Tarzan 3D, la recensione
L'ennesima trasposizione di Tarzan viene dalla Germania ed è in motion capture. Ma sia la tecnica che la storia non sono all'altezza...
Reinhardt Klooss ha deciso di cominciare dalla fine, già da Tarzan contro i nemici spaziali.
E' infatti un misto di noto e inedito questo Tarzan. Ci sono le consuete "Io Tarzan, tu Jane", ci sono le liane e le urla che costituiscono la fondazione del mito, cioè la reiterazione di quelle componenti chiave che sono già inscritte nel personaggio non solo dall'autore che l'ha creato ma anche da tutte le sue rivisitazioni (quelle sopravvissute quindi ad una sorta di selezione naturale). Allo scheletro però qui si aggiunge una storia che stona molto con il tema del ritorno alla natura che si è sempre accompagnato all'uomo scimmia, una di tecnologia e misteriosi oggetti provenienti dallo spazio, con notazioni, colori e ad un certo punto anche una messa in scena inopportunamente di fantascienza.
Capitolo a parte lo merita la tecnologia, un motion capture e un'animazione CG ineccepibili nella potenza e nella fattura ma dubbi nella riuscita. Non è infatti una questione di investimenti o di potenza quanto di animazione. La Pixar faceva cartoni negli anni '90 e non erano implausibili come questo fatto nel 2013, e non per una questione di innovazione ma per una di conoscenza di quali siano le componenti da muovere (e come muoverle) per dare verosimiglianza ad ogni personaggio e ogni movimento.