Olivia Colman e Andrew Scott si sono intervistati a vicenda. Il dialogo tra i due è iniziato ridendo delle domande, sempre uguali, dei giornalisti. “Come sei arrivato alla parte?”, “Perché hai scelto questo ruolo?”. La star di Ripley ha svelato che la maggior parte delle volte nel suo caso la risposta sarebbe stata un banale: “Ero la settima scelta per questa parte e mi sono candidato perché sono pieno di debiti”. Così, l’intera intervista tra i due attori si è condotta all’insegna di questo tipo di franchezza. Tra le cose che gli danno fastidio: essere fotografati di nascosto, uscire di casa ed essere socievoli, dover autoprodurre le video audizioni.

Essere fotografati di nascosto

Sia Olivia Colman che Andrew Scott non appartengono al tipico modello di divi del cinema “blindati” o per lo meno così si raccontano. Scott dice che la celebrità l’ha colto un po’ di sorpresa. Prima di Sherlock, in cui interpreta il Professor Moriarty, amava viaggiare in metropolitana e fare disegni delle persone che incontrava. Ora invece è lui il soggetto delle fotografie dei passeggeri, ma non riesce ancora a vivere bene la cosa. Soprattutto quando si accorge di essere fotografato di nascosto. Una cosa che condivide anche Colman, che ha questo problema durante i saggi scolastici dei figli. 

Chiedetela, dicono entrambi, e se non volete chiedere la fotografia mentre condividiamo con voi lo spazio almeno non fatevi beccare!

Andrew Scott e Olivia Colman faticano a rivedersi

Un’altra difficoltà che accomuna i due è quella di rivedersi ed essere clementi rispetto alle performance del passato. È per questo che amano il teatro, dicono, perché tutto si svolge nel rapporto con il pubblico e poi non è più riproducibile. Ritornare su quanto fatto in un film non è emotivamente semplice per Olivia Colman perché, anche se è difficile da spiegare, gli attori sono quasi tutti molto timidi. 

Serve coraggio per andare in scena davanti a un pubblico, ma quando si interpreta un personaggio c’è la “maschera” a fare da filtro. Il problema è nella vita reale, aggiunge, dove vorrebbe semplicemente trascorrere il suo tempo sotto le coperte, a casa sua, odorando le fragranze delle sue candele. 

Olivia Colman Andrew Scott

Contro le audizioni registrate

L’intervista vira poi su un registro più serio. Entrambi hanno avuto parole durissime sulla questione che sta agitando Hollywood da tempo. Durante la pandemia, non potendo incontrare di persona gli attori, ad Hollywood si è trovata come soluzione quella di farsi inviare dai talent una video audizione autoprodotta. Come vi riportavamo, questo approccio presenta diversi problemi. Partecipare a tanti casting diventa un costo non da poco per gli attori, inoltre chi ha più mezzi, come uno studio con luci e microfoni adatti per registrare, parte avvantaggiato. 

Olivia Colman non ha mezzi termini per commentare questa abitudine: “È irrispettoso”. Questo perché spesso gli attori devono memorizzare anche 11 pagine di copione, che viene consegnato all’ultimo, senza dare il tempo di lavorarci. Spesso poi non si riceve neanche un feedback su come sia andata l’audizione.

Quando viene fatto in presenza, continua a spiegare l’attrice, si sa a volte di partire sfavoriti però incontrare il casting director di persona, parlare con gli artisti coinvolti e provare a fare una buona prova può ribaltare la situazione e riservare sorprese. È molto più difficile senza un colloquio personale, senza avere la possibilità di interfacciarmi con le aspettative e le richieste della produzione, ma solo presentandosi in video. 

Insomma: per i divi del cinema le immagini possono essere un problema. Sia quando la gente le scatta di nascosto, sia quando tocca rivedersi sul grande schermo. Soprattutto però andare in video è un problema quando questo viene usato come via per il casting. Diventare celebri è difficile. Vivere come tali anche. 

Fonte: Interview Magazine

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