Nathan Never – Generazioni 1: Hell City Blues, la recensione
Abbiamo recensito per voi il primo numero di Nathan Never – Generazioni
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.

Il primo dei sei albi che compongono Nathan Never - Generazioni è arrivato in edicola lo scorso 26 maggio, preceduto qualche giorno prima dal numero zero, in allegato a Il segreto di Eve Lynam (Nathan Never 324).
Dopo Bepi Vigna e Michele Medda, è toccato dunque al terzo papà dell'eroe del futuro, Antonio Serra, metter mano all'iniziativa, riservando per sé il soggetto dell'opera e affidando la sceneggiatura a Giovanni Eccher e ad Adriano Barone.
Come più volte ha esplicitato lo scrittore sardo, il suo contributo vuole essere un omaggio alla storia del Fumetto di fantascienza e non solo, celebrando in ogni albo della miniserie titoli e autori che per lui sono stati i più significativi da un punto di vista professionale e affettivo, arrivando a riproporne addirittura gli stilemi grafici e narrativi.
Eccher, per le illustrazioni di Alessandro Russo, ci presenta invece in Hell City Blues il primo mondo della miniserie: un'ambientazione distopica, nella quale la Seconda Guerra Mondiale è finita quasi un decennio dopo rispetto alla nostra realtà. Ciò ha portato allo sviluppo di una tecnologia più progredita, differente da quella che conosciamo, anche se ufficialmente ci troviamo nella prima metà dei '60.
La vicenda ripropone in salsa hard boiled i momenti salienti dell'ormai mitico Agente Speciale Alfa (Nathan Never 1, giugno 1991), presentandoci alcuni dei comprimari e dei villain della serie regolare in vesti insolite e in una maniera che ricorda quanto fece la Casa delle Idee nel 2009 con i propri super eroi attraverso le miniserie Marvel Noir.
Nel complesso i due albi in questione ci sono apparsi un incoraggiante biglietto da vista per Generazioni. Sono per ora l'antipasto all'entusiasmante e complessa idea di Serra, ma abbiamo già potuto apprezzarne lo spirito in questa sua prima incarnazione, e i presupposti appaiono ottimi.
