I Cavalieri dello Zodiaco – La Leggenda del Grande Tempio, la recensione
La nostra recensione di I Cavalieri dello Zodiaco - la Leggenda del Grande Tempio, visto a Lucca Comics & Games 2014
Recensione a cura di Carlo Alberto Montori di BadComics.it
Infatti la trama della pellicola reinterpreta la prima saga della serie, la più famosa, nella quale i 5 Bronze Saint percorrono le 12 case del Grande Tempio per salvare la dea Atena; purtroppo per raccontare tutto ciò, presentare i protagonisti, introdurre i comprimari e riproporre i combattimenti contro gli avversari c’è a malapena un’ora e mezza di tempo. Sembra un’operazione impossibile ed infatti il risultato appare innanzitutto affrettato, con personaggi caratterizzati a malapena che sono solo un’ombra delle figure carismatiche presenti nella versione originale. Anche gli stratagemmi utilizzati per ovviare a questi limiti temporali non sono tra i più efficaci: ad esempio, per introdurre l’intero universo narrativo e raccontare ai lettori chi sono i Saint e qual è il loro ruolo è stato scelto di fare uno spiegone di un paio di minuti per bocca di un autista, inquadrato dallo specchietto retrovisore della sua auto mentre parla, una messa in scena che non ci sembra sfrutti a pieno le potenzialità del mezzo cinematografico.
Se i nuovi spettatori troveranno qualche difficoltà ad entrare in questo universo narrativo, sono i fan di vecchia data gli altri destinatari di questo prodotto. La nostalgia è un fattore pericoloso che può rovinare la visione di un film, e infatti chi è affezionato al character design di Shingo Araki dell’anime originale potrebbe storcere il naso in partenza; il risultato finale però non è terribile e i modelli in CGI sono interessanti e hanno qualche accenno ispirato di espressività, anche se nel confronto ne escono inevitabilmente sconfitti, soprattutto per limiti dell’animazione tridimensionale che non può competere con la qualità dei principali studi americani. Per nascondere alcune debolezze visive vengono sfruttate alcune strategie per aggirare l’ostacolo; ad esempio, per nascondere la limitata espressività dei personaggi si cerca di inquadrarli di rado da un punto di vista ravvicinato e durante i combattimenti il nuovo modello di armatura gli copre il volto, oppure le scene di lotta non potendo contare su un’animazione eccelsa dei corpi distoglie l’attenzione con lens flare ed effetti speciali che rappresentano il cosmo dei Saint, piuttosto che mettere in scena uno scontro fisico.
Purtroppo anche il tono del film soffre del poco tempo a disposizione soffre della scelta di voler adattare una saga così lunga e complessa in un’ora e mezza, con scene che evidentemente cercano di descrivere o far affezionare rapidamente a un personaggio, o una comicità che irrompe bruscamente in un’atmosfera epica apparendo abbastanza fuori luogo. Forse la scelta migliore sarebbe stata quella di realizzare una storia originale, se l’idea di partenza era quella di effettuare un reboot; quello che abbiamo visto è un prodotto che non sa bene a chi rivolgersi, con diverse scelte interessanti che però scompaiono in una struttura generale che non riesce a sostenere la quantità di materiale che si è cercato di comprimere in un solo lungometraggio.
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