Oudeis - Omnibus, la recensione
Abbiamo recensito per voi l'edizione Omnibus di Oudeis, opera di Carmine Di Giandomenico

Il Viaggio è uno dei temi che fa da spina dorsale alla Letteratura mondiale sin dalla sua nascita. Lo spostamento del singolo o di un intero popolo, sia esso reale o metaforico, è sinonimo di crescita e cambiamento, opposto alla stasi che deriva dal fossilizzarsi nello stesso luogo o nelle stesse idee per tutta la vita. Volendo scegliere due opere che hanno fatto da apripista a tale paradigma, l'Odissea di Omero e il capitolo biblico dell'Esodo rappresentano l'apice di quell'esperienza rispettivamente individuale o collettiva che tanto affascina la mente umana fin dall'alba dei tempi. Proprio la vicenda che vede protagonista Ulisse ha fatto da base per la realizzazione di Oudeis, opera a fumetti di Carmine Di Giandomenico (Flash) che racconta una storia piena di dubbi, debolezze e umanità.
Nell'edizione omnibus della storia presentata a Lucca Comics & Games 2018, l'editore emiliano ha raccolto i tre capitoli in un corposo cartonato che, nel suo insieme, rappresenta una cornucopia di stili ed emozioni, mettendo un punto fermo a un fumetto che è nato e maturato insieme al suo ideatore. Oudeis è figlio di un percorso travagliato: dilatato nel tempo e "ridotto" a tre volumi, dopo l'iniziale previsione di dieci, ma ciò non ha impedito a Di Giandomenico di realizzare una storia che abbia una sua "chiusa" in modo coerente e soddisfacente rispetto alle intenzioni iniziali.
Che storia vive Oudeis? Difficile da spiegare, perché la strada scelta è più vicina al percorso di vicinanza emotiva che alla razionale successione degli eventi. Proprio come il protagonista, anche il lettore vivrà una serie di sconvolgimenti più o meno difficili da metabolizzare, con il fil rouge dell'Odissea che fa da canovaccio per la successione di alcune scene. Di Giandomenico, infatti, non realizza un remake dell'epica antica: ne prende alcune suggestioni e le declina in qualcosa di profondamente diverso, figlio del presente.
Di Giandomenico è un autore "fisico" che ama sporcarsi le mani per realizzare la sua arte, cercando di allontanare continuamente i limiti personali e quelli del linguaggio che sceglie. Le prime due porzioni del volume presentano numerosi esperimenti sotto il profilo della regia, con gabbie che esplodono e trovate grafiche che diventano materiale narrativo, il tutto realizzato con tecniche sì tradizionali ma declinate in modo decisamente avveniristico per l'epoca. L'ultima parte, quella realizzata durante la performance teramana, è qualcosa di profondamente diverso, e la scelta di creare uno stacco così forte dal resto del volume è coraggiosa. In quell'occasione il fumettista ha disegnato e colorato con qualunque cosa gli capitasse sottomano: matite, pennarelli, varechina e chi più ne ha più ne metta. Senza anticipare nulla, questa scelta di rottura è perfettamente comprensibile visto ciò che l'autore va a raccontare, qualcosa di tanto ancestrale quanto intimo, personale, in cui le forme si fanno stilizzate e tutto diventa più universale e condivisibile, come le idee di Amore e Casa.
Il tratto di Di Giandomenico è tra i più distinguibili del panorama mondiale. A prescindere dal mercato americano (con Marvel e DC Comics) o italiano (con saldaPress, Sergio Bonelli Editore e Magic Press), il fumettista teramano ha sempre aggiunto qualcosa di profondamente autoriale alle storie che ha firmato: la recitazione dei personaggi, la dinamicità dell'azione e, più in generale, quel tocco di poesia che rendono i suoi volti differenti da quelli di qualunque altro artista.