Libro

“Eccolo!” disse Michael, e indicò all’improvviso una figura che bussava con forza al cancello. Jane scrutò nel buio crescente. “Non è papà” disse: “È qualcun altro”.
Poi la figura, sballottata e piegata dal vento, aprì il chiavistello, e i bambini riuscirono a vedere che si trattava di una donna, che con una mano si teneva fermo il cappello e con l’altra portava una borsa. Mentre la osservavano, Jane e Michael assistettero a una cosa curiosa. Non appena la figura oltrepassò il cancello, il vento parve sollevarla e condurla verso casa. Era come se l’avesse dapprima sospinta fino al cancello, avesse aspettato che lei l’aprisse, e poi l’avesse alzata e trasportata, con borsa e tutto, alla porta di casa. I bambini sentirono un botto terribile, e quando la donna atterrò la casa intera si scosse.
(Mary Poppins, P.L. Travers, Bur Ragazzi, 2018, traduzione Marta Barone)

Film

Quando Jane vede per prima alla finestra, in compagnia del fratello minore Michael, l’arrivo di Mary Poppins a Viale Dei Ciliegi n.17 è tutta un’altra storia rispetto alle parole edite nel 1936 riportate sopra nella nuova edizione Bur di quest’anno. È un volo planare, per citare la Loredana Bertè di Non Sono Una Signora, placido e rilassato che dal cielo la porta giù verso il campanello con la celeberrima posa rigida coi piedi a papera di Charlot, l’ombrello chiacchierone come paracadute stretto nella mano destra, la borsa magica senza fondo alla Newt Scamander tenuta con la mano sinistra, sciarpa di diverse gradazioni di rosa comodamente intrecciata al collo e cappellino con le margherite compostamente stabile sulla sua testa. Le altre “nanny” in fila al civico per il posto di babysitter in casa Banks appena lasciato libero ad inizio film da Elsa Lanchester (ex moglie di Frankenstein nel sequel all’horror di Whale del 1931) vengono trascinate via senza pietà. Mary Poppins viene letteralmente condotta dal Vento Dell’Est verso la dimora. Nel libro della Travers è una figura 1) inizialmente scambiabile, a livello percettivo, col padre severo 2) che non arriva dal cielo ma dalla strada 3) rumorosa e pesante nel suo raggiungimento del portone. Per Walt Disney nel 1964 l’atterraggio di Julie Andrews è super, calibrato e spiritoso. Come tutto il resto della pellicola.

Differenze

I pinguini camerieri e le tante canzoni della versione Disney non sono dunque le uniche differenze tra l’idea della Travers e quella del genio dell’animazione circa la storia di quella che sarebbe diventata, grazie al talento della sua creatrice su carta e all’abilità del suo adattatore su grande schermo, la babysitter più famosa del mondo. Disney immagina un film a struttura orizzontale ed episodico che non è troppo diverso dal libro anche se ha bisogno di una chiusa di senso forte a differenza dell’opera letteraria. Colloca Mary sulle nuvole (un’inquadratura iniziale molto importante) per farci capire subito in chiave mitopoietica che questa creatura pagana abita in cielo e ogni tanto scende quando spira il Vento Dell’Est. L’eclettico Bert, che nel libro viene presentato come un fiammiferaio di nome Herbert Alfred (ma si chiama così solo la domenica), è promosso su grande schermo a complice di fantasiose avventure insieme a Mary e i piccoli Jane e Michael Banks. Usiamo il plurale (avventure) perché a differenza del libro, dove la sua presenza è minima, nella pellicola sembra quasi che sia l’interesse sentimentale di Mary, associazione mentale che la Travers odiava anche più dei momenti musical e dei pinguini camerieri. Bert potrebbe essere una creatura parimenti sovrannaturale come Mary (effettivamente la sua capacità di essere contemporaneamente pittore da strada, saltimbanco e spazzacamino… è piuttosto sospetta). Chi è costui? È per caso un suo collega magico incaricato di fare da basista a terra? È un ex bambino che la incontrò da piccolo e ancora se la ricorda? È solo un amico? Mary Poppins, film e personaggio, non ce lo spiegano (Mary non spiega mai niente e lo rivendica con forza come facevano i surrealisti) e questo non fa altro che aumentare il fascino di questo capolavoro del 1964 anche grazie alla bellezza e sintonia che Julie Andrews e Dick Van Dyke mostrano dalla prima all’ultima inquadratura.

Saving Mr. Banks

Perché ancora oggi il film è così convincente? Perché il suo senso profondo arriva alla fine grazie alla rilassata sceneggiatura orizzontale. Il papà rivendica il ruolo di “king” nella società edoardiana del 1910 e non vuole avere tempo per i suoi bambini. La madre (personaggio interessantissimo) è in chiara contestazione del suo ruolo subordinato in famiglia ma, come se fosse affetta da un singolare esaurimento nervoso risolto in chiave di disperato buon umore, sorride sempre, pare fare costantemente il tifo per il marito nonostante sia pronta in qualsiasi momento a lasciare la magione per andare a dare manforte al movimento politico delle suffragette che in quel momento a Londra sta effettuando manifestazioni e proteste civiche affinché alla donna vengano riconosciuti più diritti. Come dire: in famiglia la Signora Banks non può ancora contestare tutta quella prosopopea maschile del marito “king” ma fuori da Viale Dei Ciliegi n.17 anche la passiva mogliettina può essere una rivoluzionaria e contestatrice attiva dello status quo. Chi ci rimette di fronte a questa lampante crisi tra mamma e papà? Ma Jane e Michael, ovviamente, che infatti partiranno con Mary e Bert (nuova coppia alternativa ai loro occhi con donna super e uomo fan sfegatato dei superpoteri di lei) verso affascinanti avventure e scampagnate nel parco, a casa di Zio Albert, sui tetti con scalmanati spazzacamini ballerini ed esaltando il ruolo sociale di una mendicante che dà da mangiare ai piccioni come ideologia opposta alla spietata rapacità meschina delle banche incarnata dal mestiere di papà.

Conclusioni

C’è dunque addirittura qualcosa di più oltre alle musiche celestiali degli Sherman Brothers, la gentile potenza di Julie Andrews, l’irresistibile simpatia di Dick Van Dike e le gradevoli interazioni tra live action e animazione in 2d anni prima di Chi Ha Incastrato Roger Rabbit (1988). Il film diretto da Stevenson è magnifico, come spesso capita nel rapporto tra cinema e letteratura, proprio perché ha il coraggio di cercare di adattare con forza e personalità le parole di Travers all’idea di cinema che ha in testa in quegli anni Walt Disney. Il risultato è cinque Oscar vinti su tredici nomination, ottimi incassi, critica in visibilio, la nascita di una star (Julie Andrews), la glorificazione del talento cabarettistico della scuola americana di Dick Van Dyke e un affetto mondiale per il film ancora oggi ben presente in tante generazioni. Ecco perché la missione di Rob Marshall & Co. con Il Ritorno Di Mary Poppins era già così difficile sulla carta.

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