Nudes: la recensione

Come esperimento televisivo Nudes non mancherà di ricordare a molti SKAM Italia. Ancora una volta non si tratta di un soggetto originale, ma di una serie norvegese localizzata in Italia. E ancora una volta le storie sono quelle dirette ed essenziali di adolescenti raccontati con un realismo pungente che raramente accostiamo alle nostre produzioni. Nudes scava nel profondo di quelle storie a partire dal tema comune del revenge porn, o meglio ancora della diffusione dei nudi in rete. Scrittura e caratterizzazioni convincenti raccontano fragilità, incertezza e continua esposizione a giudizi nella difficile fase della crescita.

Nudes è una serie antologica composta da dieci episodi e distribuita sulla piattaforma RaiPlay. Le storie raccontate sono tre, spalmate a blocchi sull’intera stagione con puntate da venti minuti. C’è la storia di Vittorio (Nicolas Maupas), da poco maggiorenne, accusato di aver diffuso un filmino porno esponendo una ragazza a vessazioni e umiliazioni. Simile – ma diverso è il punto di vista – è la vicenda della sedicenne Sofia (Fotinì Peluso), ripresa durante un rapporto sessuale che viene diffuso in rete. Infine, e scendiamo ancora con l’età, c’è la cruda storia di Ada (Anna Agio), che a 14 anni, impacciata e solitaria, invia a qualcuno delle proprie foto di nudo e cade nelle trappole della rete.

Regia di Laura Lucchetti, Nudes elabora queste storie con un’essenzialità e una schiettezza che non siamo abituati a vedere nelle nostre serie tv. E con interpretazioni davvero valide. La serie fa buon uso del minutaggio ristretto e ci getta quasi da subito nel cuore delle storie. È un Black Mirror della porta accanto, che trasmette ansia e probabilmente spingerà i più adulti a immedesimarsi in un’adolescenza vissuta in simbiosi con lo smartphone. Va detto però che la serie non cade nelle trappole più prevedibili di un approccio di questo genere. Non c’è la fastidiosa demonizzazione a prescindere della tecnologia, che in genere si accompagna al caldo abbraccio della famiglia tradizionale e dei sani valori di una volta.

Anzi, raramente le figure adulte ne usciranno immacolate. Non perché necessariamente cattive, ma solo perché distanti, irrimediabilmente lontane da linguaggi, esperienze, generazioni più giovani. C’è il genitore che non esita a ricorrere a qualunque mezzo per proteggere il figlio, quello che vorrebbe ma non è in grado di intavolare un discorso empatico, quello che è troppo focalizzato sul lavoro. Ma non sono strumento narrativo che espande il dramma dell’intreccio, ma sono riflesso di ansie personali e raramente espresse. Perché c’è tanto di non detto nella costruzione di questi caratteri, e Nudes sa come inserire una componente di mistero nello svelamento della serie senza far cadere l’impalcatura della verosimiglianza.

Cosa ha provocato quel gesto istintivo e orribile? Chi ha diffuso quel filmato? Dove condurrà questa escalation di situazioni terribili? In questo senso la vicenda di Ada è la più pesante e carica di angoscia, anche per l’età della vittima, e non mancherà di provocare reazioni di rabbia o disgusto. Nudes non fa la voce da “grillo parlante” e non si permette di bacchettare dall’alto con paternalismo: si limita a mettere in scena il contrasto tra scoperta e esposizione di sé proprio quando si è più fragili. Il suo sguardo è orizzontale e sincero. Femminile come lo saranno tutte le vittime.