YA – La battaglia di Campocarne, la recensione
Abbiamo recensito per voi il primo romanzo in prosa di Roberto Recchioni: YA – La battaglia di Campocarne
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
YA – La battaglia di Campocarne, presentato all'ultima Lucca Comics & Games, ha visto il battesimo dell'attuale curatore di Dylan Dog nel settore della narrativa in prosa, dopo la folgorante carriera avuta finora nel mondo delle nuvole parlanti.
L'occasione si presenta quando il carrozzone del condottiero giunge nel suo paesino, Zarafa. Il valoroso guerriero non è solo un abilissimo combattente ma anche un impareggiabile cantastorie; grazie a questa abilità ha messo in piedi uno spettacolo itinerante, noto a tutti e assolutamente imperdibile per adulti e bambini. Il protagonista può incontrare di persona il suo campione insieme alle altre due inseparabili figure che viaggiano sempre accanto a lui, anch'esse ammantate di mistero e magia: il tenebroso e gigantesco Incappucciato e la terrificante Nonna Mannaia, la vegliarda tutrice del gruppo.
Nel prosieguo della narrazione compaiono sulla scena altri due comprimari, ritratti insieme a Stecco nella splendida copertina di Gipi. Parliamo della fiera e impetuosa Marta e del riflessivo Trappola, che studia come apprendista iettatore, ruolo bellico assai importante nell'economia di un esercito. Li ritroveremo tutti nella piana di Campocarne, il luogo dell'epica battaglia che dà il titolo a questo volume. Faranno parte delle schiere del Principe Usuraio nelle file delle Rondini, il reparto dello schieramento del Granduomo composto dai novellini, alla prima esperienza.
Non potendo servirsi di vignette, com'è naturale fare nel suo mestiere di fumettista, l'autore romano si affida a descrizioni precise e incisive che pennellano realisticamente con estrema facilità, ogni situazione. La lettura è piacevole, fluida, alleggerita da paragrafi brevi e densi. Come in Orfani, da cui prende in prestito il campo di addestramento, Dorsoduro, offre un perfetto controllo nella misura dei dialoghi e nell'efficacia dei loro contenuti. E come nella serie Bonelli, si conferma un notevole ritrattista, confezionando soggetti deliziosi da cui è difficile accomiatarsi arrivati in fondo al tomo.
"Ya" significa “si”, ma è una parola dalle mille accezioni che vanno dall'intercalare al grido di battaglia in questo universo fantastico. Questo primo approccio letterario di Recchioni sembrerebbe un fantasy, ma per come viene strutturato ricorda più la fiaba, a partire dalla toponomastica per arrivare ai nomi dei personaggi in gioco. Lo scrittore non si sofferma in un esercizio dettagliato della geografia della sua terra immaginaria, anche se ne fornisce una mappa cartacea esaustiva; non si perde nel descriverne le strutture politiche che la governano e dà una visione semplificata ma evocativa della sua religione. Preferisce dilungarsi nelle regole della Briscola Selvaggia e nell'emozionante partita con una dea, in cui emergono riferimenti e competenze relativi i moderni card game.