La recensione di Fremont, il nuovo film diretto da Babak Jalali, al cinema dal 26 giugno.

Ci sono diverse cose in Fremont che a seconda del punto di vista potrebbero non convincere: stilisticamente la bravura nel rimescolare soluzioni da cinema indie rischia di passare per assenza di personalità, lasciando a chiedersi (fra un’inquadratura frontale alla Wes Anderson e un eco jarmuschiano) cosa abbia da dire di nuovo Babak Jalali. E politicamente si potrebbe accusarlo di vedere in modo troppo consolatorio e Usa-centrico la vicenda di chi emigra dall’Afghanistan dei Talebani. Entrambi gli argomenti hanno senso, ma è come se bypassassero il film. Che dello stile si interessa solo nella misura in cui serve a rafforzare il contenuto emotivo. E a partire da quello riesce a essere politico senza dover passare per le tappe del cinema “impegnato”.

Fremont non è (nè gli interessa essere) un film sulle responsabilità americane in Afghanistan. Fedele al suo cinema, che lavora sui temi delle minora...