questi luoghi rappresentano oggi un esempio virtuoso di gestione degli spazi pubblici in epoca di pandemia.

2) Abbiamo riconquistato faticosamente il nostro pubblico, spesso titubante e confuso da una comunicazione altalenante e ansiogena, a riacquistare i biglietti, rassicurandolo sulla certezza degli spettacoli e sulla scrupolosa adozione di tutte le misure di sicurezza.

3) Per quanto concerne i teatri abbiamo riavviato l’attività di produzione degli spettacoli sospesi, investendo pertanto nuovamente per il loro riallestimento. Peraltro tutti i voucher emessi acquisiti per gli spettacoli se fossero annullati dovrebbero essere riemessi nuovamente per non gravare sulle casse dei teatri;

4) Abbiamo riprogrammato tournée, concerti, uscite cinematografiche assumendoci enormi rischi, investendo e scommettendo quindi anche sul futuro, malgrado lo stato di incertezza dominante;

5) Abbiamo fatto rientrare tutti i dipendenti dalla Cig, garantendo loro non solo la giusta retribuzione ma soprattutto la dignità del lavoro;

6) l’ultimo punto sul quale richiediamo la vostra preziosa attenzione è il più importante in assoluto: chi opera nel settore della cultura è consapevole dell’importanza che essa ricopre soprattutto in momenti difficili come quello che ci troviamo ad affrontare. Sarebbe un grave danno per i cittadini privarli della possibilità di sognare e di farsi trasportare lontano oltre i confini della propria quotidianità.

È soprattutto per l’importanza di non privare l’Italia del proprio immaginario collettivo che vi chiediamo a nome della Associazione Cultura Italiae che rappresento, e dunque di tutti i comparti e i generi dello Spettacolo dal vivo, dei Produttori Cinematografici, degli Artisti, degli Esercenti, delle Gallerie d’Arte, dei Musei, delle Sale da Concerto, di mantenere indistintamente tutti i luoghi della cultura aperti!

Siamo importanti per la società civile perchè vi supportiamo nel vostro difficile compito istituzionale a mantenere elevato lo spirito dei cittadini, nella piena consapevolezza delle sofferenze che stanno incontrando a livello personale, familiare e professionale. È soprattutto in questa seconda ondata che ne avremmo più bisogno.

Il teatro e il cinema non possono fermarsi perchè sono la riserva invisibile di senso, per la vita pubblica e individuale dei nostri concittadini.

Tuteliamo la parte visibile di questa riserva di senso.

Firma la petizione

Anche Federico Mauro, art director i cui lavori segnaliamo spesso qui su BadTaste.it (per esempio, il trailer di Diabolik), ha pubblicato un duro intervento su Facebook, e come lui anche diverse altre figure del settore:

Dalla loro riapertura estiva i Cinema hanno subito una drastica, fisiologica riduzione di affluenza. Le sale, sostanzialmente semi deserte tranne in qualche caso di film-evento che ha visto una maggiore partecipazione, hanno sempre garantito la sanificazione dei locali, distanziamento tra gli spettatori, uso individuale del posto a sedere (spesso con obbligo di mascherina per l’intera visione dello spettacolo).
Da un recente comunicato dell’associazione di categoria è finanche emerso che nei Cinema non si sono mai verificati, ad oggi, episodi di contagi o focolai di alcun tipo.
L’apertura delle sale, pur con queste difficoltà oggettive, consentiva a un intero settore di continuare la propria attività, pianificando anche uscite di film italiani importanti per poter determinare segnali di ripresa ed offrire al pubblico ció per cui paga un biglietto: un’esperienza.
Che in un momento come questo si debba essere tutti disposti al sacrificio e a limitare la propria vita sociale o ricreativa è una cosa sacrosanta. Che però si adottino provvedimenti alla cieca, senza considerare la peculiarità di ogni singolo settore o servizio è francamente inaccettabile.
Chiudere i Cinema è una scelta drammatica.
Chiudere i Cinema che sono – ad oggi – uno dei pochi luoghi sicuri in cui è possibile trascorrere il proprio tempo è una scelta irresponsabile.
Mi auguro che l’intero settore si mobiliti per rappresentare questioni che – mi pare evidente – non sono state minimamente considerate.
Poi, se vi dovessero essere argomentazioni, valutazioni o dati che contraddicono queste riflessioni, sarò ben lieto di conoscerle, di cambiare idea e di accettare consapevolmente la decisione presa.