C’è qualcosa di morbosamente consolatorio in un mondo nel quale ogni azione malvagia sia riconducibile a un soggetto completamente estraniato dalla società, senza morale, senza conflitti interiori ma semplicemente condizionato da un singolo momento traumatico che ne ha deviato la personalità. A questa categoria sembrano appartenere tutti gli assassini apparsi finora in Alcatraz: caratteri sopra le righe, troppo occupati a perseguire quasi per inerzia gli stessi scopi criminali di cinquanta anni prima senza un attimo di cedimento per non prestare nemmeno un secondo di attenzione alla modifiche intervenute nel mondo o alla loro stessa situazione. Forse il telefilm saprà dare una spiegazione a tutto questo, e ora che l’elemento del condizionamento mentale appare sempre più presente si può ben sperare che una qualche motivazione ci sia, ma al momento sembra sempre più strano trovarsi di fronte a queste anime perdute.

L’unica, piccola differenza rappresentata dal caso del...