Chrono Tintin #4: I sigari del Faraone
Con I sigari del faraone Tintin vive la sua prima avventura contraddistinta da un filo conduttore
Carlo Alberto Montori nasce a Bologna all'età di 0 anni. Da allora si nutre di storie: lettore, spettatore, ascoltatore, attore, regista, scrittore.
Circa una decina di anni dopo la scoperta della tomba di Tutankhamon, Hergé decide di ambientare la quarta storia di Tintin nell'esotico Egitto. Per il reporter ha così inizio un grande viaggio attraverso l'Oriente che verrà in seguito suddiviso nei volumi I sigari del Faraone e Il loto blu.Nonostante appaia simile alle storie precedenti, con una serie di situazioni pericolose che si susseguono l'una dopo l'altra, la nuova avventura inizia a mostrare una struttura più elaborata e ambiziosa. Il reporter belga infatti indaga su dei sigari e su uno strano simbolo rinvenuti tra i sarcofagi e le mummie: un mistero che sarà il filo conduttore tra le varie sequenze.
Anche se li avevamo già intravisti nella prima tavola di Tintin in Congo (un cammeo aggiunto durante la realizzazione della versione a colori), questo è a tutti gli effetti il loro esordio ufficiale. Nell'edizione in bianco e nero i loro nomi erano X33 e X33bis, ma perderanno presto questi appellativi da agenti segreti in favore di un cognome che li avvicini all'immagine di poliziotti borghesi. Ne I sigari del Faraone inseguono il reporter attraverso diversi Stati, presentandosi da subito come simpatiche nemesi.
Ciò che sorprende di questa storia è quanto la vicenda rimanga in sospeso: pur non essendoci un vero e proprio cliffhanger finale, infatti, la trama fornisce un'apparente conclusione seminando alcuni spunti narrativi che saranno poi sviluppati ne Il loto blu.
CHRONO TINTIN: