Cosa ci attira (realmente) del ritorno in vendita del Super 8
Potrebbe essere l'atto imprenditoriale più hipster dell'anno ma il ritorno del Super 8 non è nè una questione di qualità nè di comodità
Prima usciranno in versione speciale, limitata e costosissima (tra i 400 e i 750 dollari), poi se avranno successo ed effettivamente torneranno di moda la Kodak le metterà in vendita a prezzi normali per tutti, in una versione prodotta quindi su larga scala. In maniera non diversa da quel che accade per altre marche storiche come le fotocamere analogiche Lomo.
Per Tarantino, che di tutto questo movimento è il portabandiera più noto, non c’è niente come la pellicola, è il motivo per cui i film si guardano al cinema e non in casa, è ciò a cui è affezionato e quello che per lui dà un senso al fare cinema. Per J.J. Abrams è un “sogno che si avvera” il solo ritorno in commercio del Super 8 (come ricorderete ha girato un film con quel titolo, uno che ruota intorno a quel formato e le possibilità offerte a dei ragazzi da quelle piccole cineprese, quindi è stato interpellato per primo sull’evento) per Christopher Nolan è “estremamente eccitante”.
In realtà, lo sappiamo tutti, le cose rivoluzionarie che la videocamera Super 8 consentiva di fare negli anni ‘60 e poi ancora di più nei ‘70, sono meno di quelle che uno smartphone consente oggi. Allora era la prima volta che chiunque poteva girare (senza audio) immagini in movimento, sviluppare la pellicola e poi proiettarle ad un costo ragionevolmente basso (rispetto all’attrezzatura professionale almeno). Un vistoso passo indietro rispetto al video per tutti dei telefoni e alla condivisione globale con YouTube.

Questo ovviamente non è vero a livelli alti, ai livelli del cinema, lì oltre ai motivi affettivi ce ne sono anche di resa qualitativa, dinamica, pasta e via dicendo, motivazioni puramente visive e tecniche. A livelli bassi, a livelli amatoriali, non ce ne sono invece di buoni motivi per prediligere il Super 8 se non quelli affettivi e di passione retro. Lo stesso la Kodak ci vuole provare e magari sarà anche un successo.
L’impressione tuttavia è sempre di più che il bisogno di ritorno all’analogico non sia dovuto a qualcosa che abbiamo effettivamente perso nel passaggio al digitale o con la smaterializzazione dei supporti. Non è la qualità nè la ricchezza nè la possibilità del formato ad attirare. L’impressione semmai è che ci sia qualcosa che attiri in quelle immagini granulose e dai colori leggermente sbiaditi, qualcosa di affascinante che manca alla tecnologia moderna, qualitativamente molto molto molto oltre il Super 8 e anche foriera di più possibilità di elaborazione dei video e quindi di sfruttamento.
Qualcosa però che non ha a che vedere con il supporto in sè e con le sue possibilità. Perché il Super 8 non solo è meno buono del digitale ma anche meno utile e meno maneggiabile. Non a caso le nuove cineprese Super 8 incorporano alcune caratteristiche "moderne" come uno schermo LCD e slot USB o per card SD, in più Kodak ha annunciato anche un servizio di digitalizzazione delle pellicole Super 8. Cioè chiunque acquisti le nuove cineprese può mandare a loro i rullini e riaverli indietro in formato digitale, in modo che, sembra di capire, possano usarli, condividerli, montarli, caricali online o impiegarli per tutti quegli usi che il digitale ha donato all’audiovisivo amatoriale.

È l’immaginario collettivo a cavallo tra anni ‘70 e ‘80 quello che bramiamo, non una piccola cinepresa senza sonoro, dal supporto molto costoso, impossibile da gestire, difficile da montare, complesso (e di nuovo: costoso) da proiettare e infine per nulla condivisibile con nessuno. Di quello, per fortuna, non ne abbiamo bisogno.