The Nostalgist: la nostra set visit e l'intervista a Lambert Wilson e Samuel Joslin!
Abbiamo visitato il set di The Nostalgist, il corto fantascientifico di Giacomo Cimini tratto dal racconto di Daniel H. Wilson. Ecco la nostra visita al set e le interviste!
Quando leggi un racconto di fantascienza come quello di Daniel H. Wilson, inevitabilmente lasci che l’immaginazione, alimentata dalle descrizioni dell’autore, costruisca un mondo parallelo in cui i personaggi prendono vita. Se poi ti fai influenzare dalle atmosfere arrugginite e polverose dei film di Giacomo Cimini (penso a “The city in the sky”, La Città nel Cielo), sai già cosa ti puoi aspettare.
Ganci sospesi, vetri appannati, pavimenti di legno scricchiolante, spifferi gelidi e sotterranei poco illuminati - dove la squadra di Giacomo ha lavorato senza un minuto di pausa per ricreare a ogni angolo scenari sempre più incredibili. Passare da un piano a un altro dell’edificio significa fare un salto temporale: dal salotto con poltrone e scacchiera a un corridoio surreale illuminato da neon fluorescenti.
Mentre Giacomo corre su e giù per il set, con il suo inseparabile borsello a tracolla e un enorme sorriso stampato sul volto - Pietro Greppi, uno dei due producer (l’altro è Tommaso Colognese) mi tira per una manica e mi presenta Daniel – quel Daniel. Il papà di The Nostalgist e di Robocalypse (il romanzo da cui è tratto il film che dirigerà Steven Spielberg) si aggira per i sotterranei, assolutamente a suo agio tra computer e manichini. Lo abbiamo intervistato su entrambi i progetti: potete vedere il video in questa pagina.
Scivolo in un altro camerino, e Samuel Joslin (il cui viso è stampato su ogni red bus per promuovere l’uscita di The Impossible) mi accoglie con un gran sorriso – rivolto più al mio iPad arancione che alla sottoscritta.
Samuel, cosa ti piace di più di questo film?
Il fatto che io interpreto un robot! Io adoro i robot.Quale costume vorresti portarti a casa di questo film?
Questo! – dice infilandosi una casacca verde e dorata che lo fa sembrare un piccolo Lord.Qual è il tuo film preferito?
The Hobbit, adoro i film d’avventura. E non vedo l’ora di vedere Vita di Pi.Com’è stato lavorare con Giacomo?
Mi è piaciuto moltissimo e spero di poter lavorare con lui ancora! Mi aiuta un sacco.E Lambert?
Fa un po’ paura, all’inizio, perché è un attore bravissimo e quando sei all’inizio della tua carriera non sei altrettanto bravo.Ma tu hai già fatto una parte importante in The Impossible. Come è stato lavorare con Ewan McGregor?
Molto divertente. Lui mi ha insegnato come si fare le parti tristi, sul set ho imparato a piangere.Come fai? (L’ho appena visto girare una scena col viso rigato di lacrime, ndr)
Devo pensare a una cosa molto triste, a una cosa brutta che potrebbe succedere – entri in uno stato di tristezza e inizi a piangere.E qual è stata la tua scena preferita in The Impossible?
Quella in cui facciamo snorkeling: è stato molto divertente!Chi vorresti diventare da grande?
Brad Pitt, perché è molto cool.
Prima di tornare nelle trafficate vie di Londra, dove la gente cammina veloce, ignara del mondo magico che si nasconde dentro l’antica vetreria, riesco a scambiare due chiacchiere anche con Jean Claude Nouchy, il supervisore agli effetti visivi del film – ovvero colui che nei prossimi sei mesi si prenderà cura del robot e lo trasformerà in un personaggio digitale:
Cosa succede quando finiscono le riprese?
Noi di Inkymind ci occuperemo di integrare il robot nel film attraverso una modifica digitale dell’ambiente.Ovvero?
Dobbiamo estendere digitalmente tutto il palazzo, e aggiungere gli effetti speciali.Che fai qui sul set?
Sto a stretto contatto con Giacomo, con il direttore della fotografia e con l’operatore di camera: mi occupo di vedere cosa dovrà essere integrato con la computer grafica e cosa dovrà essere inserito (gli oggetti e il robot stesso).
E poi scattiamo un sacco di fotografie, per avere tutti i punti di riferimento necessari e far sì che il robot si integri con l’ambiente che lo circonda.Quali sono i prossimi passi?
Il robot verrà costruito in un paio di mesi, poi inizieremo a creare l’ambiente 3D da integrare al girato.