All’interno di un evento ristretto organizzato da Rai Cinema per raccontare i suoi progetti futuri e presenti sono state mostrate alcune scene di Dogman, il nuovo film di Matteo Garrone che ci aspettiamo sia a Cannes (cosa sulla quale Rai Cinema ha tenuto la bocca cucita), e che era noto avesse a che fare con la storia del Canaro della Magliana, un fatto di cronaca violentissimo avvenuto a Roma negli anni ‘80.

In realtà, come già aveva lasciato intuire la prima immagine del film, non si tratta esattamente di una ricostruzione di quel fatto. Rai Cinema ha tenuto molto a specificare che Dogman non racconta la storia del Canaro, semmai si ispira a quel fatto. La differenza tra le due locuzioni sta nella libertà che Garrone (evidentemente) si è preso nel tradire, aggiungere, cambiare e modificare per far prendere al film la piega che più gli interessava invece di rappresentare quei fatti.

La storia del Canaro, come scritto, è violentissima, il film invece non sarà molto violento, è una storia ambientata negli anni ‘80, il film no, soprattutto i fatti veri hanno una serie di implicazioni molto complesse che al film non interessano minimamente e di cui non si occupa. Di cosa tratti effettivamente Dogman è ovviamente qualcosa che sapremo davvero solo quando lo vedremo (la data di uscita non c’è ancora perché dipenderà dalla presenza a Cannes, se ci stesse uscirebbe probabilmente a ridosso), ma dalle immagini visionate, cioè una specie di lungo trailer che assolutamente non è il trailer vero e definitivo del film ma qualcosa montato dalla produzione per l’occasione, sembra di poter dire che è un film sul contrasto tra la dolcezza e la violenza.

La prima scena vede il protagonista, toelettatore di cani, che cerca di pulire un cane molto feroce che ringhia legato alla catena. È una scena in cui lui, dall’apparenza indifesa e dai modi gentili, ha a che fare con un animale muscolosissimo e rabbioso ma legato. È fortissima. Il resto è stato un montaggio di scene molto dolci del protagonista con la figlia alternate a momenti duri in cui lui subisce della violenza e in cui anche Edoardo Pesce (gigantesco e intimorente) la subisce e la perpetra. L’impressione che se ne ha è di un animo gentile massacrato a ripetizione. In un momento efficacissimo il protagonista (esile e minuto) è su un pessimo motorino piccolino con dietro di sé quest’omone, tramortito o addormentato, che lo copre totalmente e gli pesa addosso come fosse una pelle di orso. Le parole evidentemente non rendono. Ma è potentissimo.

Sarebbe la cosa più sbagliata in assoluto giudicare un film da un simile montaggio, fatto proprio per piacere e accattivare (come del resto sono i trailer), tuttavia sarebbe un’omissione non dire che la qualità delle immagini e la capacità di sintesi tra sensazioni opposte (la tenerezza infinita e l’efferata brutalità dell’animo umano) siano qualcosa di meno che straordinarie. Parlando solo di questo assaggio ci si sente ampiamente autorizzati ad aspettarsi un vero grande capolavoro. Matteo Garrone non ha mai davvero affrontato in pieno la dolcezza nei suoi film, preferendogli gli abissi neri dell’animo o la perdizione sessuale. Qui una fotografia nerissima (gli interni paiono quelli di L’Imbalsamatore, gli esterni quelli di Reality) promette di esplorarli con una capacità di lavorare su paesaggi terribili e protagonisti dai volti e dalle espressioni così vitali che quasi commuovono. Più ancora dei suoi film precedenti Dogman sembra essere un’opera che parla alla pancia prima che alla testa, in cui le immagini dicono molto più (e vanno molto più alla radice dell’animo umano) di quel che le parole possono esprimere.

Per gli appassionati di cronaca è possibile dire che Edoardo Pesce (l’omone che più volte si vede essere violento con il protagonista) ad un certo punto è inquadrato molto brevemente mentre si dimena, sanguinante in volto, dentro una gabbia per cani molto stretta. Di certo, vale la pena ripeterlo una volta di più, nonostante abbiamo visto un po’ di violenza, il film non è un film particolarmente violento, da cui possiamo immaginare che quantunque gli esiti fossero quelli della storia del Canaro, questi comunque non ci sarebbero mostrati.
La cosa più incredibile è che avendo visto quel minuto o poco più di immagini non se ne sente la mancanza, tanti sono gli stimoli, tante sono le possibilità che Garrone sembra aver aperto e visto in quella storia.

Questa la sinossi ufficiale:

In una periferia sospesa tra metropoli e natura selvaggia, dove l’unica legge sembra essere quella del più forte, Marcello è un uomo piccolo e mite che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toelattura per cani, “Dogman”, l’amore per la figlia Sofia, e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino, un ex pugile che terrorizza l’intero quartiere. Dopo l’ennesima sopraffazione, deciso a riaffermare la propria dignità, Marcello immaginerà una vendetta dall’esito inaspettato.
Dogman è un film che si ispira liberamente ad un fatto di cronaca nera successo trent’anni fa ma che non vuole in nessun modo ricostruire i fatti come si dice che siano avvenuti.