Paranoid Boyd 0 - 5, la recensione
Abbiamo recensito per voi Paranoid Boyd, opera scritta da Andrea Cavaletto e pubblicata da Edizioni Inkiostro
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
Giorni penitenziari, l'ultimo capitolo, è essenziale per comprendere una vicenda squisitamente complicata e introdotta nel numero zero, Dioscuri: sei pagine disegnate da Simone Delladio che ci mostrano William Boyd, promettente pittore, appena prima del tracollo della sua esistenza, innescato dalla tragedia dell'11 settembre 2001.
La voragine di disperazione e di follia si spalanca nella seconda uscita, Il lupo sulla soglia, ancora suddivisa in due parti, affidate alle matite di Matteo Pirocco ed Enrico Carnevale. Il protagonista viene invischiato tramite un misterioso bambino nei loschi traffici di una setta religiosa, poi in quelli di una satanica. Occorre munirsi di buoni stomaci per affrontare le immagini offerte da Carnevale, dotate di una straordinaria espressività allucinata.
Con il terzo appuntamento, Il cavaliere triste, viene raddoppia la foliazione (da 32 a 64 pagine) e sono ben quattro gli artisti all'opera su altrettanti episodi: i ritorni di Delladio e Riccio, il contributo del patron di Inkiostro - Rossano Piccioni - e quello di Studio Creative Comics, articolato nei lapis di Emmanuele Baccinelli e nelle chine di Gianluca Spampinato, per la supervisione di Daniele Statella. È un team creativo particolarmente nutrito ma necessario per il corposo spillato, scandito da una tetrade di avventure caratterizzate da un'azione martellante e da una grafica particolarmente suggestiva grazie al mosaico di stilemi diversi. Il lettore viene sprofondato dalla storia nel cuore più buio, occulto, e poi fatto rinsavire a schiaffi dalle scioccanti scene finali.
Giorni penitenziari impone un drastico cambio di rotta all'intreccio e segna il culmine estetico della saga, a partire dalla splendida copertina di Leonardo Colapietro. Fanno la differenza un Delladio in splendida forma, uno stupefacente Fabio Baldolini, Francesco Gallo - messosi in mostra anche su Maxi Dampyr 6 - e Stefania Caretta, che per la pulizia e l'intensità del tratto non sarebbe male vedere all'opera su una collana Bonelli.
È questo e molto altro ancora Paranoid Boyd, un prodotto per adulti crudo e intenso, senza veli né censure. Spostandoli su un'imprevedibile prospettiva affronta temi scabrosi come la droga, la prostituzione e il fanatismo religioso, senza pregiudizi o artifici.