Oliver Stone senza freni in una lunghissima intervista rilasciata a Deadline. Il regista e sceneggiatore, tre volte vincitore degli Oscar, è recentemente ritornato al centro della scena mediatica. Pochi giorni fa avevamo riportato qui le sue dichiarazioni rispetto al caso della rimozione temporanea di Via col vento dal catalogo HBO Max.

Stone ha avuto una conversazione con il giornalista Mike Fleming per parlare del suo libro, di recente pubblicazione, Chasing the Light. Il lungo sottotitolo del volume “Writing, Directing, and Surviving Platoon, Midnight Express, Scarface, Salvador, and the Movie Game” bene descrive le intenzioni dell’opera. Un racconto senza peli sulla lingua della vita del regista, tra la guerra nel fango del Vietnam, i sogni artistici, la fatica di gestire James Woods nel set di Salvador e l’esperienza di vincere i Golden Globe salendo sul palco “alticcio”.

Tra i molti temi approfonditi nell’intervista è emerso anche un surreale aneddoto riguardo alla produzione del film Salvador.

Un direttore di produzione locale aveva spostato delle attrezzature che Stone aveva precisamente detto di non toccare. Sono occorse ben due ore per rimetterle al loro posto. Una perdita di tempo inaccettabile per il regista. Nel libro, Stone sostiene di avere avuto uno scontro durissimo con lui (arrivando persino alle mani), tanto che l’uomo tornò sul set con una borsa contenente una pistola. In poco tempo si diffusero sul set voci che qualcuno della produzione avesse addirittura fatto un’assicurazione sulla vita del regista.

Oliver Stone ha aggiunto alla già assurda storia un precedente:

Sul set di Seizure, il mio primo film, sono stato quasi ucciso. Non ne parlo spesso, ma l’addetto agli effetti speciali si è messo a cercarmi imbracciando un machete. (…) ogni giorno questo idiota faceva arrivare in ritardo l’autopompa. Adduceva scuse, parole, parole… Io sono l’unica persona che paga quando siamo in ritardo. In altra parole, se non riusciamo a fare quello che dobbiamo in giornata in un film a basso budget significa essere costretti a tagliare parti della sceneggiatura. E la sceneggiatura è sacra per me. Lottavo per quello che avevo scritto, quindi ogni attacco al tempo di produzione del film era anche un attacco alla mia sceneggiatura. 

Sollecitato dall’intervistatore, Stone è tornato a raccontare l’esito della vicenda dell’uomo con il machete:

Non mi ha mai trovato. So che mi stava cercando. Era ubriaco, e io ero… mi hanno scortato fuori di casa perchè non volevano che arrivassimo a questo scontro. Era matto. È stato licenziato.

L’intervista si è poi concentrata sulle strategie adottate dal regista sul set di Platoon per fare emergere la miglior performance possibile da Willem Dafoe e Tom Berenger. I metodi furono, per usare un eufemismo, poco ortodossi. Stone aveva infatti vissuto in prima persona la guerra in Vietnam ed era alla ricerca di un’immersione totale:

Per ottenere realismo mi è bastato che gli attori non dormissero. Per cui li ho forzati molto sotto quell’aspetto e cercavamo di tenerli svegli. Abbiamo infranto tutte le regole SAG, come puoi immaginare. Non ci sono riposi di 12 ore quando lavori così. Abbiamo perso alcuni attori a quel punto. Volevamo che fossero logorati. Ma l’hanno adorato. Si sono immersi nel ruolo, sono attori, amano essere militareschi. Non hanno mai avuto un’esperienza così nella loro vita ed ecco qualcosa di reale, o il più possibile vicino alla realtà. Berenger e Dafoe erano dei leader, ma avevamo un cast molto versatile proveniente da tutto il mondo. Si sono aiutati tutti a vicenda. 

Oliver Stone si è spesso occupato della storia americana, in particolare dei suoi presidenti. Anni dopo il successo di JFK – Un caso ancora aperto, si occupò di Richard Nixon nel film Gli intrighi del potere. Nel 2008, poi, diresse W.,  film che indaga la vita di George W. Bush. Ma che cosa potrebbe succedere se il regista si mettesse al lavoro su un film dedicato a Donald Trump? Potrebbe essere una “miniera d’oro?”

Potrebbe esserlo, (Donald Trump) però cambierebbe la sceneggiatura giorno dopo giorno. Riuscirebbe a far fallire qualunque film. Sarebbe da pazzi girare un film del genere ora. È un performer notevole, mi ricorda Re Lear. Ha tratti di follia. È il tipo che chiede “quale figlia mi ama di più?” È un tiranno e brama così tanto di essere benvoluto. Non so se capisce le cose che dice, è così ottuso…

Insomma, un giudizio impietoso nei confronti dell’attuale Presidente degli Stati Uniti.

Cosa ne pensate delle affermazioni di Oliver Stone? Vorreste vedere un suo film su Donald Trump? Fatecelo sapere nei commenti.