Questo articolo fa parte della rubrica Rivisti oggi

Fa un po’ sorridere, mette addirittura di buonumore, pensare che, quando uscì, The To Do List – L’estate prima del college venne salutato – almeno dalla critica, visto che il successo con il pubblico fu moto relativo – come una sorta di rivoluzione, qualcosa di necessario e mai tentato prima. Una commedia romantica sconcia e basata sul sesso… con protagonista una donna! Come Porky’s, o Suxbad, o American Pie, ma con il gender swap! Se ci pensate, il fatto che nel 2013 questa fosse considerata una scelta coraggiosa se non scriteriata è un po’ buffo, ma soprattutto genera ottimismo: non che oggi le commedie sexy al femminile abbondino o abbiano soppiantato i film Marvel al botteghino, ma il film di Maggie Carey verrebbe accolto con un po’ meno stupore, forse.

The To Do List – L’estate prima del college e il femminismo

Non sta forse a noi discutere di femminismo in relazione a The To Do List – L’estate prima del college, ma non possiamo fare a meno di notare che si tratta non solo di un film che parla di un’adolescente che scopre il sesso (con estrema precisione e rigore), ma che è scritto, interpretato e pure prodotto da donne. Significa che, almeno in teoria, dovrebbe essere al riparo dalle critiche che si fanno di solito ai prodotti “al femminile” che provengono però da teste maschili (stesso discorso che vale per i prodotti “adolescenziali” scritti da cinquantenni nostalgici dei loro vent’anni). E in effetti, se c’è una cosa che è rimasta e che salta subito all’occhio anche nel 2024 è che The To Do List – L’estate prima del college è sostanzialmente immune al cosiddetto male gaze – la tendenza a vedere il mondo, e il corpo femminile in particolare, dal punto di vista di un maschio eterosessuale.

Aubrey Plaza

Non che il sesso manchi o sia rappresentato in maniera innocente – al contrario, l’idea di Brandy di stilare una lista di esperienze sessuali da provare prima di andare al college viene esplorata abbastanza a fondo e con un approccio libertino e leggero, volto a smitizzare e a normalizzare le pulsioni sessuali della sua protagonista. Ma si tratta appunto delle sue pulsioni sessuali, non di quelle dei maschi che la circondano e che vogliono o non vogliono portarsela a letto: la cosa migliore che si può dire di The To Do List – L’estate prima del college è che abbraccia il punto di vista della sua protagonista e non lo molla mai. Il che non significa peraltro che sia “un film per femmine”, perché l’onestà e la linearità con cui affronta l’argomento può essere di grande interesse anche per i c.d. “maschietti”, che potrebbero magari scoprire cose sulle c.d. “femminucce” che solitamente non vengono dette per pudore, nell’errata convinzione che i maschi siano dei pervertiti mentre le femmine vedano il sesso solo come un prolungamento (… ah ah ah) dell’amore.

Aubrey Plaza superstar

La seconda cosa migliore che si può dire su The To Do List – L’estate prima del college è che non si poteva scegliere protagonista migliore. La bellezza è un valore soggettivo e ancora di più lo è il fascino, la capacità di essere seducenti, per cui sentitevi liberi di non concordare con noi. Ma Aubrey Plaza, al netto del fatto che dimostra forse qualche anno in più di quelli che le attribuisce il film, è la scelta perfetta per un film del genere, e per aiutarlo a mantenere un minimo di distacco autoironico necessario di fronte a certe situazioni. Plaza è bella, ma di una bellezza non per forza convenzionale, non ha forme prorompenti o un viso tradizionale; e quindi è affascinante, una sorta di mix tra un’adolescente insicura e Daria, la cinica protagonista dell’omonima serie che da noi girava su MTV.

The To Do List - L'estate prima del college Aubrey Plaza

E quindi è perfetta per interpretare un personaggio che affronta la scoperta del sesso quasi come un dovere, o comunque come qualcosa che va non solo fatto, ma preso molto sul serio. A tratti sembra che la sua lista sia più un elenco di doveri da assolvere, che lei affronta con dedizione ma anche con un certo distacco – come a dire “lo fanno tutte, voglio scoprire cosa c’è di così speciale, ma ci vorrà parecchio per convincermi” (che è poi una cosa più che naturale di fronte alle proprie prime esperienze sessuali, che nel 90% dei casi non sono soddisfacenti come la vulgata vuole farci credere… se le vostre lo sono state, congratulazioni!). Sono poche le attrici in circolazione che riescono a essere sexy pur non avendone voglia, che rendono attraente il deadpan: cercate la parola su Google e scoprirete che i primi risultati tra le immagini sono una foto di Aubrey Plaza e una di Daria, appunto. Con qualsiasi altra protagonista, The To Do List – L’estate prima del college avrebbe funzionato molto meno.

Ma alla fine The To Do List – L’estate prima del college è così sconvolgente?

In realtà no. Detta brutalmente: si vede poco e si intuisce molto, e le scene più shockanti non hanno direttamente a che fare con il sesso ma con un altro tipo di umorismo (una in particolare punta sulla pura scatologia). Certo, alla base di tutta la storia c’è la cara vecchia voglia di scopare, ma il film di Carey è anche, e a tratti soprattutto, una classica commedia romantica estiva. E in quanto tale, be’, diciamo che se ne sono viste di migliori: non tutte le gag centrano il bersaglio, e il lato romance è talmente banale da poter essere tranquillamente ignorato.

Bill Hader

Ci si aggrappa quindi soprattutto alle prestazioni attoriali, quelle sì di livello: oltre a Aubrey Plaza, l’altro highlight è la solita Alia Shawkat, una delle migliori attrici brillanti in circolazione e sempre criminalmente sottosfruttata. I maschi che girano intorno a Brandy sono accettabili ma non indimenticabili, e vengono messi in secondo piano dagli adulti di turno: il sempre impeccabile Bill Hader, e pure Clark Gregg, che riesce a tirare fuori il meglio dal personaggio più trito di sempre (il padre conservatore e puritano). Se non fosse per il tema che tratta, The To Do List – L’estate prima del college sarebbe stato dimenticato prestissimo. Visto però che parla di sesso al femminile, è ancora ricordato come un piccolo grande gesto di coraggio – che faceva molto più effetto 11 anni fa, ma questo, come dicevamo in apertura, è tutto sommato un bene.

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