With any luck they’ll be happy enough, which is the English version of a happy ending.

Dopo anni di sofferenze, perdite, riscatti personali e sfide di ogni tipo, i personaggi usciti dalla mente di Julian Fellowes guardano al futuro. Un futuro nel quale non li accompagneremo, ma nel quale possiamo credere che saranno ragionevolmente felici. Downton Abbey si congeda dal suo pubblico, period drama tra i più seguiti e importanti degli ultimi anni di televisione, un vero e proprio bastione per la qualità della tv anche al di fuori del suolo americano. Ci lascia nel modo più sicuro e scontato possibile, ma in fondo dandoci esattamente ciò che volevamo vedere. Alla fine un addio sereno e mai traumatico, che dispensa lieto fine e speranza, la passerella finale dei Crawley, che sempre più prendono coscienza di essere nel pieno di un cambiamento epocale.

Il finale di Downton Abbey è scritto nel suo passato, in quei pochi fili narrativi rimasti sospesi dopo la sesta stagione della serie. La tradizionale puntata di Natale, mai veramente un semplice speciale, ma anzi spesso un episodio che ha portato enormi cambiamenti nella storia, assume quindi il ruolo di lungo epilogo, l’elegante fiocco sul regalo trovato sotto l’albero. Tutto è piuttosto prevedibile già nelle premesse e, lontano dal voler costruire conflitti e dichiarazioni sospese fino all’ultimo, l’episodio costruisce già nella prima mezz’ora ciò che vedremo realizzarsi pienamente nel resto della puntata. Senza sorprese né sussulti.

Naturalmente la facile premonizione formulata da Lord Grantham nell’ultimo episodio della stagione regolare si avvera. Edith riserva ancora delle sorprese. Questo è un finale corale, ma è indubbio che le burrascose vicende sentimentali della più sfortunata delle sorelle Crawley (ed è tutto dire, dato che una ci ha lasciato giovane) giocano un ruolo molto importante in questo finale. I fili sono ben posizionati, e Fellowes non lascia sfuggire nulla: Mary aiuta la riconciliazione con Bertie, riscattando in parte le sue colpe, e Bertie fa ancora una volta la proposta a Edith. La stessa temibile suocera si rivela alla fine molto più gestibile di quanto potevamo immaginare: pochi conflitti appunto.

Se Edith ha il suo lieto fine, è una boccata d’ossigeno vedere finalmente i coniugi Bates finalmente felici e con un figlio. Al tempo stesso una più malleabile, ma sempre memorabile, Lady Violet si dimostrerà più accondiscendente nei confronti di Cora: anche per lei, come per Carson, arriva l’ammissione che è tempo di farsi da parte. A proposito di Carson, sembra un po’ ingiusto introdurre nel finale un elemento conflittuale come la sua improvvisa malattia, ma in fondo questo è l’unico elemento “negativo” di un finale apertamente ottimista, e comunque anche questa sottotrama finirà per avere un risvolto positivo, nel completare la rinascita totalmente positiva di Thomas. Come per Mary, anche per lui questo finale è occasione di riscatto e approfondimento (il suo tentativo di suicidio era stato trattato in modo un po’ affrettato durante la stagione).

Crollano gli ultimi residui di barriere sociali, già messe duramente alla prova dal clima sempre più familiare che si respirava nella residenza. La rigida separazione tra serviti e servitori, tra un sopra e un sotto viene completamente spazzata via da un gruppo di protagonisti che, difetti a parte, ha sempre saputo guardare al di là del proprio tempo, interpretando con la giusta prontezza i cambiamenti in atto. Rimane un finale che celebra se stesso e gli anni trascorsi, che non inventa, ma vuole soddisfare lo spettatore oltre ogni limite che la normale prudenza di scrittura suggerirebbe. Relazioni improvvise e affrettate, traumi superati, promozioni inaspettate, e tutte queste storie a collimare in un finale perfetto e idilliaco. Se il passato è pieno di sventure e il futuro è ancora indecifrabile, il presente è qui a sostenerci.