La recensione di Amen, il film diretto da Andrea Baroni in arrivo al cinema dal 27 giugno.

“Massimo risultato col minimo dei mezzi”. È questo il senso della riuscita di Amen, ciò che avrebbe da insegnare a un cinema (il nostro) a cui manca come il pane questo tipo di operazioni fra genere e autorialità. Non perché si tratti di un capolavoro, ma perché è la dimostrazione di come budget, location e star contino meno di un’idea di cinema forte, che sa cosa raccontare e come rimanere fedele alla propria concezione formale. Anche quando se ne notano i difetti (e ce ne sono) resta la sensazione che il film abbia in gran parte raggiunto il suo scopo: quello di parlare di un certo tipo di esperienza umana con mezzi puramente cinematografici, sfruttando (quasi) al massimo risorse che alla fine si riducono a sceneggiatura, regia, due o tre ambienti e un cast – quello sì – straordinario.

Difficile districare il contenuto del film da com’è messo in scena. Ci tr...