Leonardo: la recensione dei primi 2 episodi della serie

A portare sul piccolo schermo Leonardo per la RAI – grazie ad una co-produzione tra Lux Vide e Sony Pictures Television in collaborazione con Rai Fiction e Big Light Productions ed in associazione con France Télévision, RTVE e Alfresco Pictures, distribuita da Sony Pictures Television – sono Steve Thompson e Frank Spotnitz, figlio di The X-Files e creatore di The Man in the High Castle e de I Medici, a cui la serie è chiaramente più vicina.

La logica porterebbe a pensare che sia quasi impossibile fallire creando una serie su un personaggio come il poliedrico genio rinascimentale, ma poi è sufficiente guardare ad un prodotto come Da Vinci’s Demons di David S. Goyer per capire che la duttilità è un’arma a doppio taglio. Di quelle che uccidono.

Lo show, che ha debuttato martedì 23 marzo su RAI 1 e che sarà composto da 8 episodi in totale, si svolge su due diverse linee temporali. Nel presente, Leonardo (Aidan Turner) viene arrestato da Stefano Giraldi (Freddie Highmore), l’ufficiale del Podestà, per l’omicidio di Caterina da Cremona (Matilda De Angelis). Nel passato vediamo invece il personaggio, attraverso il racconto della sua vita e delle vicende che hanno portato alla morte della sua musa nella serie, trasformarsi da giovane artista, a primo apprendista di Andrea del Verrocchio (Giancarlo Giannini) e mito della sua contemporaneità.

Nel caso fosse necessario sottolinearlo, Leonardo non è una docuserie e non fa dell’accuratezza storica il suo cavallo di battaglia ma, come successo nel caso dei I Medici, nemmeno si prefissa di farlo. Per citare due esempi, Leonardo non fu mai cacciato dalla bottega del suo maestro né il suo nome era legato a qualche sorta di maledizione che si portava dietro dall’infanzia. La linea tra realtà e finzione sarà infatti sempre molto sottile e le due si confonderanno e giocheranno con le emozioni degli spettatori per dare loro uno scorcio su un personaggio la cui vita è ancora, sotto molti aspetti, un mistero.
A volte il risultato è particolarmente affascinante, a volte risulta quasi distraente.
Nello specifico, il mistero della morte di Caterina è forse uno degli aspetti più deboli delle 2 puntate andate in onda, soprattutto se paragonato al modo in cui l’artista si rapporta alla persone ed alla sua arte. La sensazione è che non ci fosse affatto bisogno di inserire un elemento “crime” per rendere più stuzzicante l’esistenza dell’uomo, perché il nome stesso di Leonardo evoca già qualcosa di unico e anche volendo romanzare la sua storia ci sarebbero stati tutti gli elementi per farlo.

Nonostante poi qualche dubbio sul ruolo di Matilda De Angelis in questa serie, soprattutto per il rapporto così aperto e moderno tra Caterina e Leonardo, che non sembra essere esattamente “figlio del suo tempo”, non abbiamo tuttavia dubbi sul fatto che questo show contribuirà a consacrarla, come è giusto, tra le stelle nascenti più meritevoli di questo ultimo periodo. La sua presenza scenica, la sua bellezza ed il suo stile di recitazione sono infatti piacevoli, schietti ed autentici e, come nel caso di The Undoing – in cui ha recitato a fianco di Nicole Kidman e Hugh Grant – è evidente che sia destinata a grandi cose.

Per contro, l’interpretazione di Aidan Turner, se pure impeccabile, non fa necessariamente scattare quella scintilla di meraviglia ed ammirazione che il nome del personaggio evoca. I suoi momenti migliori sono sicuramente riservati a quelle scene in cui lo spettatore viene messo a confronto con l’uomo, più che con il mito. La delicatezza con cui lo show affronta per esempio la questione della presunta omosessualità del Maestro, i traumi della sua infanzia e la sua sensibilità nei confronti delle persone, che ha reso persino più grandi le sue opere, sono senza dubbio gli aspetti migliori della serie, nonché quelli con cui si riesce maggiormente ad empatizzare con l’artista. Solo un uomo in continua ricerca di se stesso e della verità avrebbe potuto superare i suoi limiti, come Leonardo ha fatto e proprio questi scorci sulla sua personalità sono ciò che rendono la serie più interessante.

Menzione d’onore va poi al lavoro di Steve Lawes per il modo in cui ha curato le luci nella serie, il cui studio non diventa importante solo ai fini del lavoro dell’artista (bellissima la scena in cui il Verrocchio gli insegna l’importanza del chiaroscuro), ma risulta fondamentale anche per accompagnare lo spettatore in un viaggio nel tempo, fino ad un’epoca lontana, ma realistica, in cui riuscire ad immergersi completamente. A questo risultato contribuiscono inoltre le scenografie di Domenico Sica ed i costumi di Alessandro Lai.

Tra le curiosità dello show, tutte le opere dell’artista che si vedono nella serie, non sono stampe, ma vere e proprie riproduzioni di Stefano Bernabei, noto artista di Pordenone che ha già collaborato con la RAI, la HBO e la Disney.

Leonardo va in onda su Rai1 a partire dal 23 marzo per 4 prime serate di 2 episodi ciascuna.