I tre moschettieri - la recensione
Insosteniibile quando cerca di essere cinematografico ma godibilissimo quando ricalca l'estetica da fumettone steampunk, I Tre Moschettieri è retto da Milla Jovovich...
Ci sono diversi sentimenti che pervadono il corpo dello spettatore minimamente esigente durante la visione di I tre moschettieri.
La seconda è ilarità incredula. Arriva quando, subito dopo questa intro forsennata, l'azione si sposta in Guascogna e vediamo D'Artagnan prima duellare con il padre, poi andare a Parigi e sgominare con gli altri moschettieri una quarantina di guardie del cardinale Richelieu con un misto di scherma e arti marziali orientali. Alla qual cosa va aggiunto il fatto che è ormai evidente come la profondità del 3D la si scorgerà solo a sprazzi.
La terza è la calma consapevolezza. Arriva quando tutto si chiarisce e da che il nuovo film di Paul W.S. Anderson rimesta nel già visto cinematografico e videoludico, la trama ingrana e la storia comincia a premere sul fumettistico, esplicitando senza vergogne le sue velleità steampunk. A quel punto tutto acquista senso. Le frasi stupide, i colori saturi, il look sopra le righe e via dicendo. E come fumettone cinematografico I tre moschettieri funziona e come!
Dopo una carriera in filmoni dai grandi botti e dal poco senso (del resto se l'è pure sposato Paul W. S. Anderson) è impossibile non riconoscere la straordinaria pervicacia di quest'attrice sublime sempre impegnata e sempre in parte, sia che faccia una cattiva senza psicologia in Zoolander, sia che faccia la sperduta in Il Quinto Elemento, sia che uccida di tutto in Resident Evil.
Ha meno battute lei in tutta la carriera di Woody Allen in uno qualsiasi dei suoi film, ma ogni suo personaggio rimane scolpito. Un colosso.