Black Rock, capitolo 1: Il Guardiano, la recensione
Abbiamo recensito in esclusiva il primo capitolo di Black Rock, la nuova serie Wilder firmata da Sicchio, Vanni e Segala
In poche pagine, abbiamo modo di scoprire qualcosa di più su questo singolare luogo e sulla società di coloro che lo popolano: percorrendo le polverose strade del villaggio assieme al Guardiano, conosciamo un mondo rurale che ricorda facilmente quello del genere western, in cui ogni abitante viene appellato a seconda del lavoro che svolge, come il suddetto Guardiano, o il Conciatore, o il Carpentiere. In questo posto, però, sembrano esserci elementi che trascendono il mero realismo, virando verso qualcosa di più etereo e mistico: il villaggio è infatti anche visitato da uno spettro, il quale è però l'ultimo dei problemi dei protagonisti, a giudicare dal timore legato all'arrivo di potenziali nemici denominati semplicemente come Loro.
Ma è nella conclusione del primo capitolo che la storia dà il meglio, con un finale esaltante che fa ben sperare per il prosieguo della narrazione: evitando il rischio di rovinarvi una bella sorpresa, diciamo solo che quando apprenderete qual è l'esatto compito del Guardiano, rimarrete senza dubbio stupiti, forse anche un po' spaventati.
Arriva su Wilder Black Rock - terza delle quattro serie originali proposte dall'audace nuova etichetta italiana, dopo Australia ed Elliot - firmata da Dario Sicchio (testi), Jacopo Vanni (disegni) e Francesco Segala (colori). Le sensazioni seguenti alla lettura di quello che possiamo definire come un western sovrannaturale sono estremamente positive, in grado di generare aspettative altissime per quanto ci attende nei prossimi capitoli. Fondamentalmente, Black Rock si presenta come un perfetto connubio tra fumetto commerciale e indie, grazie a una narrazione contestualmente pop e autoriale: leggendo le prime pagine di questa serie riesce difficile credere che non si tratti di un prodotto Image Comics.
È evidente la grande sintonia tra scrittore e artista, e come questo sodalizio dia vita a uno storytelling vincente: i due autori si divertono molto a giocare con la costruzione della pagina variando costantemente il registro narrativo, che passa da campi larghi e splash page, a sequenze dove la narrazione si fa più serrata, caratterizzate da una griglia più fitta.
Lo stile di Vanni, poi, una sintesi perfetta tra realismo e una stilizzazione essenziale, propone un tratto sporco e nervoso, cosa che rende i disegni dell'artista piacevolmente simili a quelli di Jason Latour. Va detto che a livello grafico, specie nelle pagine iniziali, non mancano delle incongruenza e imperfezioni: la sensazione al riguardo è che Vanni stia prendendo le misure di questa storia e dei suoi personaggi, e difatti notiamo come, man mano che la narrazione va avanti, il tratto e le proporzioni diventino sempre più precisi.