Martin Mystère: Le Nuove Avventure a Colori 1 - 2, la recensione
Abbiamo recensito per voi i primi due albi dell'attesissimo remake del Detective dell'Impossibile, Martin Mystère: Le Nuove Avventure a Colori
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
Basta già la tipologia di distribuzione, inedita per Sergio Bonelli Editore, per capire che si tratta di un prodotto inusuale, nonostante la sua ragion d'essere derivi da una delle testate storiche della casa editrice milanese, quella dedicata al Detective dell'Impossibile; a tal proposito, il protagonista della serie odia essere chiamato così e la cosa lascia trapelare un motivo tutt'altro che banale.
Java non è della partita, sostituito dal nerboruto e saggio Max, più maturo del compagno e con un vissuto mirabolante, da scoprire. Ma ci sarà spazio, come inteso da questo doppio assaggio, per la riproposta di altri comprimari e figure appartenenti a storie indimenticabili della serie originale, nata nel 1982.
In Ritorno all'impossibile e L’Elmo di Scipio, che sono parte del primo ciclo di quattro storie, vediamo in azione la rivisitazione del leggendario Golem della mitologia ebraica, di mostri classici - quali vampiri e licantropi - ma non mancano i nazisti e un magnate supercriminale. L'essenza dell'opera originale è intatta; l'avventura si innesca da un evento o da un manufatto reale del passato - in questo caso il perduto capolavoro di Leonardo da Vinci, La Battaglia di Anghiari, oppure l'elmo di Scipione l'Africano - per trasferirsi poi su un piano fantastico e surreale molto suggestivo.
La dura sfida coraggiosamente accettata da coloro che si firmano ai testi i "Mysteriani", ci sembra vinta. Di loro vi abbiamo già presentato Andrea Voglino e Diego Cajelli, ma il gruppo guidato da Giovanni Gualdoni è formato anche da Andrea Artusi, Enrico Lotti e Ivo Lombardo.
Le Nuove Avventure a Colori è un fumetto dinamico, adrenalinico, figlio e interprete intelligente dei gusti e delle tendenze attuali. Le matite apprezzate nei due capitoli sopracitati, rispettivamente di Fabio Piacentini e Alfredo Orlandi (nomi ben noti ai lettori del BVZM) insieme al supporto policromatico di Daniele Rudoni e del suo studio, sono essenziali per il riuscito ringiovanimento e la notevole iniezione di freschezza conferita a questo rilancio.