Mentre dovremo ancora aspettare un anno per vedere il tanto atteso e procrastinato Avatar 2, in questi giorni James Cameron ha pubblicato negli Stati Uniti il libro Tech Noir, in cui sono state inserite anche alcune delle locandine da lui realizzate nel corso della carriera. Per l’occasione, ha partecipato ad un panel di io9, dove ha raccontato la “divertente” storia che si cela dietro la locandina originale di Aliens, che semplicemente riportava le tagline “There Are Some Places In The Universe You Don’t Go Alone” e “This Time It’s War”, con il titolo stilizzato su sfondo nero.

Sono andato nell’ufficio del capo del marketing della 20th Century Fox. L’ho letteralmente incontrato nel suo ultimo giorno in ufficio, dove tutto era già inscatolato. Era la sua ultima riunione prima di lasciare il lavoro. Era seduto alla scrivania e aveva una piccola rana di plastica, la stava schiacciando e la faceva saltare intorno al tavolo. Ho detto: “A che serve questa rana?”, e lui: “È la mia rana per lo stress“. E io: “Ok, questo tizio è spacciato“.

Allora mi fa: “Ma ho una locandina per te“. E me la mostra. Magari la trovi online, alcune sono trapelate. Era questa orribile sorta di mash-up fotografico. Sembrava peggiore di una di Roger Corman, perché, come me, Roger crede nelle belle locandine. Non bei film, ma belle locandine. Guardo quella cosa, la prendo in mano e dico: “Oh, lasciami dire esattamente cosa penso di questa locandina“. L’ho tipo semplicemente accartocciata e gettata in un angolo. E mentre lui gioca con la rana per lo stress, gli dico: “Onestamente, se potessi scegliere tra quel pezzo di m*rda e una cornice tutta nera, scelgo la seconda“. A quanto pare quello che è successo è che sono andato fuori dall’ufficio e lui ha chiamato qualcuno dicendogli: “La vuole tutta nera“. Non stava ascoltando cosa gli stavo dicendo. Quindi questo è il motivo per cui non c’è letteralmente nulla sulla locandina di Aliens.

Nel libro, James Cameron racconta di quando lavorava per una vecchia casa cinematografica chiamata Saturn, realizzando locandine senza nemmeno guardare i film perché era molto brutti, semplicemente inviando le immagini che pensavano fossero belle. Nell’occasione, gli è stato chiesto se questa esperienza ha avuto un effetto sui poster dei suoi film, nessuno dei quali è mai stato illustrato:

Non ho mai spinto gli uffici del marketing a scegliere un metodo piuttosto che l’altro [le foto o le illustrazioni]. Mi facevano delle proposte. Penso che nel caso di Avatar avessero mancato totalmente il bersaglio, e così pagammo Dylan Cole, che era uno dei nostri designer, per fare la locandina per il film. Che mi crediate o no, li abbiamo semplicemente realizzati nel nostro reparto di design. Quindi io credo nelle locandine allo stesso modo in cui credo nelle copertine di tutti quei libri di fantascienza che ero solito comprare da ragazzino. Se aveva una bella copertina, lo compravo.

Cosa ne pensate? Ditecelo nei commenti!

 

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