Colpi di fortuna, la recensione
Al secondo anno di "abbandono" delle classiche tematiche da cinepanettone, le vecchie gag e i vecchi temi si riaffacciano. L'eredità di 20 anni è dura a cancellarsi...
Lo si era già notato l'anno scorso che "tutto cambia perchè nulla cambi", per ritrovare gli incassi dei tempi migliori il cinepanettone ha abbandonato molte delle sue consuetudini (l'ambientazione natalizia, le storie di tradimenti, la rappresentazione altoborghese nullafacente, le location esotiche...) per non cambiare realmente, ha mutato pelle per rimanere lo stesso. Colpi di fulmine, un anno fa, aveva recuperato un'idea di cinema vecchio stampo, fatta di paesini e borgate, provincia e storielle d'amore, alla ricerca di una semplicità da cinema italiano anni '50, trovando nel primo episodio di De Sica una sostanziale nullità e nel secondo la forza comica di Lillo e Greg.
Quest'anno gli episodi sono 3 e nemmeno Lillo e Greg riescono a rimanere in piedi.
Nel primo, apertamente e dichiaratamente ispirato alla struttura di Una notte da leoni, Luca e Paolo cercano di ricostruire a ritroso la notte brava in cui uno dei due ha perso il biglietto vincente della lotteria, in un tripudio di product placement (addirittura c'è anche tutto il Napoli calcio), gag che vengono dai Fantozzi di Neri Parenti (Luca scivola sul corrimano delle scale per scendere in fretta ma alla fine trova un grosso pomello a bloccarlo) e con una struttura, quella della ricerca ossessiva che non solo imita con una povertà disarmante il modello americano ma somiglia moltissimo alle trame parallele dei cinepanettoni di qualche anno fa (solitamente affidate a comici come i I Fichi d'India).
Nel terzo infine anche le speranze più tiepide sono deluse. Sembra che rispetto al riuscito segmento di un anno fa, quest'anno Lillo e Greg siano caduti sotto i colpi di una trama esile (Greg è il fratello matto e Lillo deve gestirlo) che presta il fianco a gag che non appartengono molto al loro repertorio, tant'è che le poche che paiono in linea con il gusto della coppia si distinguono nettamente.
Lentamente ma inesorabilmente l'istinto del vecchio cinepanettone torna a battere cassa.
Beh non è vero. Le poche gag buone del film non sono valorizzate e anche attori dai buoni tempi comici (Luca e Paolo) qui sono mortificati dalla solita regia sciatta, pigra e svogliata, capace di levare credibilità a qualsiasi immagine.