BadChronicles: Il mito di Tex, moschettiere del West
Per la terza puntata di BadChronicles torniamo a casa per raccontare il più grande eroe del panorama nazionale, Tex, un fenomeno nato quasi per caso
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
Per la terza puntata di BadChronicles ci spostiamo un decennio dopo le origini dell'Uomo d'Acciaio e torniamo a casa per raccontare chi, proprio come Superman, rappresenta il più grande eroe del panorama nazionale, riscontrando una fortuna imperitura fino a oggi: Tex. Ma agli albori nessuno lo aveva prospettato...
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Occhio Cupo[/caption]
Viene ingaggiato come disegnatore Aurelio Galleppini (1917 - 1994), in arte Galep. Il maestro sardo si dedica anima e corpo seguendo le direttive sul titolo più prestigioso di giorno. La notte invece, si cimenta su quello meno importante. Si parte nel 1948 e in pochi mesi il verdetto dei lettori è univoco. Occhio Cupo chiude dopo 12 pubblicazioni. La collana di ripiego raggiunge le 60.000 copie. È un buon risultato ma Capitan Miki e il Grande Blek del trio EsseGesse vendono tre volte tanto. Per forza di cose si investe su Tex e la scommessa nata per caso diventa il maggior successo di sempre. Il fenomeno, inoltre, da fuorilegge diventa presto l'impareggiabile paladino dei più deboli.
Il Totem Misterioso[/caption]Gli antesignani del fumetto Western nel nostro Paese sono Ulceda e La Scotennatrice (1935), trasposizioni di opere di Emilio Salgari. Vi lavora il giovane Rino Albertarelli, altro monumento nostrano (tra i fondatori del Salone di Lucca), come il primo cowboy tricolore, il suo, pelato e dai lunghi baffi bianchi: Kit Carson. Questo giustiziere a fine carriera si legherà indissolubilmente a quella del ranger di Bonelli. È basato con un'attenta novizia di particolari sull'omonimo esploratore del Kentucky e appare sul settimanale Topolino dal 1937 fino all'inizio del secondo conflitto mondiale.
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Kit Carson di Rino Albertarelli[/caption]
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Aurelio Galleppini: Autoritratto[/caption]
Il soggetto evolve negli anni senza mai snaturarsi. Il 1958 segna una svolta. In pieno boom industriale Sergio decide di perfezionare un esperimento di poco precedente, Tex Gigante, e passare a un'offerta di qualità. Viene definito uno standard editoriale, una periodicità e una cura mai vista alle copertine. È la nascita di un formato che è imitato ancora oggi. Lui stesso debutta come sceneggiatore nel numero 183 del gennaio 1976: Caccia all'uomo. Per rispetto e imbarazzo nei confronti del padre si firma Guido Nolitta, “un buon dilettante”, come senza falsa modestia si riteneva. Ma la sua Aquila della Notte conquista ed è più umana, ha dubbi e incertezze come tutti noi. Vi rimarrà profondamente affezionato anche dopo aver concepito Zagor e Mister No. Quando Dylan Dog, superato Tex nelle vendite, accusò un'inevitabile flessione, riconsegnandogli il primato di mensile più venduto al mondo, Sergio per festeggiare offrì, si narra, una cena a tutti i suoi collaboratori. Coloro i quali oggi, guidati dal responsabile del personaggio, Mauro Boselli, e dal direttore generale, il figlio Davide Bonelli, contribuiscono a mantenere vincente un'eccellenza del costume italiano.