Cinecittà negli ultimi due anni è tornata allo stato. Era stata acquistata e gestita da privati per 20 anni “un tempo sufficiente per poter dire che non ha funzionato” sentenzia senza pietà il ministro Franceschini, intervenuto alla conferenza nella sala Fellini per raccontare cosa è stato fatto ma soprattutto cosa c’è intenzione di fare.

Gli stabilimenti hanno vissuto un rilancio molto forte proprio in occasione del ritorno alla gestione pubblica, grazie all’aumento del tax credit che ha attirato immediatamente produzioni straniere di cinema e tv, nonché ha riportato quelle italiane a girare lì, ultima delle quali Il Nome Della Rosa, la serie che andrà sulla RAI con John Turturro e Rupert Everett. Il risultato è che già dal 2018 Cinecittà potrà finanziarsi con introiti a maggioranza privata (il 60% del totale contro il 40% messo dallo stato):

Abbiamo ripubblicizzato Cinecittà, una cosa in contrasto con la liberalizzazione e la privatizzazione, spesso anche giusta, che vediamo accadere in questi anni. Abbiamo ritenuto che in quest’ambito fosse meglio che lo stato avesse la gestione. Come primo effetto abbiamo fatto in modo, già nella legge approvata, che nello sviluppo di Cinecittà fosse coinvolta anche la RAI e sono certo capiate cosa possa voler dire avere come partner la RAI. Ma vogliamo anche attirare società come Netflix. Un buon film e una buona fiction che facciano vedere bene l’italia, possono valere più di 100 campagne pubblicitarie.

Ha poi trionfalmente concluso: “In tempo breve Cinecittà tornerà ad essere quel che è stata nel passato”.

Il progetto a lungo termine è quello di creare un polo di riferimento per l’intero comparto dell’audiovisivo all’interno di un unico complesso fisico, riunendo tutta la filiera. Per farlo serve coinvolgere Cinecittà come studi e artigianato sia analogico (quello storico, classico) che digitale (per il quale alcune strutture sono in piedi e molti investimenti sono stati già predisposti), la RAI come struttura produttiva e partner per le teche (la nuova legge cinema prevede che il servizio pubblico partecipi e lavori a Cinecittà), il Centro Sperimentale di Cinematografia per la formazione e L’Istituto Luce come braccio operativo (è di fatto la struttura pubblica che gestisce gli studios per conto dello stato) nonché memoria storico-museale.

“Stiamo lavorando per portare tutti i teatri di posa a livello degli standard internazionali” afferma Roberto Cicutto, presidente dell’Istituto Luce “ne costruiremo due ex novo, uno dei quali sarà il più alto a Cinecittà e rifaremo il Teatro 7 che fu distrutto dai bombardamenti e adesso ospiterà le piscine e le nuove tecnologie”.

Rimangono e vengono ampliate anche le attività museali già messe in piedi dalla precedente amministrazione degli studios e ora rilanciate (Dante Ferretti ripenserà gli spazi e gli allestimenti) in quello che sarà il MIAC, Museo Italiano Dell’Audiovisivo e del Cinema, posizionato nell’ex laboratorio di sviluppo e stampa e legato ad un’attività di formazione sui mestieri artigianali del cinema, una richiesta che viene dalle stesse maestranze di Cinecittà, desiderose di formare nuove generazioni.

Il totale degli investimenti per i tre anni di pianificazione, esclusa la cifra pagata per riacquisire Cinecittà, è di 37 milioni di euro: “Assieme alla legge cinema ora approvata ed effettiva abbiamo dato a produttori e distributori tutti gli strumenti possibili” ha aggiunto Nicola Borrelli, della Direzione Generale Cinema presso il Ministero “Non hanno davvero più scuse. Speriamo che il cinema italiano possa tornare ad occupare il ruolo che merita nell’industria internazionale”.

Il ministro Franceschini ha poi approfittato dell’evento per annunciare i nomi della commissione che attribuisce i contributi selettivi. Si tratta di quella parte dei fondi statali che, secondo la nuova legge, non sono automatici, cioè non vengono assegnati secondo meriti commerciali o artistici (selezione o vittoria ad un festival e premi vari), ma sono riservati a chi non può vantare uno storico, alle opere prime e seconde e agli under 35: “La legge diceva che la commissione per i contributi selettivi doveva essere formata da personalità di alto livello. Oggi ho firmato il decreto e i 5 membri sono: Paolo Mereghetti, Pupi Avati, Marina Cicogna, Enrico Magrelli e Daria Bignardi”.

Come previsto dalla legge poi ci sarà una forte apertura al mondo dei videogiochi che adesso rientra nella definizione di “audiovisivo” e quindi nelle attività di Cinecittà. Nel 2018 sarà creato il Cinecittà Game Hub, un incubatore di ricerca e sviluppo delle relazioni tra videogame e audiovisivo. Avrà sede proprio a Cinecittà su una superficie di 1.000mq e ospiterà una scuola di formazione finalizzata a corsi di tecnica superiore e avviamento professionale; uno sportello di consultazione e orientamento per le imprese del settore; uno spazio di co-working per piccole-medie imprese di settore, dove affermate imprese e giovani professionisti faranno insieme ricerca e sviluppo su start-up di videogame; un’offerta formativa dedicata alle scuole.

Tutto a gestione privata sotto la supervisione dell’Istituto Luce. Il bando è già online.

Infine partono ufficialmente ora, almeno nelle dichiarazioni del presidente del Centro Sperimentale Felice Laudadio, le preparazioni per i 100 anni di Fellini che ricorrono nel 2020: “Vogliamo reimmaginare la filmografia di Fellini restaurando filologicamente tutte le sue opere con un impegno del Luce, della Cineteca di Bologna e di quella Nazionale. Per arrivare con tutti i materiali pronti per la prima data di un anno che sarà all’insegna della celebrazione dobbiamo partire ora. Ci piacerebbe creare un evento in grado di camminare per diversi anni, che non si esaurisca con il 2020, specie per quel che riguarda la circolazione delle opere di Fellini a partire dalle scuole”.

E sul tema delle scuole Laudadio si è sentito di aggiungere anche che la diffusione delle opere di Fellini si spera possa consentire “ai giovani di smettere di guardare il cellulare tutto il tempo, magari con le serie americane dentro”.

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