Rockstar Games, ovvero come diventare il team di sviluppo più fico del mondo
Rockstar Games ha assunto uno status particolare, praticamente unico, tra i team di sviluppo di maggior successo: capiamo perché, mentre ne ripercorriamo la storia
Un giorno anziché i soliti platform trovammo nel tray della console un gioco nuovo, con un titolo che non sapevamo leggere: Grand Theft Auto, GTA. Dopo poche ore ci trovammo immersi nel mondo del crimine organizzato americano: per noi cresciuti con Mario e Link, il primo capitolo della saga creata da DMA Design fu una specie di epifania, furti, violenza, sangue, pedoni investiti. Scoprimmo, forse troppo presto, che i videogiochi erano pure una cosa da grandi.
“Ammazza la puttana così riprendiamo i soldi.”
Il gioco ci fu sequestrato, ma capimmo subito che prima o poi saremmo tornati a Liberty City, Los Santos, San Andreas e Vice City.
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Grand Theft Auto in un'immagine[/caption]
Oggi Rockstar Games è un colosso da con migliaia di dipendenti e nove studi sparsi fra il Regno Unito, l’India e gli Stati Uniti (c’era pure una filiale nipponica chiusa da tempo) ma, in un certo senso, rimane una multinazionale tascabile. Dal 1998 a oggi lo studio ha lavorato solo su 12 franchise, di cui solo uno - GTA - con più di due sequel; pur possedendo alcuni dei brand più acclamati dell’intero settore videoludico, da Max Payne a Red Dead passando per LA Noire e Bully, Rockstar non fa nulla per valorizzare le sue produzioni o meglio, tende a nascondersi. Niente press tour, nessuna presenza alle fiere di settore, contatti con la stampa ridotti al minimo e una segretezza quasi maniacale: Rockstar somiglia molto ad Apple, con la differenza che non sente neppure il bisogno di organizzare keynote o eventi particolari. Bastano un paio di immagini pubblicate sui social e il piccolo mondo dei videogiochi impazzisce. Hanno fatto più scalpore i due riferimenti a Red Dead Redemption di questi giorni che cinque trailer del nuovo Call of Duty.
"Nulla è fuori posto nei giochi di Rockstar, ogni elemento di gameplay è un ingranaggio armonioso che si muove preciso attorno al più vasto disegno del gioco"[caption id="attachment_141809" align="aligncenter" width="600"]
Grand Theft Auto V è forse il punto più alto della produzione di Rockstar Games[/caption]
Forse solo Nintendo può vantare successi tecnologici, ludici e di pubblico paragonabili a quelli dello studio britannico e non è un caso che i fratelli Houser citino sempre i giochi di Miyamoto come principale fonte d’ispirazione. Apparirà strano ma GTA e Red Dead hanno molto più in comune con Super Mario e The Legend of Zelda che con Assassin's Creed o Call of Duty. Rockstar, proprio come i colleghi di Kyoto, ha un approccio quasi artigianale al game design: tenendo alcuni punti fermi cerca con ogni nuova iterazione di aggiungere un mattoncino extra, bilanciandolo alla perfezione con il resto dell’edificio. Così come le avventure di Link si sono evolute da NES a Nintendo NX rimanendo però sempre fedeli a se stesse, pure Red Dead o GTA non hanno mai tradito le loro origini.
[caption id="attachment_161872" align="aligncenter" width="600"] Sellate i cavalli, Red Dead Redemption 2 è finalmente realtà[/caption]
La tenacia di Rockstar nel non piegarsi alle regole - sbagliate - del mercato l’ha trasformata nel gioiello della corona di Take Two, diventando così l’unico studio capace di unire un successo di pubblico colossale (solo per GTA si parla di oltre 220 milioni di copie vendute) a stuoli di critici adoranti disposti pure a comprare (orrore!) i suoi giochi pur di recensirli. I fratelli Houser ci insegnano che un altro modo di sviluppare videogiochi è possibile, basta crederci e non avere paura delle proprie scelte.