Zardoz, o quando Sean Connery si mise in mutande per pagare il mutuo
Nel giorno del novantesimo compleanno dell’attore scozzese, ricordiamo uno dei suoi film più assurdi
Prendete solo il 1974: nel giro di pochi mesi, il primo russo con l’accento scozzese della storia del cinema lavorò con Sidney Lumet in Assassinio sull’Orient Express e con un altro gigante come John Boorman, reduce dal successo di Un tranquillo weekend di paura e pronto a lanciarsi in una nuova e per lui inedita sfida. Sfida che, inizialmente, doveva essere l’adattamento cinematografico del Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, progetto che però saltò a causa degli spaventosi costi di produzione previsti che fecero cambiare idea in tempo zero a United Artists. Boorman si trovò così con in mano un pugno di mosche e nella testa la fissa di volersi cimentare con il fantasy, o comunque di provare a inventare un mondo immaginario dove ambientare la sua prossia opera: il risultato si chiama Zardoz ed è un piccolo culto, nonché la dimostrazione che non basta avere buone idee e buona volontà per eccellere nel world building.

Il mio regno per un mutandone
Cosa c’entra Sean Connery e come siamo finiti a parlare di Zardoz?
Sean Connery c’entra perché all’inizio non sarebbe dovuto neanche comparire nel film; al suo posto era stato scritturato Burt Reynolds, che però si ammalò e dovette lasciare la parte a un tizio che aveva appena smesso di essere James Bond e che, paradossalmente, faticava a trovare nuovi ruoli, e che dunque non si fece problemi ad accettare la proposta di Boorman (non fu l’unico, ovviamente: lo script convinse anche Charlotte Rampling, che lo trovò “poetico” e accettò con entusiasmo la parte). Zardoz divenne così il nuovo progetto del regista di Un tranquillo weekend di paura, un’epica storia di fantascienza con protagonista 007 e girato con l’aiuto (pur se non accreditato) di Stanley Kubrick: se le cose fossero andate come credeva Boorman, Zardoz avrebbe potuto avere l’effetto che ebbe Una nuova speranza solo tre anni dopo.

E i Brutals e gli Eternal e il Vortex...
Il risultato è che Zardoz è, per usare un termine tecnico, un casino da seguire e da spiegare, intricatissimo, pieno di termini che vengono pronunciati con La Lettera Maiuscola tipo The Vortex o The Eternals e che se fossimo in un videogioco tipo Mass Effect spingerebbero a mettere in pausa per consultare l’enciclopedia intera per capire di cosa si sta parlando; è il ritratto di una società spaccata in due (ricchi e poveri, immortali e mortali, ragione e sentimento, uomo e animale, e tutti gli altri dualismi che volete), che funziona secondo principi complicatissimi ma che discendono tutti dalla noia nella quale vive immersa la metà immortale.

Un film che ci si capisce non ci si capisce
Zed è ovviamente Sean Connery ed è il classico “selvaggio che arriva nella civiltà e la scombussola”: considerato alla stregua di una bestia dall’avanzatissima società degli Eternals (Zed è un Brutal Exterminator), stando a contatto con loro si dimostra più intelligente del previsto e generatore di catastrofi e lieti fini, e Zardoz parla di questo, di un viaggio di scoperta della società del Vortex e delle sue infinite e complessissime regole, visto dagli occhi di un tizio che per mestiere spara ai presunti incivili. È un mistero che si svela pian piano sia a Zed sia a chi sta dall’altra parte dello schermo, e per questo richiede un investimento intellettuale fortissimo soprattutto all’inizio; Zardoz è un film molto chiaro a chi l’ha scritto e molto meno a chi lo guarda, ed è questo, più che i mutandoni di Sean Connery, il suo vero, insormontabile difetto.
Ancora tanti auguri Sean, e cento di questi mutandoni.