EXCL - Alita: Angelo della Battaglia, la nostra visita al colossale set del film di Robert Rodriguez
Abbiamo visitato il set di Alita: Angelo della Battaglia presso i Troublemaker Studios di Robert Rodriguez e abbiamo intervistato il produttore Jon Landau

"Lo script è fenomenale, non avremmo avuto altro modo di avere attori come Christoph Waltz, Jennifer Connelly e Mahershala Ali"“In Alita vede subito quello che abbiamo visto io e Jim” spiega Landau, “ovvero la bellezza della storia dei personaggi. Lo script è fenomenale, non avremmo avuto altro modo di avere attori come Christoph Waltz, Jennifer Connelly e Mahershala Ali. Rob ci promise che lo avrebbe diretto alla James Cameron!”. A Rodriguez, abituato a essere coinvolto in prima persona nei vari step della catena di montaggio che è il processo di creazione di un lungometraggio, viene chiesto di occuparsi solo della regia, e gli viene affiancato alla fotografia Bill Pope (Il Libro della Giungla, The Matrix) insieme al montatore Steve Rifkin (Pirata Caraibi, Avatar). “Rob accetta pur di lavorare con Jim” continua Landau. “È cambiato anche il modo in cui era abituato a lavorare, per precedenti progetti girava cinque scene al giorno. Ora invece ci vogliono cinque giorni per girarne solo una”, ridacchia. “Il tempo in cui Rob completava interamente un film, per Alita è stato sufficiente solo per la pre-produzione.”
Al termine dell’art-reel di Alita, ci spostiamo nuovamente al piano inferiore per iniziare la visita sul set che si affaccia sul lato posteriore degli Studios: più di 9000 mq che comprendono teatri di posa in esterni e in interni e una stanza dove sono montati due giganteschi green screen. Iniziamo il tour dagli spazi all’aperto, dove prende forma Iron City. L’atmosfera è decadente ma colorata allo stesso tempo, una ricostruzione che si ispira non solo a città come Panama City e La Havana ma anche a Calcutta e Siena. “Si tratta di una città nella quale traspare il fatto che ci siano stati tempi migliori ma nonostante questo non ha perso il suo smalto, la sua cultura. Molta ispirazione è stata presa da Robert Polidori, con il quale i membri del reparto artistico hanno trascorso del tempo in Messico.”

Mentre attraversiamo le stradine di Iron City Landau ci confessa che la linea guida data per la costruzione della città da parte di Jim è stata: “State alla larga da Blade Runner e Divergent!” “Doveva essere tutto molto diverso dai futuri distopici visti sul grande schermo fino ad ora, scuri e grigi,” ci spiega. “Per questo l’ispirazione è partita da Casco Viejo, a Panama City. Altre sezioni di Iron City sono ispirate a Cuba. Ma non c’è stata affatto pressione nella costruzione di Iron City”, scherza. “Del resto Jim non è per nulla esigente!”.
Quando abbiamo iniziato ci siamo chiesti se effettivamente ad Austin avremmo potuto gestire un film di questa portata, decisamente più grande di quello che Rob ha fatto in passatoContinuando il tour si nota che la città è come tagliata in altezza: “Abbiamo deciso di costruire i primi due piani della città e di aggiungere poi il resto digitalmente," ci spiega Landau. “La città ospita una chiesa, una taqueria, negozi, ed è stato costruito anche un camion che viene spostato in base a come si vuole far percepire il set. Tutti i pezzi, porte, finestre ecc, sono stati costruiti localmente.” Nonostante si percepisca la grandezza del set nel quale ci perdiamo come in un labirinto Landau sottolinea che lo spazio non è sufficiente per girare tutte le scene: “Abbiamo chiesto lo spazio sia ai nostri vicini degli Austin Film Studios sia agli ATX. Quindi diciamo che sostanzialmente stiamo usando tra gli 8 e i 9 teatri di posa. E questo la dice lunga sulla grandezza della produzione di questo film, al punto che quando abbiamo iniziato ci siamo chiesti se effettivamente ad Austin avremmo potuto gestire un film di questa portata, decisamente più grande di quello che Rob ha fatto in passato, e che stato è fatto in passato in generale in Texas,” sottolinea Landau mentre ci infiliamo nel primo stage al coperto dove è stato ricostruito il Bar Kansas, spazio dai colori cupi e industriali e con un soffitto altissimo. “Il bar Kansas è proprio come nel manga, ed è dove ci saranno le scene di combattimento. Ne abbiamo girate alcune in cui si è arrivati ad usare 30 controfigure. Se mi avessi chiesto lo scorso autunno il motivo del nome del bar non avrei saputo risponderti, ma quando ad agosto ho incontrato Kushiro, l’autore, gliel’ho chiesto e ridendo mi ha risposto: 'Perché sono un fan della rock band americana'!"
Ma Alita non è l’unico personaggio interamente in CGI: ”Lo è anche Gruishka, interpretato da Jackie Earle Haley, un attore incredibile, che tra l’altro se fosse qui ci guarderebbe tutti dal basso verso l’altro perché è piccoletto, ma il suo personaggio è un mostro alto 2 metri e mezzo! E nonostante la sua altezza lo interpreta in maniera credibile. Poi c’è Ed Skrein che interpreta Zapan ed è CGI dal collo in giù. Mahersala Ali invece è al 100% umano e Jennifer Connelly che interpreta Shirin lo è all’1%.”

Il film è stato chiamato Alita: Battle Angel, in modo che se siamo abbastanza fortunati da andare avanti il sequel potrebbe essere Alita: Revenging AngelPoco prima di chiudere il tour Landau ci spiega che il film sarà PG-13. “Il film sarà vietato ai minori di 13 anni. Siamo stati fin da subito d’accordo su questo aspetto con Kishiro, che definirei come una persona di molte immagini ma poche parole!” Sorride: “È un tipo molto calmo, lo era sia quando si è incontrato prima con Jim e successivamente con me lo scorso agosto, quando sono andato in Giappone. Poi quando è venuto qui sul set ha come preso vita nel vedere come il suo mondo stesse prendendo forma in maniere reale, fedele.” E in maniera fedele dovrebbe anche essere la fine del film che, stando ben attento a non fare nessun tipo di spoiler, ci confessa "avrà una nota di speranza".
Impossibile non chiedere a Landau, prima di salutarlo ed entrare nell'area dei creativi, se il film è stato concepito come il primo di una serie. “A dircelo sarà il pubblico. Anche Avatar era stato concepito come un film singolo e ora ne stiamo facendo altri quattro. Al momento non abbiamo l’arroganza di pensare che diventerà una saga, di certo vogliamo fare del nostro meglio. Ma non posso nascondere che non ci abbiamo pensato, al punto che lo stesso titolo si presta a questo. Il titolo originale del manga è Battle Angel Alita, mentre il film è stato chiamato Alita: Battle Angel, in modo che se siamo abbastanza fortunati da andare avanti il sequel potrebbe essere Alita: Revenging Angel. Lei è la star, il nome è il suo, e vogliamo che sia lei a essere ricordata dal pubblico. Per questo abbiamo messo il nome davanti.” Vecchia volpe Jon Landau!
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Il film è l’adattamento cinematografico della graphic novel giapponese in 9 parti intitolata Battle Angel Alita e ambientata in un mondo post-apocalittico popolato da uomini, macchine e cyborg. Lo scienziato Dr. Ido recupera una cyborg, Alita, da una discarica del 26esimo secolo. Divenutone un surrogato di padre, Ido scopre che Alita è una sorta di Angelo della Morte che potrebbe rompere il cerchio di morte e distruzione nel quale ruota il mondo post-apocalittico, devastato 300 anni prima da una terribile guerra mondiale.
Alita: Angelo della Battaglia uscirà il 1 gennaio 2019 in Italia.