Abbiamo avuto la possibilità di vedere alcune scene di Alita – L’Angelo della Battaglia in anteprima grazie alla 20th Century Fox. Sono scene che qualcosa spoilerano anche se non molto, ampliano tutti momenti che si vedono già nel trailer, e servono a far capire meglio che tipo di film sia.

Di certo, lo ripetiamo per l’ennesima volta, qualsiasi valutazione da scene separate non ha niente a che vedere con una possibile valutazione sul film. Non è cioè possibile capire come sarà un film da un pugno di scene slegate tra loro. Anzi, spesso queste possono anche ingannare.

Il primo trailer di Alita ha lasciato intuire un film che gioca con elementi di Pinocchio, di Avatar e di Edward Mani di Forbice. Del primo sembra avere lo spunto e il rapporto con un padre putativo (Christoph Waltz), del secondo sembra avere il gusto per i personaggi in performance capture e la ricostruzione coloratissima di mondi di fantasia, del terzo pare avere il gusto gotico del disturbante. Se poi aggiungiamo che nel finale il trailer sembra quasi spoilerare una scena simile a quella molto famosa che chiude A Ghost In The Shell, entra nel mix anche l’anime giapponese com’è giusto che sia vista la provenienza di Alita (un manga).

La vera domanda però è come si possa comportare Robert Rodriguez, un regista che ha sempre diretto progetti da lui scelti e prodotti (spesso pure scritti) e che stavolta invece si trova sotto la cupola di James Cameron. Di certo ciò che emerge dalle cinque scene è che la materia trattata è nelle sue corde. L’azione, la coolness, un po’ d’exploitation per ragazzi e l’esigenza di manipolare bene le regole base dei generi.

SCENA 1

È la scena in cui Alita si “sveglia”. Un costruttore, che nel futuro in cui si svolge il film è una specie di medico che “cura” gli uomini ormai tutti ibridati con parti meccaniche (medico buonissimo ovviamente), ha trovato la sua testa con un cervello umano intatto, le ha costruito un corpo e l’ha messa in funzione. Ora Alita apre gli occhi non ricordando niente del suo passato e deve reimparare ad usare questo nuovo corpo.

Sarà materia per discussioni future (una volta visto il film) ma di nuovo un film prodotto da Cameron che propone una tecnologia avanzata sembra mettere in scena nel film il processo stesso dello sperimentare questa tecnologia. Alita si sveglia e prende confidenza con un nuovo corpo, stupendosi di quel che vede. Similmente il film sperimenta e prende la mano (o meglio la fa prendere al pubblico) con un nuovo corpo, digitale e fotorealistico molto di più di Avatar, che l’attrice Rosa Salazar muove.

Il design del corpo di Alita mescola futuro e passato, ha degli intarsi ben visibili come fosse un prodotto di fine artigianato e in questa scena di “risveglio” il senso molto intimo e antico è enfatizzato dall’uso di luci trasversarli che picchiano su un lato del volto dei protagonisti o arrivano da dietro creando un’aura intorno a loro. È una soluzione che imita il lavoro fatto da Steven Spielberg in A.I. (il quale modificava e mutuava idee sulla luce che proviene dal set di Kubrick) e che porta avanti la visione del futuro favolistico.

SCENA 2

Nella seconda scena Alita esce di casa, si muove nelle strade della grande metropoli a metà tra un quartiere malfamato del futuro, pieno di rifiuti, e una cittadina messicana, molto solare, piena di bancarelle, colori e vita. Una chitarra messicana in sottofondo aumenta l’idea di essere in un luogo per l’appunto popolare di brave persone. Qui capiamo con una bella trovata che tipo di ordine esista in questa città quando per strada passa un gigantesco robot meccanico simile a quelli più grossi di Horizon Zero Dawn o a quello del finale di Ghost In The Shell. Questo robot sorveglia e minaccia, rischia di schiacciare indifesi animaletti e Alita stessa, che gli sfugge con un gesto atletico che stupisce tutti, lei inclusa.

È qui introdotta anche la linea romantica, vediamo infatti un ragazzo sveglio e di buon cuore che popola le strade, conosce tutti e ha il fare smargiasso da cittadina. Si vede in questa scena come sia ben realizzato il personaggio di Alita, la recitazione è indistinguibile da quella umana, raffinata e sottile. Non è solo un trionfo tecnico ma anche uno umano, nella maniera in cui Rosa Salazar riesce a lavorare con la tecnologia per raggiungere un risultato perfetto.

Se c’è una cosa che tradisce questa scena è un certo semplicismo favolistico, in linea con il principio di Pinocchio e di Edward Mani di Forbice e molto calcato sullo scontro manicheo della grande tenerezza con la grande cattiveria.

SCENA 3

La terza scena entra nel vivo dell’azione, si svolge in un vicolo notturno e ha un feeling anni ‘90. Christoph Waltz vestito con un impermeabile nero e cappello anni ‘40 si muove furtivo mentre Alita lo segue di nascosto. Si capisce che vuole colpire qualcuno, Alita non sa che pensare ma scoprirà che in realtà chi voleva colpire sono i cattivi e che questa è forse la sua attività di “giustiziere notturno”, non abilissimo ma efficace. Entrerà in difficoltà, costringendo Alita ad aiutarlo e di fatto facendole scoprire di avere una testa e delle capacità atletiche e marziali che non conosceva. È un robot da combattimento, una macchina da arti marziali e violenza che non teme rivali.

Si nota subito in questa grande scena d’azione con molte botte e molti nemici che nonostante la violenza non manchi non c’è mai efferatezza, non c’è sangue e non c’è la conseguenza del colpo. È la medesima violenza dei film di supereroi.
Quello che semmai inquieta sono i nemici disumani, metà organici e metà metallici. Sono disegnati con un gusto gotico per apparire vicini a noi ma non davvero, composti da lame, dalle proporzioni sbagliate. È il gelido dell’acciaio unito alla carne che forma la medesima dialettica che c’è tra il solare di giorno e la terribile realtà notturna.

Tuttavia ciò che emerge di più in questa breve sequenza è Christoph Waltz in un ruolo da buono. Buonissimo. Non l’avevamo forse mai visto in una parte così radicalmente positiva e dolce. Ed è bravissimo. È un po’ ridondante, forse superfluo dirlo, perché lo sappiamo già, ma questa maschera diversa dal solito ne rispolvera le doti e tirandolo fuori dai soliti personaggi ci ricorda perché inizialmente tutti ci eravamo innamorati di questo fenomenale attore, come la sua dote principale sia interpretare quello che interpretano gli altri, le medesime sensazioni o le medesime scene, in modi completamente diversi e originali.

SCENA 4

Come si vede nel trailer Alita a un certo punto si avventurerà nelle foreste con altri ragazzi (incluso quello incontrato in città), là dove c’è un artefatto da un’altra era. Il film infatti si svolge in un futuro remoto, in cui è accaduto qualcosa che ha decimato la popolazione terrestre e i sopravvissuti si sono riuniti tutti in un’unica megalopoli. Quest’artefatto viene per l’appunto da prima della catastrofe ed è un’astronave arenata in un lago, un po’ sopra e po’ sott’acqua. Alita si butta in acqua consapevole di non aver bisogno di respirare (ma a quanto pare gli altri con lei non lo sanno, evidentemente la credono più che altro umana) ed entra dentro, attratta da qualcosa di ancestrale. Troverà un corpo nuovo e più potente (quello che si vede nel trailer) da cui è evidentemente attratta come da un magnete e che è chiaro venire da dove viene anche lei.

Anche qui la sensazione è che la fotografia cerchi molto i toni anni ‘90, ad esempio con le inquadrature sbilenche. Lo sbigottimento che usa bene i grandi occhi sbarrati di Alita è la cifra con cui viene portata avanti tutta la scena che mescola di nuovo grande sole, colori e natura lussureggiante ad una promessa più inquietante, di guerra e violenza metallica.

SCENA 5

L’ultima scena è un confronto tra Alita, con il nuovo corpo, e uno degli umani/robot malvagi già visto nel vicolo. È lei che è andata nei bassifondi per trovarlo e saldare il conto, è un momento di pura azione in cui impiega il nuovo corpo per mettere a posto non si sa bene cosa, cioè non è chiaro quali dettagli di trama la spingano a tutto questo.

C’è un ottimo lavoro di coreografia fatto da Rodriguez. La scena è rapida, un confronto tra Alita, minuta, e il gigante mezzo robotico tra i rifiuti metallici, evidentemente è pura animazione, non c’è possibile performance capture se non per qualche espressione. È un momento di puro cartone animato in cui la computer grafica è quasi al 100% della scena. Forse anche per questo qui è molto forte il tono da anime, quella commistione efficace tra la leggerezza e i colori di un cartone animato e l’inquietante aleggiare di un senso di minaccia e mistero, la disperazione che batte sotto un tessuto coloratissimo

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