Da dove viene (e dove vuole andare) A24, la società che sta cercando di cambiare il cinema americano
Nata nel 2012, la A24 è la nuova protagonista del mercato americano, sceglie benissimo i film da distribuire ed è capace di portare al successo opere di nicchia
Incassi e notorietà da cui poi deriva anche il giro internazionale che questi film possono prendere.
Ancora di più, in un’industria americana in cui, l’abbiamo detto più volte, il film da medio budget va scomparendo e i contenuti più adulti ed estremi si sono spostati in massa sulla televisione, la A24 è uno dei pochissimi ultimi baluardi che cura, cerca e sceglie film audaci e interessanti anche di medio budget (ma pure di budget striminziti). Di certo è l’unica che poi questi film, in molti casi, li fa fruttare, li porta ai premi e al pubblico, li rimette al centro del discorso cinematografico.
Se vi siete mai chiesti come abbiano fatto film particolari come The Witch, Locke, Under The Skin o The Lobster ad arrivare dove sono arrivati invece di perdersi nel dimenticatoio della nicchia, la risposta è: A24.

Da noi non è molto nota perché operando sul territorio americano è lì che le loro campagne si fanno notare. Tuttavia anche fuori dagli Stati Uniti è difficile non essersi accorti del loro logo che compare regolarmente davanti ai film più interessanti, inconsueti e di successo. È la casa di distribuzione che ha portato alla ribalta Spring Breakers, che ha fomentato il successo di Ex Machina, che ha avuto il coraggio di investire nella distribuzione (tra gli altri) di A Most Violent Year, Amy, The Bling Ring, Green Room, American Honey e Moonlight, con il quale ha vinto un Oscar a soli 5 anni dalla sua nascita.
Il nome nasce dall’autostrada italiana A24 che collega Roma a Teramo, è stato percorrendola che Daniel Katz, David Fenkel e John Hodges, i tre fondatori della società, hanno deciso di aprirla e quindi l’hanno chiamata così. I tre venivano da esperienze diverse nei vari settori dell’industria del cinema, rispettivamente da Big Beach, dalla Oscilloscope e da Guggenheim Partners, ma prima erano stati in società affini alla distribuzione come Focus Features. Non erano insomma estranei al cinema, eppure da subito non si sono comportati come gli altri. Già la prima scelta fatta dalla A24 non è stata convenzionale: stabilire l’ufficio a New York e non come tutti a Los Angeles.
Robert Pattinson, che ha recitato in due film distribuiti dalla A24 (The Rover, Good Time) e con loro ha avuto molto a che fare, ha detto che “sono la società da cui essere presi oggi. Non so che facciano, davvero, ma è il loro momento, capiscono bene lo spirito del tempo e se ti prendono il film davvero significa qualcosa”.

La stessa Sofia Coppola decise con un certo grado di esitazione di affidarsi ad una società nuova, attirata dal fatto che non avessero molti titoli a cui dare attenzione e speranzosa del fatto che si sarebbero impegnati. Come conseguenza della sua scelte ricevette telefonate infuriate da parte del suo solito distributore Harvey Weinstein (quando ancora aveva accesso ad un telefono) che avrebbe molto voluto il film con Emma Watson in un ruolo sessualmente provocante.
Questa è infatti una delle caratteristica dei film scelti dalla A24, se hanno delle star (cosa che non capita sempre) è in ruoli completamente diversi per la loro immagine, radicali e sorprendenti.
Cinque anni fa, quando sembrava inevitabile la discesa in un regno in cui il cinema americano fosse rigidamente diviso in indipendenti sconosciuti e grandissimi film, nessuno avrebbe potuto prevedere che una casa di distribuzione potesse fare questa differenza. Di nuovo. Invece alla A24, dove nessuno aveva meno di 42 anni all’atto di fondazione, sembra si sia creata la tempesta perfetta tra competenza nel settore business e gusto cinematografico da cinephile.

La A24 procede così però, con una mentalità da start up e i soldi che arrivano da investitori per avere un po’ di respiro in attesa delle prestazioni eccezionali dei titoli di punta. In parte infatti è stato DirecTV, il canale satellitare, a finanziarli con una partnership da 40 milioni di dollari in virtù della quale A24 acquista film che possano andare sulla loro piattaforma 30 giorni prima dell’uscita in sala. Nel 2014 poi sono arrivati altri 50 milioni dalle banche che hanno investito sulla loro capacità.
[caption id="attachment_291075" align="aligncenter" width="1000"]
La campagna Tinder di Ex Machina con il chatbot di Alicia Vikander[/caption]
Se Spring Breakers è stato il successo che li ha fatti notare immediatamente (complice la partecipazione di Selena Gomez in bikini che tende a mobilitare un certo pubblico di riferimento), Ex Machina è stata la prima grande conferma. Un film molto complicato da distribuire che loro portarono al South by Southwest dove per l’occasione costruirono un chatbot di Alicia Vikander (nel film interpreta un’intelligenza artificiale che sviluppa un rapporto sentimentale con un umano) da mettere su Tinder, per promuovere il film. La cosa era totalmente illegale e fatta senza l’approvazione della Vikander che non ne fu per niente contenta e volle cancellare l’account. Loro riuscirono a mantenerlo online per il tempo necessario (la campagna è spiegata nel dettaglio qui). E oggi è lo stesso Alex Garland, regista del film, a dire che “se Ex Machina fosse stato distribuito da un grande studio, non avrebbe mai avuto il successo che ha avuto. E non lo dico per criticare gli studios, è un dato di fatto [...] Io credo che loro, rispetto agli altri, abbiano capito che esiste un sufficiente numero di persone là fuori che vogliono vedere film che li sfidino, film audaci. E puntano a prendere quelli”.

Ma sono stati film dell’A24 anche Room, che è arrivato fino all’Oscar, Amy di Asif Kapadia (uno dei documentari di maggior incasso degli ultimi anni), The End Of Tour e Green Room (in cui Patrick Stewart fa un nazista, a proposito di star in ruoli che ne ribaltano l’immagine). Ovviamente erano loro anche clamorosi insuccessi come Trespass Against Us, Swiss Army Man, The Sea Of Trees e molti altri, non è tutto rose nel loro prato, ma ogni casa di distribuzione che si rispetti sa che dovrà fallire molto se vuole vincere clamorosamente.
Adesso, se si guarda al listino del 2017, A24 ha curato i film di cui più si è discusso e che si sono fatti notare nella stagione dei premi senza appartenere a delle major. Da The Disaster Artist a Lady Bird, da A Ghost Story (costato 100.000$ ma con Rooney Mara e Casey Affleck) a Free Fire, The Killing of A Sacred Deer e The Florida Project.
A24 è diventata una casa da circa 15 film l’anno, poco più di uno al mese, la dimensione che sembra possa garantirgli meglio agilità di movimento e possibilità di concentrarsi bene su ogni titolo.
Dove voglia andare la A24 è abbastanza chiaro, vuole diventare un brand anche noto presso il pubblico (cosa difficile per una distribuzione), garanzia di cinema di qualità altissima, di nicchia ma in grado di fare il crossover, cioè di piacere anche ad una fetta del pubblico di massa.
Per capirlo basta vedere il loro listino per il 2018, che tra gli altri mette insieme Lean On Pete di Andrew Haigh, First Reformed di Paul Schrader, How To Talk To Girls At Parties di John Cameron Mitchell (in cui Nicole Kidman con parrucca ha un ruolo assurdo per lei) e il primo film da sceneggiatore e regista di Jonah Hill intitolato Mid-90s.