Zack Snyder’s Justice League, ora in onda su Sky Cinema e in streaming su Now TV (qui tutte le informazioni su come vederlo) è la dimostrazione di molte cose. Di come i fan possano influenzare i grandi franchise. Di come il cinema sia un’attività collaborativa tra chi realizza le storie e chi le guarda. È la dimostrazione che il mondo delle serie tv ha tolto il limite delle tre ore al cinema (siamo abituati a guardare per ore, puntata dopo puntata, avventure dall’ampio respiro). Ma soprattutto ha fatto la gioia dei teorici del film, di coloro che sono appassionati delle storie produttive e di come queste influenzino il prodotto finito. È la dimostrazione di quanto la visione di un regista, le scelte di montaggio e di tono, possano dare la sensazione di vedere un film completamente diverso, anche a fronte di un identico susseguirsi di eventi.

La Snyder Cut della Justice League si è chiaramente contrapposta alla visione di Joss Whedon, salito in corsa alla guida di un film che era in gran parte già concluso stravolgendone il montaggio e le intenzioni. Ora che abbiamo potuto metterci comodi di fronte al film fiume (ma che bello riempirsi gli occhi di questo mondo per tutto questo tempo) abbiamo potuto vedere le differenze tra le due versioni. E sono moltissime.

Tra queste ci sono alcuni momenti che solo un regista come Zack Snyder avrebbe potuto portare sullo schermo. Sono scene che segnano la sua cifra stilistica, e che sono i momenti veramente unici, con una forte identità, nel film. Ne abbiamo selezionate sette.

L’incipit di Zack Snyder’s Justice League

Un lungo rallentatore. Tanti punti di vista della morte di Superman. Lontano dall’inizio metacinematografico dell’opera di Joss Whedon (con l’intervista dei bambini), Snyder si ricollega direttamente alla fine del discusso Batman v Superman. Le cose sono chiare sin da subito: il film si prenderà tutto il tempo necessario per svolgersi. Non c’è fretta. Lo spettatore si deve preparare a un viaggio nella mitologia condotto da qualcuno che ama moltissimo questo mondo, lo venera in maniera quasi religiosa. Il regista ha già dato prova di sapere esprimere una grande identità negli incipit. Si pensi all’incredibile apertura di Watchmen, ma anche agli stranissimi primi minuti di Sucker Punch e l’emozionante storia Wayne di Batman v Superman. Non ci saremmo aspettati altro. È la firma di autenticità di uno Snyder ritrovato.

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L’attacco a Themyscira

È qui che si vedono le maggiori differenze con la precedente visione della Justice League. La scena dell’attacco a Themyscira, dove è custodita la prima scatola madre, è costruito con un sapore alla 300. È nella mitologia, nel racconto leggendario, che Zack Snyder si muove al meglio. Riesce a inquadrare le pose plastiche degli eserciti, la sincronicità dei movimenti, come se fossero una danza. È il primo momento in cui il film costruisce una grande tensione, è l’inizio dello spettacolo di colori e azione. La scena non è brutale (non eccessivamente di più rispetto alla media dei film sui supereroi), ma è pesante, è gravosa. Lo si sente dai suoni, dalle armature (che belli i costumi!). È solenne nel momento del crollo del tempio, è affaticata durante la fuga a cavallo. Nessun altro regista riprende l’azione con questa zavorra emotiva. 

In fondo al mare c’è l’oscurità

Abbiamo già visto le profondità dell’oceano di Aquaman. Sappiamo anche che Zack Snyder non ama i colori saturi e cerca spesso un realismo nella patina delle immagini. C’è la grana che simula l’effetto della pellicola, i neri sono densissimi. Quando scendiamo nelle profondità degli abissi con Arthur Curry è impossibile non notare una cosa assente nel film di Joss Whedon (ma anche dall’Aquaman di James Wan, uscito dopo Justice League) oltre che da quello di Joss Whedon: l’oscurità. Qui il fondo del mare sembra ripreso da un sottomarino. La luce non filtra, il paesaggio è offuscato. Le figure si perdono nei contorni sfumati. E la discesa nelle acque gelide dell’eroe accompagnata da un canto solenne è una grande idea.

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Cyborg: Zack Snyder ci ha visto qualcosa di unico

Si è molto parlato di Cyborg, uno dei personaggi più sacrificati dalle scelte di Joss Whedon. Ray Fisher, l’attore che gli presta il volto, ha combattuto perché venisse resa giustizia al suo personaggio. E abbiamo capito perché! In una Justice League dove molti sembrano avere dei problemi con i padri (vero Flash?) l’evoluzione di Cyborg è la più toccante. Un ragazzo che deve rinascere, deve ricostruirsi dai tanti pezzi in cui è scomposta la sua identità. Non è facile amare un personaggio come questo. Zack Snyder l’ha adorato sin da subito portandolo in palmo di mano. E quando succede il film vola altissimo. Un’intuizione vincente.

Superman ritorna dalla sua famiglia

Zack Snyder viene chiamato a dirigere “scene madri”. Ma quello che gli è sempre uscito meglio nella sua trilogia della DC Comics sono le sequenze intimiste. Quando Superman cerca di riconnettere i fili spezzati dalla sua morte, ritorna alla fattoria di famiglia. Trova due donne: Lois Lane, l’amore della sua vita, e sua madre Martha (quanto era importante nel film precedente!). È un momento quasi malickiano dal sapore pittorico; ne condivide il senso per il mistero della natura, vista come una forza indifferente ma vitale. Non siamo in un film di supereroi, siamo in un’epica famigliare radicata nella terra, nei campi e nei tralicci di legno americani. C’è John Ford e il West. Uno dei momenti più belli, merito di una sensibilità per l’immagine fuori dal comune.

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La resa dei conti

Il terzo atto dei cinecomic vuole solitamente come momento obbligatorio lo scontro con il cattivo di turno. La spettacolare resa dei conti. Zack Snyder’s Justice League non è da meno. Una scelta felice lo eleva di gran lunga rispetto alla ridotta versione di Joss Whedon. Lo showdown finale è infatti il momento di Batman. Che bello vederlo finalmente in azione in un folle inseguimento sulla batmobile. Zack Snyder lavora così con il personaggio: lo contiene e lo fa esplodere in un momento di pura gioia action.

E che dire del finale della lotta con il trionfo dei buoni? Esagerato, fuori controllo, sembra venire dalla fantasia di un bambino immerso nel gioco con le action figure. È stonato e affascinante come un assolo di chitarra elettrica ad un concerto di classica. Insomma: puro Zack Snyder. Prendere o lasciare.

Gli ultimi 20 minuti dell’epilogo: il regalo di Zack Snyder

Si discuterà molto dell’epilogo finale. Nel bene e nel male. Ma bisogna ammettere che solo Zack Snyder ha il coraggio di fare un cliffhanger in un film che non avrebbe nemmeno dovuto esistere. Figurarsi avere un seguito! Invece si intravede ancora il sogno del regista di completare i suoi piani originali (nonostante le smentite da più parti). L’epilogo è un momento per i fan più fedeli. È il mezzo con cui il regista lascia scorgere quello che sarebbe potuto essere la sua gestione dell’universo. Ma è anche lo strumento con cui ci dice: “mai dire mai…”. Non resta che twittare #RestoreTheSnyderVerse!

Vi ricordiamo che potete vedere Zack Snyder’s Justice League su Sky Cinema e su NOW: ecco come farlo! 

Lunedì ne parleremo, alle 15:00, sul nostro canale Twitch!