Fonte: Badtaste.it

Abbiamo incontrato Peter Jackson e Saoirse Ronan, protagonisti dietro e davanti la macchina da presa di Amabili Resti, sia nella conferenza stampa che in un interessante roundtable.

In attesa di proporvi domani e nei prossimi giorni la trascrizione dell'intero roundtable e i video della conferenza stampa, ecco come ci ha risposto Jackson per quanto riguarda i suoi progetti per i prossimi due anni. Qui sotto il video, seguito dalla traduzione:

 

 

Ho un paio di film che sto sviluppando per dirigerli personalmente, ma di cui non posso parlare, perché non li abbiamo ancora annunciati. Io e Fran lavoriamo e viviamo insieme da 25 anni e in questo periodo abbiamo sviluppato tanti progetti senza farlo sapere. Così, lo facciamo in maniera differente dall'industria di Hollywood, perché normalmente sei sempre collegato con uno studio, loro detengono la proprietà del materiale e questo processo non ci piace. Preferiamo rimanere indipendenti e scrivere le sceneggiature da soli, perché così siamo più liberi. Gli studios infatti hanno sempre delle deadline di consegna, un'idea che noi preferiamo evitare perché non ci piace, soprattutto a livello creativo non amiamo dover consegnare qualcosa per forza in una data precisa. Così, qualcosa funziona, qualcosa meno, se decidiamo di abbandonare qualcosa nessuno lo sa e quindi è un processo diverso da molti altri realizzatori. A parte questi progetti che potrei dirigere, ci sono altre pellicole che sto producendo, come Lo Hobbit che Guillermo Del Toro dirigerà. Attualmente, abbiamo  finito la sceneggiatura della prima parte e stiamo lavorando sulla seconda. E' una fase che adoro quella di scrittura, perché non ci sono problemi logistici come budget e le cose che avvengono sul set, dove ci sono limitazioni e tempi ristretti, quindi c'è modo di sviluppare al meglio la propria creatività. Quando un film è ancora nella tua mente è sempre il film migliore, perché nella tua immaginazione è assolutamente perfetto, anche se poi quando lo realizzi non è così. Ci stiamo divertendo molto, anche se una parte di me è triste perché non potrò dirigerlo, una decisione che ho preso due anni fa, ma d'altronde Guillermo sta facendo un ottimo lavoro e non vedo l'ora di vederlo. Sto producendo anche Tin Tin, diretto da Steven Spielberg, un giovane che farà carriera e che sto cercando di aiutare a emergere (risate). Seriamente, è strano lavorare con Steven, è un po' come collaborare con Babbo Natale, è qualcuno con cui sono cresciuto. Una cosa che ho notato, adesso che lo conosco meglio, è che non soltanto lui è un nome leggendario, ma anche un'ottima persona, che vede la vita un po' come faccio io. In effetti, è rimasto un bambino, assolutamente eccitato dai film, non è cinico e stanco, è sempre un ragazzo che parla sempre delle sue idee con entusiasmo contagioso. E' veramente una grande fonte di ispirazione per me. Steven ha fatto adesso il primo film con il motion capture e rendendolo il più possibile simile ai fumetti, mentre io e Fran inizieremo a lavorare alla sceneggiatura del secondo nel 2010, che poi dirigerò. Tutto questo, ovviamente, non appena Lo Hobbit sarà ben avviato.

Ecco invece la trascrizione della conferenza stampa. In fondo, un paio di foto, inclusa quella in cui BadTaste.it incontra il regista e gli regala la locandina italiana… del suo primo film Bad Taste!

Quali sono i legami con Creature del cielo?
Peter Jackson: Quello è un film che abbiamo realizzato quindici anni fa. Posso capire perché la gente trovi dei legami nella nostra filmografia, ma noi realizziamo un film alla volta, che è quello che ci interessa. Quella pellicola era ispirata a un fatto di cronaca e si basava soprattutto sul diario di una delle protagoniste, che così abbiamo dovuto visualizzare. Per Amabili resti, la questione era diversa, perché era tratto da un romanzo. Per quanto riguarda l'interpretazione di Saoirse, è stata magnifica, ma non è il caso di prendermi dei meriti, perché lei è un talento naturale e l'unica cosa che dovevo fare era spiegarle come si sarebbe svolta la scena.

Visto l'argomento del film, cosa pensa dell'aldilà e di quello che avviene dopo la morte?
P.J.: La cosa interessante è che è un argomento importante per chiunque, è un mistero comune che unisce l'umanità. Ovviamente, non posso dire di sapere cosa avviene dopo la morte, mi piace pensare che una forma di energia come la nostra non venga distrutta completamente, se non a livello fisico. Ho visto persone in punto di morte ed è una cosa molto personale quando si abbandona il proprio corpo, penso che comunque ci sia una continuazione nel percorso. Va detto peraltro che il film vuole essere una forma di intrattenimento e Susie ha una vita molto particolare nel romanzo, in cui arriva anche a volersi vendicare dell'uomo che ha distrutto la sua vita, ma poi capisce che la cosa veramente importante è quella di non dimenticare.

Cosa pensa del 3D e in generale dell'industria cinematografica statunitense, lei che non vive in questo ambiente?
P.J.: Non un sono un profeta del 3D, ma quello che mi interessa è che i film sono un intrattenimento e non devono riflettere quello che avviene nella realtà. Penso che il 3D sia un elemento positivo e non ho problemi a indossare gli occhiali, basta che mi piaccia il film. Non credo che tutti i film siano adeguati al 3D, sono scelte che deve fare il regista, l'importante è che non sia semplicemente un trucco e un modo per fare più soldi. Comunque, sono convinto che alla fine diventerà soltanto uno strumento che i registi potranno utilizzare.
Per quanto riguarda Amabili resti, è stata la prima volta che ho girato fuori dalla Nuova Zelanda. Siamo andati in Pennsylvania circa 7-8 settimane e poi siamo tornati per girare degli interni in Nuova Zelanda, così come per la postproduzione. E' stato un aspetto importante per Alice Sebold, perché sono i luoghi in cui è cresciuta, le location che ricordava da bambina come il liceo. Così, lei ha immaginato questi posti ispirandosi ai suoi ricordi e ci ha fornito un po' di indicazioni per trovare questi luoghi e rimanere fedeli alla sua visione. Comunque, star fuori da Hollywood è bello perché si può lavorare in patria e non essere influenzati dal sistema americano, nei cui confronti mi sento un estraneo. Temo infatti che questa industria abbia la tendenza a far conformare la gente a un particolare modo di fare cinema.

Cosa vi ha attirato in Amabili resti?
P.J.: Amabili resti ci ha attirato perché affronta degli argomenti difficili, come cosa accade dopo la morte, il tutto con uno stile di scrittura senza compromessi. In effetti, la protagonista non muore anziana e in maniera tranquilla, ma abbiamo di fronte una ragazzina che viene uccisa brutalmente. Insomma, Alice voleva affrontare il tema della vita dopo la morte, ma facendolo anche in maniera drammatica e potente, quindi questo film era una sfida per noi. Infatti, la pellicola poteva diventare assolutamente deprimente, ma noi non volevamo prendere questa strada, mentre cercavamo di mantenere un'energia positiva ed evitare che la protagonista si affliggesse per il suo destino. Alla fine, vediamo che l'esistenza di Susie non viene distrutta, ma sopravvive in forma diversa, un messaggio ottimo per tutti noi. In effetti, non abbiamo cercato di concentrarci sull'omicidio, quanto piuttosto sull'amore e la perdita delle persone amate, che porta chi rimane a dover riaggiustare la sua vita. Così, si affronta un periodo di transizione, per poi arrivare a un luogo pacifico, in cui si sa che la persona che non c'è più rimane comunque vicino a noi. Insomma, era un film difficile, ma proprio per questo è stato bello passarci due anni. Alla fine, abbiamo fatto questo film per i giovani, d'altronde io ho con Fran una figlia adolescente e penso che sia un argomento interessante di cui discutere tra genitori e figli.  

Come è stato lavorare sul personaggio?
Saoirse Ronan: in effetti, era molto interessante come personaggio per una giovane attrice, perché lei non rimane la stessa durante il film, ma passa dall'essere un'adolescente ingenua a una giovane donna che accetta la sua morte. Susie è una tipica adolescente e per me era importante mostrare come le viene sottratta la sua giovane vita. E' sempre brutto vedere un bambino scomparso, anche perché spesso loro non vengono ritrovati, quindi io sono molto empatica verso i genitori, tanto che quando vedo questi annunci mi prendo almeno il tempo di leggere i dettagli, nel caso veda questi ragazzi. Ho veramente apprezzato questa sfida e devo dire che Peter Jackson ha svolto un ottimo lavoro, dicendomi sempre dove dovevo andare. Inoltre, anche la sceneggiatura era molto buona. Per prepararmi, ho guardato le riviste di moda del periodo, così come ho ascoltato la musica degli anni settanta, come i Fleetwood Mac e i Talking Heads.

Cosa ci può dire del lavoro di Stanley Tucci e Susan Sarandon?
P.J.: Il personaggio di Harvey era molto banale, perché non volevamo renderlo il classico serial killer affascinante che vediamo attualmente al cinema, come Hannibal Lecter. Lui è una persona assolutamente noiosa e questo gli permette di farla franca, perché si confonde nella comunità. Devo dire che sia Stanley che Susan sono stati la nostra prima scelta e per fortuna hanno accettato, così non abbiamo dovuto cercare altrove. Comunque, all'inizio Stanley era molto dubbioso. Abbiamo avuto tre incontri, anche in videoconferenza, in cui abbiamo parlato del film e poi gli abbiamo mandato la sceneggiatura pensando che accettasse subito. In realtà, era decisamente a disagio con il ruolo, perché è un padre di tre figli e una persona molto gentile, che però essendo un ottimo attore sapeva di doversi calare in questo personaggio. Quando facevo i primi piani, i suoi occhi avrebbero dovuto esprimere questi sentimenti senza fingere. Un aspetto molto importante è che lui fisicamente era molto diverso dal personaggio e quindi, quando si vedeva nello specchio, si sentiva più a suo agio nel non vedere se stesso, ma qualcuno di fisicamente diverso. Per quanto riguarda Susan, era magnifica sul set. Io non l'avevo mai incontrata prima e anche se ha fatto tanti film meravigliosi, ogni tanto è deludente incontrare le persone che ammiri, ma con lei è stato tutto perfetto.

Quanto era importante il sonoro in questo film?
P.J.: E' una bella domanda, perché molti mi pongono domande sulla musica e gli effetti visivi, ma pochi sul suono. Invece, su Amabili resti mi sono concentrato molto su questo aspetto importante. Per esempio, quando la sorella di Susie entra di soppiatto a casa di Harvey per cercare di trovare delle prove, tutto è giocato su dei piccoli suoni e sul fatto che questo signore, che vive sempre da solo, è abituato a ogni piccola cosa che avviene. Per quanto riguarda la vita ultraterrena, abbiamo cercato di evitare le ovvietà e di non renderli naturalistici, tanto che non sembrano dei suoni terrestri. Abbiamo dedicato molto tempo a questo aspetto, perché ritengo che il suono sia un'arma segreta per un realizzatore, che funziona a livello di subconscio per lo spettatore. Per quanto riguarda Brian Eno, è stato un po' un caso, perché noi gli abbiamo chiesto il permesso di utilizzare alcune canzoni e poi lui si è offerto di farci da compositore. Anche se lui non era molto conosciuto in questo ambito cinematografico, per noi era perfetto, perché era una musica ambient emozionante. Insomma, è capitato per caso, ma è stato bello.

Come e perché ha scelto la sua protagonista? E' avvenuto dopo aver visto Espiazione?
P.J.: In realtà, quel film è uscito sei mesi dopo che noi l'avevamno scelta, ma il regista Joe Wright è stato molto gentile, tanto da offrirci un dvd del montaggio con alcune sue scene. Noi eravamo già portati verso di lei, ma questo non ha fatto che confermare le nostre intenzioni. Avevamo svolto delle sessioni di casting a Los Angeles, ma ci siamo accorti che anche le attrici più interessanti erano troppo moderne come modo di fare e recitare rispetto a quello che ci serviva. Quando abbiamo optato per Saoirse, abbiamo comunque fatto molta attenzione a parlare attentamente con lei e con i suoi genitori, vista la delicatezza dell'argomento.

Qual è l'influenza di Hitchcock nel suo lavoro?
P.J.: Beh, la sua influenza è notevole in alcune scene, soprattutto in quella già ciata in cui la ragazza entra di nascosto della sua casa. Così, mi è piaciuto lavorare su inquadrature hitchcockiane, cosa che non mi era capitata spesso di fare nella mia filmografia. Quello che mi piace è la sua frase sui film che sono delle fette di torta. Io non faccio film per ragioni particolari se non per intrattenere. Avverto una responsabilità importante nel chiedere allo spettatore i suoi soldi e quindi voglio offrire loro qualcosa che valga la spesa.

Come riesce a rendere tanto realistici i film che realizza, anche se sono fantastici?
P.J.: Penso che sia molto importante che nei film con elementi fantastici i personaggi credano alla verità di quello che avviene e che tutto risulti credibile. Quando chiedi allo spettatore di compiere questo viaggio, non devi fare delle strizzatine d'occhio, come se ammettessi che sei il primo a non crederci. In questo modo, puoi credere nel film. Per esempio, nelle scene di battaglia de Il signore degli anelli ho utilizzato molta camera a mano, per dare l'impressione di riprese semidocumentaristiche e non sembrino delle classiche inquadrature con effetti speciali.

 

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Peter Jackson e Saoirse Ronan in conferenza stampa a Roma

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BadTaste.it incontra Peter Jackson e gli consegna il poster italiano originale di Bad Taste, il suo primo film!

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La giovanissima Saoirse Ronan (foto: A.F. Berni)

 

Nel cast di Amabili Resti ci sono Mark Wahlberg, Rachel Weisz, Susan Sarandon e Stanley Tucci, mentre Saoirse Ronan è la piccola Susie.

Amabili Resti esce l'11 dicembre in USA, da noi il 5 febbraio 2010. tutte le informazioni sul film, il cast, i video e le foto le trovate in questa scheda

 

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