Alex de la Iglesia è a Berlino per presentare in anteprima El Bar, ma come spesso capita ai registi (specie quelli molto attivi e prolifici come lui) con la testa è da tutt’altra parte. Parla sbrigativamente di quello che considera un film passato, finito, andato e si illumina se gli si fanno domande su quello cui sta lavorando: il remake di Perfetti Sconosciuti.

La notizia che proprio il regista di La Comunidad o La Ballata dell’Odio e Dell’Amore sia stato scelto per il remake (assieme allo sceneggiatore con cui ha scritto i suoi film migliori, Jorge Guerricaechevarria) stupisce solo inizialmente. A ben pensarci la struttura chiusa, lo scontro umano, la progressiva distruzione di personaggi che si fanno del male e perdono lentamente le maschere che indossano nella loro vita quotidiana, è tutto ciò che de la Iglesia ha sempre raccontato, almeno da La Comunidad in poi, cioè da quando i suoi film hanno smesso di divertirsi con il fantastico e il genere puro per metterlo a frutto in storie più ampie e concrete.

E infatti ne è esaltato.

Perfectos Desconocidos al momento è in fase di montaggio, riprese finite e giochi ultimati, ora c’è quel processo che Alex de la Iglesia adora: “Il momento in cui impazzisci per dare un senso a tutte quelle inquadrature in luoghi stretti”.

Com’è? Gli hai dato un tono più crudo alla “de la Iglesia”?

“Oh sì sì! [spalanca gli occhi a palla e ride esaltato ndr] C’è tutto. I personaggi lottano, si scontrano, urlano”

Ma c’è anche quella dinamica tipica dei tuoi film per i quali alla fine, non solo sono tutti distrutti emotivamente ma anche proprio fisicamente?

“Esatto. Quando ho visto il film italiano ho pensato che era incredibile che fossero tutti così calmi e che io non avrei mai potuto girarlo così, il mio era venuto con un altro stile”

Ma perché hai girato il film senza aver visto quello italiano?

“Sì, non volevo avere involontariamente la tentazione di somigliargli. Ho scritto la sceneggiatura leggendo quella italiana, in una strana traduzione in argentino [fa una faccia divertita traducibile con “Vai a sapere perché accadono queste cose” ndr]. Il film poi l’ho visto nei primi giorni delle riprese in tv, on demand, e ci sono proprio rimasto per quanto siano tutti calmi, quanto il tono sia controllato. Ma la sceneggiatura è stupenda, l’ho amata immediatamente”

Il film italiano alla fine ti è piaciuto?

“Certo!”

Anche il finale?

“Secondo me c’è un problema lì. Proprio non si capisce bene che succede”

L’hai cambiato?

“In un certo senso sì, accadono esattamente le stesse cose, però ho fatto in modo che loro imparino qualcosa. Nel film italiano tutto finisce ed è stato come un sogno, tutti sembrano non ricordare quella versione alternativa della loro vita, e ritornano a indossare delle maschere come sempre. Nel mio invece lo ricordano, hanno imparato qualcosa e in questo sta il passaggio”

E come fai?

“Con la storia dell’eclisse. Dallo script si capisce che è quello il motivo, c’è una particolare eclisse e accade questa specie di variazione fantasy. A Paolo è piaciuto”

Che dice?

“[inizia subito a ridere ndr] Dice che nei miei film il problema è che ci sono troppo io, invece qui non ci sono tanto e quindi è il mio film migliore. Ma lo dicono tutti eh, anche a Telecinco pensano sia la cosa migliore che ho fatto”.

In Italia una delle particolarità del film, nonchè uno dei molti segreti del successo, era il cast che univa pubblici diversi. C’è una mescolanza di attori d’autore e popolari, una come Alba Rohrwacher che sicuramente conosci con altri molto popolari. L’hai mantenuta?

“No, sono tutti attori famosi ma vengono diciamo dallo stesso tipo di film, hanno tutti lo stesso tipo di pubblico. Ma sai qual è la cosa davvero davvero assurda?”

No. Cosa?

“Quando ho visto quello italiano ho scoperto che c’è un attore identico a quello che ho scelto io per lo stesso ruolo! Identico! E non lo sapevo quando ho fatto il casting. L’ho visto e non potevo crederci, ho urlato al televisore “Mira!!””

E qual è?

“Quello grasso [Pepon Nieto, l’equivalente di Giuseppe Battiston ndr]”

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