In molti ieri sera (questa notte in Italia) sono rimasti in attesa di una notizia definitiva sullo sciopero degli sceneggiatori: le trattative tra WGA e AMPTP si sono infatti protratte a lungo, e pare siano arrivate agli sgoccioli, con il coinvolgimento di diversi avvocati e giuslavoristi per definire il linguaggio con cui verrà stilato il contratto definitivo che poi dovrà essere ratificato dai membri del sindacato. Sembrava che la firma sarebbe arrivata in serata, ma così non è stato. Dal quartier generale dell’AMPTP è arrivato l’annuncio che l’associazione dei produttori ha proposto la sua “ultima, migliore e definitiva” versione di un accordo, e che nella giornata di domenica la WGA dovrà rispondere accettando o meno questa proposta.

Questo però sembra l’ennesimo esercizio di retorica, un tentativo di condizionamento e di modifica della narrazione dell’ultimo minuto. La realtà è un’altra, ed è esemplificata dal nuovo comunicato congiunto rilasciato dalle due parti ieri sera: “Ci siamo incontrati sabato per trattare e continueremo domenica”.

Il miglior commento alle voci trapelate è quello dello sceneggiatore Mike Flanagan, ripreso proprio dalla WGA su Twitter:

Non c’è una versione “finale, definitiva, l’ultima in assoluto che verrà proposta” del contratto. Se la WGA non vedrà accolte le proprie richieste, lo sciopero proseguirà, perché a questo punto gli sceneggiatori non hanno più nulla da perdere dopo mesi e mesi di sciopero. Molti di loro si sono impoveriti, hanno dovuto chiedere il sostegno dei colleghi o hanno lasciato Los Angeles. E tutti sanno che gli sceneggiatori portano sulle spalle anche la responsabilità dello sciopero degli attori: questo contratto verrà infatti utilizzato come modello per l’altra trattativa, che si spera si chiuda nel giro di poco, con il sindacato degli attori SAG-AFTRA in sciopero da metà luglio. Gli studios, per contro, sono agli sgoccioli: se un accordo non venisse raggiunto entro il 30 settembre (la chiusura dell’anno fiscale per molte azienda), le ripercussioni sull’industria sarebbero ancora più catastrofiche. E, in generale, alcune di queste ripercussioni si faranno sentire per anni e anni, come la sfiducia che gli impiegati di Hollywood ora nutrono nei confronti dei loro datori di lavoro, che hanno preferito attendere mesi, vedendoli impoverirsi e giocando con le loro vite, prima di rimettersi seriamente al tavolo delle trattative. Senza sceneggiatori e attori, gli studios non possono fare nulla. Netflix può comprare contenuto dai festival o dai mercati esteri, ma tutte le altre major che fanno parte dell’AMPTP hanno bisogno di tornare al lavoro quanto prima – canali televisivi come la NBC rischiano di perdere miliardi di dollari in inserzioni pubblicitarie senza le serie tv della midseason.

Domenica, quindi, le trattative proseguiranno e un accordo definitivo dovrebbe essere raggiunto entro il tramonto, quando inizierà la festività ebraica dello Yom Kippur.

Vi terremo aggiornati.

Sciopero degli sceneggiatori: le ultime novità

Classifiche consigliate