Paddington 2 va in onda su Italia 1 in prima TV questa sera alle 21:20

Questa sera va in onda in chiaro in prima assoluta il più grande film della storia del cinema, e ci sembrava il caso di celebrarlo adeguatamente dedicandogli un pezzo. Parliamo ovviamente di Paddington 2: chissà se ve lo ricordate ancora, ma all’inizio di quest’anno, in pieno delirio pandemico, c’è stato un brevissimo periodo durante il quale il film sull’orsetto teneroso è tornato sulla bocca di tutti a quattro anni dalla sua uscita, perché in seguito a una serie di sfortunati eventi che vi abbiamo raccontato qui è diventato il film meglio recensito su Rotten Tomatoes, l’aggregatore di recensioni che insieme a Metacritic può contribuire in maniera decisiva a sancire il successo o il fallimento di un film. Il record è durato poco, nel giro di un mese il film ha perso il 100% su Rotten Tomatoes e Paddington 2 è tornato nel relativo anonimato, nell’attesa che le riprese del terzo capitolo lo facciano tornare in auge. E sapete una cosa? È un po’ un peccato.

Non ha ovviamente alcun senso usare un’espressione come “il miglior film della storia del cinema”, non solo perché Paddington 2 NON è il miglior film della storia del cinema, ma anche perché con ogni probabilità il miglior film della storia del cinema non esiste; non entreremo nei dettagli della questione, ma siamo ragionevolmente sicuri di avere ragione nell’affermarlo. Il punto però è un altro: perfezione o meno, Paddington 2 ha raccolto, in uno degli aggregatori più completi che ci siano in circolazione, centinaia di recensioni positive e una negativa. Magari non sarà il film più bello di sempre, ma qualche merito dovrà pure averlo se è piaciuto a chiunque, no?

 

Paddington 2 Paddington

 

La risposta breve è che ne ha eccome: il film di Paul King, che l’ha anche scritto ispirandosi al personaggio creato dall’autore inglese Michael Bond, nonché sequel dell’altro film di Paul King scritto ispirandosi al personaggio et cetera, è un film formalmente inattaccabile e costruito con un clamoroso mix di astuzia narrativa, voglia di osare, gusto per la sperimentazione, aderenza ai canoni, rispetto per i predecessori e un cuore grande così. È un film perfetto a partire dal fatto che è un sequel che ci si può godere senza aver visto il primo capitolo. Certo ci si perde qualche pezzo secondario, e ci si ritrova di fronte a una serie di personaggi che sono già stati presentati altrove; ma i primi minuti di film fanno un delicato lavoro di ricapitolazione senza mai scadere nel classico “nelle puntate precedenti”, e dopo dieci minuti si sa già tutto quello che serve per godersi il film.

Già, ma che film è? Di cosa potrà mai parlare il sequel di un film su un orsetto parlante che porta il bene ovunque vada e che ha scelto di andare ad abitare a Londra? Come le migliori storie per l’infanzia, quale Paddington 2 in teoria è, la trama si spiega in poche parole: la zia di Paddington, Lucy, sta per compiere 100 anni, e Paddington vuole trovare il perfetto regalo di compleanno da farle. È uno spunto elementare sul quale King costruisce un’avventura che arriva a sfiorare il territorio-Indiana Jones, lo stesso genere di salto di scala (una situazione semplicissima degenera un po’ alla volta fino a diventare un’apocalisse) che ha fatto la fortuna di un altro noto orso della letteratura inglese come Winnie Pooh.

 

Arance

 

Il bello di quest’avventura è la sua costante imprevedibilità. Certo, in superficie Paddington 2 è la storia di un orso di buon cuore che trova l’amicizia dovunque vada; ma sullo sfondo si agita una vicenda più oscura, dalle tinte quasi mitologiche, una storia di tradimenti e omicidi e tesori nascosti e mappe piene di indizi da identificare e interpretare. Ed è anche la storia di una lunga ed emotivamente lacerante permanenza in prigione, e di un inseguimento tra treni, e di scene comiche che sembrano uscite da una versione di Mister Bean senza il disagio. È un po’ di tutto, insomma, un film che cambia continuamente faccia e diventa quello che più serve a portare avanti la storia; e che raramente sceglie la soluzione più semplice, preferendo disseminare il racconto di snodi di trama imprevedibili e di plot twist a cascata.

Aiuta anche il fatto che, pur essendo un film di ormai quattro anni fa, Paddigton 2 regge alla grande anche dal punto di vista tecnico, e visivamente l’unione tra CGI e veri attori e veri set sfiora la perfezione. Ci si dimentica quasi subito che tutti i grandi volti da cinema che popolano il film (da Sally Hawkins a Brendan Gleeson a un gigantesco e nicolascage-esco Hugh Grant) non stanno interagendo con un vero orso parlante, ma con quello che probabilmente era solo un cuscino verde; e il dettaglio carino è che questa stessa sospensione dell’incredulità viene ripresa in qualche modo all’interno del film stesso, ambientato in una Londra che considera perfettamente normale l’esistenza di un orso parlante e senziente e lo integra nella sua vita quotidiana senza fatica, nonostante si tratti dell’unico animale antropomorfo apparentemente in circolazione. Paddington 2 si impegna talmente tanto a farci credere che Paddington esiste che riesce a convincere anche i suoi personaggi.

 

Evviva

 

C’è poi un’infinita serie di dettagli che possono anche sfuggire a una visione disattenta, ma che contribuiscono a dare profondità al mondo di Paddington e sono segno di grande attenzione al dettaglio, che a sua volta è spesso la miglior indicazione di un lavoro fatto con il cuore. L’enorme quantità di indizi disseminati in giro per il film e relativi al grande mistero, per esempio; il modo in cui i membri della famiglia Brown sono caratterizzati con uno/due semplici dettagli che ci dicono moltissimo sul loro carattere ma serviranno anche prima o poi come vero e proprio plot device; i giochi di parole e le freddure nascoste tra le scritte sui muri, sulle copertine dei giornali e dei libri, all’angolo più remoto dell’inquadratura; il fatto che la colonna sonora non alzi mai troppo il volume e mantenga sempre il tono pacato e british che caratterizza tutto il film.

E ancora: il lavoro fatto sulla voce da Ben Whishaw, che dona a Paddington una profondità e una tridimensionalità che non sono facili da attribuire a un orsacchiotto in CGI. Il meta-humor autoaccusatorio, in un film in cui il villain è un attore, uno che “viene pagato per mentire”. I numerosi richiami a Indiana Jones ma anche la straordinaria capacità di non abbandonarsi al citazionismo spinto da film d’animazione moderno: Paddington 2 ci tiene tantissimo alla propria identità, e a non tradire mai la sua natura di storia edificante e stracolma di buoni sentimenti sì, ma mai fuori posto o retorici (Paddington è uno che ti mostra la bellezza che c’è nel mondo limitandosi a indicartela, come se fosse sempre stata lì anche quanto non te ne accorgevi). I treni a vapore! Meglio fermarci qui prima di raccontarvi tutto il film dalla prima all’ultima scena. Guardatelo, piuttosto: non sarà il miglior film della storia del cinema, ma è un toccasana di cui il mondo avrà sempre bisogno (figuratevi ultimamente).