I predatori dell’arca perduta compie quarant’anni: l’intera saga è disponibile in streaming su Now

Quello che mangiamo entra nel nostro organismo. Ci dà energie per affrontare la giornata, alimenta il corpo e gli permette di fare cose. Il cibo diventa parte di noi. E allora perché non dovrebbe essere così anche con quello che vediamo? La dieta mediatica va curata, perché influenza il modo in cui pensiamo, ci fa fare esperienze intellettuali che non lasciano mai indifferenti.

Un film può sollevare qualche peso della vita, ispirare una soluzione, o anche solo farci evadere per qualche ora. Soprattutto per i bambini è più che mai importante trovare stimoli positivi nel vasto panorama audiovisivo. I film possono nutrire la fantasia con le storie giuste, per avere negli occhi immagini che li accompagneranno nei giochi con gli amici al parchetto sotto casa. E uno dei film che riesce a fare meglio tutto questo è I predatori dell’arca perduta.

Indy è invecchiato. Sicuramente fisicamente, probabilmente anche nell’afflato leggendario che porta con sé per colpa di un quarto capitolo non troppo brillante e un cambio di gusti nel pubblico. Appare lontano dalla sensibilità odierna anche nella rappresentazione di certi modi di fare – soprattutto con Marion.

Ma tutto il resto è immortale. Anzi, tutto il resto è quanto mai linfa vitale per la fantasia appiattita di oggi. È un nutrimento per gli occhi che dà sempre una scarica di energia che continua anche dopo la visione. Sarà la musica di John Williams, saranno le scenografie sporche e concrete, ma Indiana Jones è ancora oggi l’eroe poco super e molto umano da riscoprire. O meglio, da fare scoprire alle nuove generazioni, a chi ancora non ha avuto modo di incrociare l’esploratore. Un regalo alla loro fantasia che non si dimenticheranno.

Il vero genere di avventura, che oggi non si fa (quasi) più.

La straordinaria sequenza di apertura è ancora magnetica per un adulto. La tensione è in perfetto equilibrio con i continui colpi di scena e ribaltamenti. È sintetica, ma ci catapulta alla fine di una storia che probabilmente è stata lunghissima per Indy.

Per i bambini l’effetto è ancora più forte.

È noto che Spielberg ha una predilezione per lo sguardo infantile. Lo inquadra riempiendo lo schermo con lo stupore tipico dell’età dell’innocenza. Ma fa anche il processo inverso: ovvero mette in scena l’azione come farebbe un bambino. I predatori dell’arca perduta inizia proprio come un’avventura che si svolge nella testa di un bambino che gioca in casa.

Nella fantasia saltare da un divano all’altro è come superare una botola aggrappandosi a una liana. Indiana Jones attraversa un corridoio tenendosi lontano dalla luce proprio come nelle avventure casalinghe si cerca di evitare i raggi di sole che filtrano dalla finestra. La reliquia preziosa? Un oggetto da prendere senza farsi scoprire dalla mamma o dal papà. In caso di errore si sarà inseguiti da una palla di pietra rotolante… che chiede di rimettere tutto a posto.

Spielberg in questo momento solletica il fanciullino che c’è dentro lo spettatore. Perché non è vero che tutti vorrebbero essere Indiana Jones, ma tutti almeno una volta nella vita si sono sentiti come lui.

Indiana Jones - e i predatori dell'arca perduta

Non c’è bisogno di troppe parole per emozionarsi.

Il prologo di I predatori dell’arca perduta è esattamente quello che si immagina la fantasia di un bambino. Ne condivide i codici linguistici. Steven Spielberg è un narratore per immagini. E questo lo rende universale.

La sequenza iniziale trova il pericolo nella scenografia, in quella grotta piena di pericoli che arrivano senza annunciarsi e nelle maniere più assurde. È un cinema puro e primordiale, non distante dalla meraviglia del Viaggio nella Luna di Méliès. C’è la stessa ammirazione per gli esploratori e la stessa sensibilità per la gag fisica e visiva.

I predatori dell’arca perduta non è un cartoon, ma riuscirà a intercettare l’attenzione dei piccoli spettatori allo stesso modo. Le gag slapstick non rallentano la storia, ma la portano avanti tra fiato sospeso e comicità.

La curiosità è una grandissima avventura.

Indiana Jones non ha la morale (e meno male). Non vuole predicare nessun messaggio o modo di vivere. Il suo senso è il puro spettacolo visivo, il gusto di un’esperienza audiovisiva immersiva e trascinante.

Però Indy ha affascinato (e affascina tutt’ora) ogni generazione che gli si approccia nell’età giusta; impossibile non voler diventare archeologo dopo aver visto il film. Ma soprattutto fa venire voglia di conoscere.

L’eroe ha una doppia vita. Potremmo dire che a giorni alterni veste i panni di un affascinante professore universitario e la sua identità segreta è quella di un avventuriero un po’ pauroso (quanti se ne trovano così? Pochissimi!). Eppure egli sa, diffonde il sapere, ma soprattutto vuole conoscere. Non agisce solo per il denaro, anche se fa di tutto per convincere che sia così, non combatte per la voglia di prendere a pugni i nazisti. Indiana Jones rischia la vita perché è dipendente dai misteri.

Nel film c’è spesso l’imprudenza della scoperta. Che è figurativamente il gesto di aprire un sarcofago, togliere un coperchio per svelare ciò che c’è sotto. Può essere sabbia, o un tesoro, o una maledizione. Fino a che non si toglie il tappo non si saprà mai cosa contiene la scatola.

L’archeologo esperto di occulto e ricercatore di antichità ha fame di conoscenza. Questo lo spinge all’avventura. È il suo superpotere (se proprio vogliamo descriverlo in questi termini), ed è ciò che guida l’irrefrenabile impulso a cacciarsi nei guai.

L’ironia infantile di Indiana Jones.

Facciamo crollare un mito: Indy è un bambino molto coraggioso e molto capriccioso. Per questo i più piccoli non faticheranno ad identificarsi con lui. Tante scene lavorano su questo, anche in senso più pruriginoso e adulto; si pensi ad esempio al momento in cui Marion cura le ferite. Sembra accudire un bambino, tanto che gli dà pure il classico “bacio” che guarisce la “bua”. Salvo poi diventare qualcosa di romantico, ovviamente.
Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta copre tutto l’arco delle emozioni. Tiene con il fiato sospeso, fa paura, ma fa anche molto ridere. Esemplare la scena in cui il terribile nazista Arnold Ernst Toth sembra in procinto di compiere un atto violento. Estrae dei bastoni legati da una catena, li muove nell’aria, salvo poi unirli e formare una gruccia. Con grande sollievo di Marion e di chi guarda.

Il film gioca insieme allo spettatore, con le sue aspettative. Dopo la scena in cui Indiana Jones spara a bruciapelo al minaccioso sciabolatore capiamo che possiamo aspettarci di tutto. E allora ci si abbandona alla narrazione.

Indiana Jones

Indiana Jones ha paura… perché il film fa paura!

Come ogni grande storia narrata intorno a un fuoco, I predatori dell’arca perduta fa paura. Tantissima paura. Non la cerca come un horror, ma la trova per caso lungo la sua strada.

Come in un film di zombie i cadaveri mummificati cadono addosso ai protagonisti. Si fa i conti con il terrore: Indiana Jones teme i serpenti, sono il suo tallone d’Achille. Ovviamente verrà catapultato in una fossa piena delle specie più velenose. I suoi brividi sono anche quelli dei bambini che guardano già sapendo che non gli succederà niente di male. Ma come superare le proprie paure? Con la testa (e un po’ di fortuna)!

Le risse sono grottesche ed esagerate, ma le conseguenze sono vere. C’è sangue, quando è necessario, che ci fa solo immaginare morti molto impressionanti (come quella causata dalle eliche dell’aereo).

E poi il pirotecnico finale: dove i “cattivi assoluti” vengono sconfitti nella maniera più cruda. Trionfo assoluto del bene e catarsi con orrore. Il villain che muore è l’immagine più impressionante di tutto il film, quella che resterà di più negli occhi. Un perturbante necessario, che non tutela i bambini, ma li tratta come individui pensanti, dotati di emozioni e senso critico. Lo ameranno.

I predatori dell’arca perduta è un regalo che si può ancora fare agli spettatori più piccoli. Per fargli conoscere il genere dell’avventura più pura (ma sempre meno battuto dal cinema), e soprattutto per sentirsi presi per mano e accompagnati in un film che non è 3D, ma che ha molte dimensioni in cui vorranno tornare a immergersi da adulti.

Tutta la saga di Indiana Jones è disponibile in streaming su NOW.