I mostri non vivono solo nel buio, la recensione
I mostri non vivono solo nel buio di Chiaverotti e Piccioni è una graphic novel emozionante e spiazzante sulla mafia
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
Raccolta in un elegante cartonato alla francese - impreziosito dall'evocativa copertina di Leomacs - si tratta di un progetto, curato da Stefano Fantelli, che si discosta dal genere horror a forte tendenza splatter che contraddistingue le produzioni di Inkiostro. I mostri sono tuttavia ben presenti tra le pagine di questa storia, come anticipa nella prefazione lo stesso Chiaverotti: sono coloro che seminano disperazione e morte nelle nostre vite. Come la mafia.
L'esecutore è Geronimo Scuropasso, fratello di Massaro, uno dei boss più potenti di Palermo. Linda, la protagonista, è decisa nella sua battaglia: i mostri si possono sconfiggere. Purtroppo non può nemmeno immaginare di cosa siano capaci gli uomini contro i quali si è messa.
La reazione da parte del padre della ragazza, in aggiunta, è uno dei grandi colpi di scena di I mostri non vivono solo nel buio e dà luogo a una svolta decisamente intrigante: le cose vanno dunque a complicarsi ulteriormente e le traversie di una famiglia finiscono per riflettersi nella vita dell'altra. È così che il legame tra due giovani ragazze diventa - loro malgrado - l'elemento cruciale, incarnando il messaggio positivo di questo duro racconto che si chiuderà con un finale scioccante.
Sarebbe un peccato, per il livello qualitativo dell'opera e il valore dei contenuti, se questo fumetto rimanesse relegato al mercato nostrano.